Asia Centrale post sovietica: tra le prime vittime di Cina e Russia

1 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – La crisi russa e il crollo dei prezzi del petrolio travolge i paesi dell’Asia Centrale post-sovietica. Una prospettiva già messa in conto dagli esperti, ma che ora sta diventando sempre più seria. Ad essere colpiti sono soprattutto Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, e Uzbekistan.

L’ultimo segnale che le cose si stanno deteriorando è arrivato dalla recente decisione del Kazakistan di svalutare la moneta. Una mossa che, gli osservatori vedono come la conferma che la situazione economica dell’area è sempre più compromessa.

A complicare la situazione, ci ha pensato la recente crisi cinese, un attore sempre più importante per l’economia dell’Asia centrale. Nell’ultimo anno, Pechino ha stanziato investimenti che sono serviti a costruire la rete di gasdotti e progetti infrastrutturali, a partire dalle ferrovie con l’obiettivo tra l’altro di stabilizzare una regione, che vuole tenere sotto stretta osservazione, anche a causa dell’instabilità dell provincia del Xinjiang, dov’è latente la rivolta degli uiguri, minoranza musulmana turcofona.

A questo proposito Luca Anceschi, professore di studi dell’Asia centrale presso l’Università di Glasgow, in occasione di una conferenza recente ha così riassunto la situazione : “Penso che quello attuale sia probabilmente il peggiore scenario possibile per l’Asia centrale. Dopo la crisi del rublo dello scorso anno, a complicare la situazione ci ha pensato la crisi della Cina e dei grandi produttori di materie prime”.

Un altro aspetto della questione è che il crollo del rublo sta pesando sulle rimesse degli emigrati che coprono, per il Kirghizistan, un terzo del Pil e, per il Tagikistan, quasi la metà.

Per questo motivo, c’è chi paventa il rischio di un’ondata di ritorno di lavoratori dalla Russia: qualcosa come un quarto degli emigrati potrebbero rientrare nei paesi, producendo una massa ulteriore di disperati che potrebbero diventare terreno fertile per chi cerca destabilizzazione o cerca uomini da impegnare nelle attività jihadiste. (mt)