Arriva busta arancione con calcolo pensione. Ecco come funziona

26 Aprile 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Debutta oggi dopo mesi di indiscrezioni e annunci la famosa busta arancione dell’Inps, la lettera spedita a casa di 7 milioni di lavoratori che conterrà una simulazione della pensione, con l’età a cui si avrà diritto al meritato riposo e l’importo dell’assegno previdenziale.

Ma quanto c’è di vero nella simulazione della pensione contenuta nella busta arancione tanto voluta dal presidente Inps, Tito Boeri? La prospettiva previdenziale futura che ipotizza l’Istituto nazionale è molto rosea ed ottimistica perché si basa da una parte sulla continuità contributiva e dall’altra sull’ipotesi che il Pil e la retribuzione annua crescano dell’1,5%.

Ma quanto prenderà davvero di pensione chi oggi ha 30, 40 e 50 anni? A fare due conti alla mano è Il Corriere della Sera che si affida a Progetica, società indipendente di consulenza in pianificazione finanziaria e previdenziale, che ha simulato la pensione futura mostrando scenari  “diversi e decisamente meno confortanti qualora il futuro riservi una crescita economica piatta e quindi spegnere uno dei motori di crescita degli assegni pubblici”.

“L’invio della busta arancione cartacea a 7 delle 12 milioni di persone che non sono in possesso del Pin rappresenta un ulteriore passo in avanti sul piano dell’informazione in materia previdenziale, che va ad aggiungersi alle 9 milioni di persone che già hanno usato la versione web del simulatore Inps. Ma le informazioni che vengono fornite di default, sia nella versione cartacea che in quella web, presentano tre importanti punti di attenzione. In primo luogo, si basano su ipotesi ottimistiche sul futuro economico dell’Italia, che rischiano di sovrastimare la futura pensione; inoltre ipotizzano una vita lavorativa continua ed in crescita, senza buchi contributivi; cosa che nell’attuale scenario del mondo del lavoro è sempre più rara. Infine forniscono una proiezione della rendita lorda e non al netto delle tasse”.

Il primo esempio che viene analizzato è quello del giovane trentenne che oggi guadagna all’incira 1000 euro al mese. Secondo l’Inps andrà in pensione di vecchiaia nel 2056 con un vitalizio di 1.749 euro lordi, il 75% di una retribuzione finale che al netto delle tasse sarà di 1443 euro. Assumendo “ipotesi più realistiche sull’andamento del Pil”, l’assegno sarà pari a 1.217 euro lordi, il 95% di una retribuzione finale decisamente più bassa, al netto delle tasse 1.029 euro, cioè 400 euro in meno rispetto alle proiezioni Inps.

Così il quarantenne con un reddito di duemila euro netti al mese andrà in pensione di vecchiaia nel 2045 e secondo la busta arancione dell’Inps otterrà un assegno previdenziale di 3326 euro mensili. Secondo i calcoli meno rosei, l’assegno vero sarà di 2640 euro, al netto delle tasse di arriva a 1.970 euro.

“Oltre undici milioni di lavoratori (quasi uno su due) avranno quindi una proiezione ottimistica di quella che sarà la futura pensione. Quali consigli si possono dare ai lavoratori? «Per chi consulta via web vanno verificati due punti — risponde Carbone — cioè che la storia contributiva registrata sia corrispondente a quella effettiva, e che la stima della pensione sia fatta in base a parametri prudenziali per la crescita del Pil, inserendo un tasso annuo dell’1% anziché dell’1,5%, e della carriera, considerando una retribuzione che non aumenta nel corso degli anni»”.