Anva Confesercenti, Venturi: “uscita dalla crisi troppo lenta”

15 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Si è svolta oggi a Roma l’assemblea elettiva dell’Anva Confesercenti, l’associazione degli ambulanti aderente a Confesercenti. Introducendo i lavori Marco Venturi, presidente Confesercenti ha sostenuto che “ormai si riconosce che l’uscita dalla crisi è molto, troppo lenta e che anche il 2010 è un anno di tribolazioni per la nostra economia. Siamo convinti che bisogna agire subito altrimenti sul piano economico le ceneri non indicheranno l’inizio di un percorso quaresimale bensì la sua conclusione. Si legge in una nota dell’associazione. E per ceneri intendo quelle migliaia di Pmi che saranno costrette a chiudere con una perdita inaccettabile di posti di lavoro. Sappiamo che questo Paese ha bisogno di tempo per una nuova e convincente riforma fiscale: ma alcuni interventi devono essere messi sul piatto subito per ridurre il carico fiscale su famiglie ed imprese e per incentivare i consumi. Fare questo ora vuol dire dare priorità agli interessi generali del Paese”. Venturi ha poi osservato che “quello dell’ambulantato è un settore dinamico e flessibile, scelto da milioni di italiani perché competitivo rispetto al mix qualità-prezzo e in grado di offrire specie in una situazione di difficoltà come l’attuale prodotti ap rezzi convenienti. E’ importante però che cresca l’attenzione e la sensibilità contro fenomeni come l’abusivismo ed il lavoro nero che penalizzano l’ambulantato e non danno garanzie ai consumatori. Così come servono sostegni ai consumi in un periodo nel quale la crescita appare ancora troppo lenta e diseguale. Ma per trovare risorse utili a far ripartire l’economia serve più rigore e meno sprechi, senza rinunciare alla modernizzazione infrastrutturale del Paese che è fondamentale per lo sviluppo. In tal senso una forte attenzione va anche indirizzata alla qualità della vita dei centri urbani riconoscendo a chi svolge servizi di vicinato un ruolo importante per la vita cittadina ed abbandonando l’idea che solo la dimensione “grande” significhi modernità, convenienza, competitività.