Argentina: la rabbia degli italiani contro Kirchner

6 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Gli italiani d’Argentina difendono a denti stretti il loro Cristoforo Colombo. Sta assumendo davvero i colori di “una guerra dei due mondi” la vicenda della statua dedicata al grande navigatore genovese, donata circa un secolo fa a Buenos Aires dai nostri emigranti, in occasione del primo centenario dall’indipendenza dall’Argentina come segno di gratitudine per la generosità di questa terra nell’averli accolti, e oggi sotto minaccia di essere rimossa.

Persino il nostro ambasciatore Guido La Tella chiede adesso di poter parlare di persona con la presidente Kirchner perché torni sui suoi passi. Ma finora il segretario di Cristina, l’avvocato Oscar Parrilli, non ha dato nessun via libera all’incontro. Nessuna risposta è stata data neanche alle varie associazioni e Comites italiani che da giorni protestano.

Il “casus belli“, in cui gli italiani sono stati loro malgrado chiamati in causa, è appunto un semplice monumento sul quale però si giocano asti e rancori di Cristina nei confronti del sindaco della capitale Mauricio Macri, del centrodestra.

Come già aveva fatto il presidente venezuelano Hugo Chávez qualche anno fa, quando aveva ordinato di distruggere un altro monumento a Colombo definito “il genocida” per sostituirlo con uno dell’eroe Bolívar, anche la presidenta sembra essere decisa a seguire le sue orme. Cristina ha infatti dato mandato qualche giorno fa di rimuovere la statua di Colombo posizionata nell’omonima piazza per trasferirla a Mar de Plata, su una spiaggiona che potrebbe fare il paio con le nostre Rimini o Cesanatico e dove peraltro una statua del navigatore genovese c’è già.

Il posto del monumento dedicato all’eroe che scoprì le Americhe sarà preso da un altro, raffigurante la patriota boliviana Juana Azurduy de Padilla, figlia di uno spagnolo che, tra l’altro, senza Colombo in Bolivia non avrebbe mai messo piede. Una statua questa, del valore di un milione di dollari, donata agli argentini dal governo di Evo Morales.

Finora il tentativo di rimozione della statua – 38 tonnellate di finissimo marmo di Carrara per 6 metri di altezza scolpite da Arnaldo Zocchi nel 1921 – è andato fallito; nonostante le due gru pronte a realizzare l’impegnativo trasloco, l’operazione è stata fermata, non senza qualche spintone, dagli agenti della polizia municipale, secondo i quali la statua di Colombo appartiene al comune di Buenos Aires, e può essere spostata solo in applicazione di una norma varata dal Parlamento della capitale.

La Casa Rosada si è trincerata dietro un lungo comunicato a firma di Oscar Parrilli nel quale, citando la Direzione Nazionale di Architettura, si giustifica l’operazione con un “rischio strutturale sofferto dal monumento”, che ” non permette di garantire la sua stabilità”. Insomma, il dibattito continua, con commenti che spesso rasentano il tragicomico, e ha ormai superato persino i confini dell’Argentina.

Da un lato i bolivariani che “odiano” Cristoforo Colombo come simbolo della sottomissione degli indios e della “conquista” spagnola, dall’altra gli anti-bolivariani che rivendicano le radici europee della loro storia e accusano il governo argentino di sterminare invece gli ultimi indios rimasti nel Chaco, i Qom/Toba. In mezzo gli italiani, chiamati stavolta a salvaguardare un’opera dal grande valore simbolico.

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