ARGENTINA: INDEGNA LA PROPOSTA, VADANO AL DIAVOLO

2 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

La proposta di ristrutturazione del debito argentino comporta sostanzialmente una perdita reale del 70% del capitale. E quindi il governo Argentino non si merita altro che essere citato in giudizio in tutti i tribunali possibili e immaginabili. Lo fa capire Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio, il quale sostiene che, nonostante cio’ che “dicano i vari comitati degli obbligazionisti piu’ o meno rappresentativi, la situazione in Argentina non permette di avere rimborsi molto piu’ alti” del 30%. Ci potra’ essere un ulteriore ritocco, ma la situazione non potra’ migliorare di molto.

L’Argentina ha venduto quasi tutti i suoi immobili che possono avere un reale valore sul mercato, cosi’ come le aziende. I “gioielli di famiglia” ormai non ci sono piu’ e l’unico impegno serio che potrebbe prendere l’Argentina e’ relativo allo sviluppo futuro.

In base all’esperienza che l’Aduc si e’ fatta attraverso le centinaia di investitori che si sono rivolti all’associazione, nella maggior parte dei casi le responsabilita’ principali sono degli intermediari finanziari (Banche e SIM) che hanno venduto questi titoli in conflitto di interessi e senza rispettare gli obblighi informativi ne’ il principio di adeguatezza dell’investimento.

Per questo l’Aduc offre un servizio gratuito per fornire un parere legale su come avviare un’azione giudiziaria contro l’intermediario che ha negoziato i titoli.

Chi desidera, puo’ aprofittare di questo articolo di Wall Street Italia inviando direttamente all’Aduc tutta la documentazione seguendo le istruzioni su questo indirizzo.

Negli Stati Uniti sono pendenti circa 250 cause contro il Governo dell’Argentina. Il sistema americano infatti, a differenza di quello italiano, riconosce e tutela il principio del “precedente vincolante”; quando un giudice – com’e’ gia’ successo in tema di obbligazioni della Repubblica Argentina – si e’ pronunciato su una fattispecie, gli altri giudici non possono discostarsi dalla decisione gia’ presa in precedenza, se non in limitatissime ipotesi.

Ad oggi il Tribunale di New York ha gia’ sancito la legittimita’ della domanda, ed addirittura ha stabilito che per il futuro le domande dei risparmiatori possano essere trattate con la procedura del summary judgement (per certi versi assimilabile al decreto ingiuntivo italiano), dato che la questione giuridica – sostanzialmente identica per tutti i risparmiatori coinvolti – non merita ulteriori approfondimenti in diritto, basandosi sul fatto che alcuni giudici si sono gia’ pronunciati a favore degli investitori.

L’esame della domanda giudiziale coinvolge quindi i soli aspetti di fatto della posizione di ciascun creditore (titolarita’ dei bond, giurisdizione, condizioni di emissione, ecc.).
Purtroppo questa via e’ possibile solo per un numero limitato di emissioni. L’elenco completo dei codici ISIN per i quali e’ percorribile si puo’ trovare a questo indirizzo insieme ad informazioni dettagliate su come fare per adire le vie legali direttamente dagli Stati Uniti.