Argentina: pesos carta straccia, caccia disperata ai dollari

16 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) – Non si smorzano i timori su un ennesimo nuovo incubo default in Argentina. L’ultima volta è successo alla fine del 2001. Buenos Aires non riuscì a ripagare gli interessi sul debito pubblico e non ebbe scampo. Quest’anno, se le stime degli analisti si riveleranno corrette, per la prima volta da allora il bilancio si chiuderà di nuovo con il primo deficit primario: ovvero, le spese dello Stato supereranno le entrate, senza tener conto poi delle spese per gli interessi sul debito. E’ la fine?

Di fronte a questa ipotesi la “presidenta” Cristina Kirchner e il suo governo hanno stabilito che nessuno potrà più convertire pesos in dollari. Una misura estrema, denunciano gli economisti. Acquistare dollari è stato fino all’anno scorso uno delle poche soluzioni che avevano gli argentini a disposizione per proteggersi dall’inflazione.

Adesso che il pesos ha perso valore, nel Paese la situazione sta degenerando: si stanno facendo largo le “cuevas”, ossia bische clandestine dove chiunque può cambiare pesos in biglietti verdi, anche se a caro prezzo segnala Wall Street Journal.

Diversi commercianti che hanno piccole botteghe a Buenos Aires non esitano a spiegare al quotidiano americano che gli argentini che hanno oggi dollari possono acquistare il 60% di prodotti in più, in gran parte dei casi si tratta di merce di prima necessità, rispetto alle famiglie che hanno solo pesos. Convertire a tutti costi e con ogni mezzo la loro valuta in dollari significa quindi nonostante tutto riuscire a risparmiare almeno il 40% delle spese come l’elettricità.

Come se questo non fosse già abbastanza, il governo argentino ha anche deciso di aumentare le commissioni sulle carte di credito portandole al 20% dal 15% il mese scorso per scoraggiare le transazioni. Ma gli argentini sono un popolo che non si arrende facilmente. Hanno preso di mira i bancomat di Uruguay e Cile per prelevare denaro contante americano.

Poco importa se la Banca centrale argentina è diventata ormai una succursale della Kirchner e per cercare di sostenere l’economia sta continuando a stampare moneta.

Questa politica monetaria sarà un boomerang, denunciano ancora gli economisti. Kirchner si rifiuta di parlare di inflazione. E con le minacce cerca di mettere a tacere la comunità di analisti finanziari che mettendo in dubbio i dati ufficiali.

Secondo l’INDEC (cioè l’ISTAT argentina) l’inflazione è intorno al 9%. Secondo alcuni ricercatori indipendenti è invece oltre il 25%. Ma basta farsi un giro al supermercato per capire che aria tira. Un kilo di prosciutto crudo veniva venduto per poco più di 29 pesos a marzo 2008. Adesso lo stesso kilo di prosciutto crudo costa 87 pesos al chilo.