Archeologia e investimenti: i consigli per gestire la propria collezione

23 Maggio 2019, di Redazione Wall Street Italia

di Paolo Ceccherini

I reperti archeologici raggiungono quotazioni milionarie nelle aste internazionali. Attenzione però alla legislazione italiana, molto restrittiva

Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese ricco di storia e arte. L’Italia e con lei tutto il bacino del mar Mediterraneo hanno visto alternarsi numerose civiltà. Babilonesi, egizi, greci, etruschi, fenici, romani, solo per citarne alcune, ci hanno lasciato costruzioni monumentali, ma anche centinaia di migliaia di reperti archeologici. Manufatti che, per la loro storia millenaria, hanno un valore inestimabile.

La stima dei collezionisti

Esiste un mercato anche per queste opere d’arte dell’antichità e un numero crescente di collezionisti pronti a strapparsele di mano. Le grandi case d’asta, tra cui Sotheby’s e Christie’s, organizzano vendite specifiche dedicate all’archeologia, che soprattutto per i reperti più importanti, non mancano di sorprendere per le aggiudicazioni milionarie. In queste aste vengono messe all’incanto opere provenienti da tutto il mondo. La recente vendita londinese di Sotheby’s, “Ancient sculpture and works of art” ha avuto un notevole successo raggiungendo un fatturato di 6,8 milioni di sterline, bel oltre la stima di pre vendita, tra i 2,7 e i 3,9 milioni di sterline. Il tasso di aggiudicazioni sul totale di pezzi messi in asta è stato del 95%. È il miglior risultato di sempre.

C’è reperto e reperto

Anche nel mondo delle antichità esistono le tendenze, che premiano un reperto piuttosto che un altro. Il trend è molto simile a quello delle opere di pittura degli antichi maestri. I lavori più importanti riescono ad acquistare valore, quelli minori invece attraversano una fase di stallo e incontrano difficoltà di allocazione sul mercato.
Tale situazione è rafforzata da una domanda decrescente per le opera di fascia bassa e da una parallela caccia ai reperti di indiscussa qualità, che possono raggiungere qualsiasi cifra. Questo tipo di reperti sono caratterizzati da un buono stato di conservazione, da soggetti considerati rilevanti per questo specifico tipo di collezionismo e infine da una quanto più possibile comprovata autenticità.

La rarità spinge i prezzi in asta

È impressionante notare come le maggiori aggiudicazioni triplichino o in alcuni casi siano dieci volte superiori alle stime massime di prezzo pre asta. Questo fenomeno è comune a tutte le categorie dei passion asset, ma in questo caso particolare l’unicità dei pezzi riesce a far volare i prezzi a livelli stratosferici. Il record di aggiudicazione appartiene all’opera “A magnesite or crystalline limestone figure of a lioness”, risalente al 3000 avanti cristo, aggiudicata nel 2007 per oltre 57 milioni di dollari.

In Italia sui beni artistici bisogna fare i conti con lo Stato

L’Italia è una delle nazioni più ricche di tesori artistici provenienti dal passato. È anche per questo motivo che dispone di norme molto restrittive in materia di circolazione di opere d’arte antica. Il riferimento principale è il Codice dei Beni culturali varato nel 2004 che stabilisce, agli articoli 10 e 11, quali sono i beni di interesse artistico, storico e archeologico sottoposti alla tutela dello Stato. Con riferimento particolare ai beni archeologici del territorio italiano, nessuno di questi può uscire dai confini nazionali. Sono tutelati, non esportabili e inalienabili. Come è possibile allora che questi oggetti vengano messi all’asta? La risposta ci porta al 1909, anno in cui è stata varata la prima legge sulla tutela dei Beni culturali. Un oggetto posseduto privatamente da prima del 1909 (è necessaria tutta la documentazione comprovante), rimane nella disposizione di chi lo possiede o di chi lo acquista. A meno che non si tratti di un oggetto il cui valore culturale è davvero elevato. In tal caso lo Stato può vantare un diritto di prelazione sulla vendita.

Alcuni consigli utili

Muoversi nel mondo dell’arte e delle aste è difficile. Bisogna conoscere bene il settore in cui ci si vuole muovere ma anche la storia dell’arte e delle opere. Ecco una serie di indicazioni per evitare di commettere grossolani e costosi errori.

Bisogna diffidare dei “facili acquisti”, una regola che vale per qualsiasi campo dell’investimento. Un prezzo non congruo può derivare da una provenienza sospetta o di dubbia autenticità. Potrebbe configurarsi addirittura il reato di “acquisto di oggetti di provenienza sospetta”.

Pretendete il rilascio da parte del venditore della copia fotografica dell’opera o dell’oggetto che acquistate. Sul retro dell’immagine deve essere scritta una dichiarazione di autenticità con indicazione della provenienza del manufatto e la firma del venditore.

Valutate l’opportunità di adottare idonee misure di sicurezza per proteggere il luogo dove custodirete i vostri tesori dell’antichità.

Custodite in luoghi diversi le riproduzioni fotografiche e le opere.

Ricordatevi di compilare il “Documento dell’opera d’arte – Object ID”. È un modulo standard che consente alle forze dell’ordine di disporre, in caso di furto, una rapida ma esaustiva descrizione del bene.

Effettuate il pagamento servendovi possibilmente dei servizi bancari. In tal modo potrete avere documentazione della transazione effettuata. Assolutamente sconsigliabile, per molte ragioni, il contante.

L’articolo è stato pubblicato sul numero di maggio del magazine Wall Street Italia.