Armi e bombe dalla Sardegna alla guerra in Yemen

19 Novembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Armi e bombe fabbricate in Italia vengono spedite in aereo da Cagliari all’Arabia Saudita, che se poi se ne serve per i propri scopi bellici nella guerra in Yemen. È stato un deputato sardo a denunciare il fatto su Facebook.

Per ragioni economiche l’Italia non può permettersi di smettere da un giorno all’altro di fare affari con i sauditi, ma come minimo si potrebbero rivedere certi accordi e commesse sapendo che l’Arabia Saudita, attraverso donazioni di singoli ma non solo, è da sempre tra i finanziatori dell’ISIS in Siria.

Mauro Pili di Unidos ha testimaniato che le forniture degli esplosivi “Made in Ital” sono destinate ai saduiti, che sono poi i principali clienti del settore della Difesa italiano. Gli ordigni in questione sono fabbricati da RWM Italia di Domusnovas, nel Sulcis. La società italiana coinvolta si è difesa facendo sapere che le esportazioni sono “nel rispetto della legge”.

L’ultimo carico, diretto alla base saudita di Taif, era partito in volo da Cagliari il 29 ottobre, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano.

“La richiesta di autorizzazione giunta all’Enac riguarda anche questa volta un cargo 747 della compagnia azera Silk Ways, con la stessa destinazione”, ha denunciato Pili parlando con Il Fatto, spiegando che “la scelta di fare tutto di notte è data dall’esigenza di non dare nell’occhio”.

“So per certo che questa nuova consegna, inizialmente prevista via mare a bordo della portacontainer Jolly Cobalto attesa al porto Sant’Antioco, è stata velocizzata per l’urgenza di rifornimento del committente saudita”.

Da mesi a suon di bombe i sauditi stanno aiutando il governo yemenita a guida sunnita nella lotta contro i ribelli sciiti, senza risparmiare i civili, danni collaterali di un conflitto estremamente sanguinoso. Il numero uno dell’Onu, Bank Ki Moon ha denunciato il bombardamento di un ospedale di Medici Senza Frontiere per mano dei sauditi. Quello di Saada è il trentanovesimo centro medico colpito dall’inizio dei raid.

Fonte: Il Fatto Quotidiano