Appello alla Consulta: referendum incostituzionale

22 Settembre 2016, di Alberto Battaglia

Oltre a chi lavora alacremente perché un sonoro “No” affondi la riforma orchestrata dal governo Renzi in occasione del prossimo referendum, c’è chi, attraverso il giudizio della Corte Costituzionale punta ad affossare questa consultazione popolare sul piano della legittimità. Come? Sostenendo che sottoporre a un giudizio univoco questioni varie e complesse come quelle contenute nella riforma vada contro il principio di “omogeneità” rivendicato dalla stessa Consulta nel ’78 e nell’87. Il cittadino, secondo questa ipotesi interpretativa riferita, però ai soli referendum abrogativi, ha il diritto di esprimere il suo giudizio su questioni chiare e circoscritte. Nel caso del prossimo referendum, ad esempio, molti potrebbero dirsi favorevoli all’abolizione dello Cnel o del bicameralismo perfetto, ma, allo stesso tempo, essere contrari al nuovo Senato non direttamente eletto. Per come stanno adesso le cose non ci sarebbe modo di conciliare le due cose: o la riforma la si prende in blocco, oppure viene respinta in toto.

A chiedere al tribunale di Milano di sollevare la questione di legittimità della legge 352/1970 (quella che disciplina i referendum) alla Consulta è la stessa squadra di avvocati che è riuscita ad buttar giù il Porcellum: Claudio e Ilaria Tani, Aldo Bozzi ed Emilio Zecca. In particolare, la legge in questione sarebbe incostituzionale nella sua parte che non prevede l’obbligo di quesiti omogenei anche per i referendum costituzionali.

Se la battaglia degli avvocati avesse buon esito, sarebbe impossibile sottoporre agli italiani la scelta monoblocco sul pacchetto delle riforme renziane. Ciononostante, il tempo è tiranno: per quanto la richiesta al giudice di Milano sia stata posta con urgenza, è quasi impossibile che la Consulta possa pronunciarsi in merito prima che abbia luogo il referendum, la cui data dovrebbe essere comunicata ufficialmente lunedì prossimo.