Argentina “distruttiva per mercato del debito”

21 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Se la sentenza che obbliga il Governo Kirchner a ripagare i grandi fondi avvoltoi americani viene confermata a rischiare non sarà l’economia di Buenos Aires, ma il mercato del debito mondiale.

La sentenza crea infatti un precedente e “renderebbe il debito non ristrutturabile”. Lo ha dichiarato a Wall Street Italia, Ugo Panizza, professore di Economia Internazionale al Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra, in Svizzera, sottolineando che anche se c’e’ sempre l’ipotesi delle clausole di azione collettive (CAC), in cui il 15% di minoranza dei creditori si deve adattare ai voleri della maggioranza, questo deve valere per tutti i tipi di bond. E in Argentina di tipi di obbligazioni ce ne sono 80.

A questo proposito Panizza è autore, insieme ad alcuni colleghi, alcuni dei quali di origine argentina, di una serie di pubblicazioni in cui viene enunciata l’idea della creazione di un tribunale fallimentare. Si tratterebbe di fondare una nuova isitutuzione con un segretariato tecnico con la capacità di valutare il debito e con la possibuilità di nominare dei giudici.

L’altro modo più facile per affrontare casi come quello dei Tango Bond, senza richiedere la creazione di una nuova istituzione, sarebbe una forma di arbitrato tra stati. “Si crea una specie di tribunale in cui il paese nomina un arbitro, i paesi creditori pure, e sia paesi che creditori che debitore potrebbero concordare un terzo tribunale”, ha spiegato Panizza nell’intervista.

Casi Grecia e Argentina del passato

“Mettiamo che un paese abbia un debito di 100 e capacita’ di pagare di 70. Sarebbe meglio tagliare il debito”, (come nel caso della Grecia). “Fa stare meglio tutti ma c’e’ il problema dell’overhang. Se il debito e’ di molti creditori, ogni creditore individuale ha un incentivo a stare fuori e aspettare (quello che sta accadendo in Argentina con i grandi fondi americani)”.

Quando c’è un tribunale privato questo invece non succede, perché la riduzione viene distribuita. L’esistenza avrebbe facilato molto la risoluzione del debito, l’incubo invece va avanti.

Argentina oggi, cosa rischia

“Hanno truccato i dati dell’inflazione, stanno facendo cose pazze”, dice l’economista citando il caso di un amico che voleva importare soia, ma che non ha potuto perché la banca là non esporta. Sono problemi economici di base, legati al fatto che “questo Governo ha politiche economiche che non hanno molto senso”.

L’Argentina ha poi l’annoso problema del debito. Nel 2007 ha ristrutturato il debito, piu’ dell’80% dei debitori hanno accettato di scambiare il debito in default con uno sconto del 70%. Alcuni creditori, legati all’hedge fund avvoltoio Elliot Associates, sono riusciti a ottenere da un giudice di New York che l’Argentina ripaghi il debito.

La banca depositaria gestita a New York non può più gestire i pagamenti, anche se Buenos Aires vuole pagare, se la sentenza rimane, (c’è in corso l’appello alla Corte Suprema) non può, perché “la banca americana non andrà mai in violazione”. Ciò “rende il paese che non può pagare ostaggio dei creditori“.

È la fine che farebbe l’Argentina, alla mercè di questi fondi avvoltoi. Quello che farà con ogni probabilità sarà invece “smettere di pagare le obbligazioni emesse a New York”. I politici, poi, non vogliono pagare direttamente i fondi avvoltoi “per motivi di principio. Se vogliono però continuare a pagare gli altri creditori possono”.

Per farlo devono proporre uno scambio delle obbligazioni di New York con bond emessi a Buenos Aires in dollari. Visto che non esiste un accordo di questo tipo, la conferma della Corte Suprema della sentenza del tribunale di New York sarebbe una evento shock, “distruttivo per il mercato del debito mondiale, ma non per il mercato argentino specifico”. Perché crea un precedente e rende il debito non ristrutturabile.

Ultimamente le cose stanno cambiando nel mercato del debito, perché c’è la possibilità di fare ricorso alle clausole di azione collettiva (CAC), con cui è sufficiente che l’85% dei creditori decida per una ristrutturazione. Ma queste clausole sono definite obbligazione per obbligazione, una a una. E l’Argentina ne aveva 80 diverse all’epoca del crack dei Tango Bond. Questo complica non poco le cose.

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