Ancora timori sull’euro

1 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Per tutta la giornata di oggi e fino al pomeriggio di domani, gli investitori di tutto il mondo si interrogheranno sulla rinnovata debolezza della moneta unica europea, che ha perso terreno contro il dollaro e contro il franco svizzero, sulla scia dei nuovi commenti che ci arrivano dalle autorità europee circa i soliti problemi del debito sovrano.

I temi più caldi riguardano dei rumor secondo i quali la Grecia potrebbe avere bisogno di nuovi aiuti da parte della BCE e dell’IMF, i quali starebbero cercando di capire sei il Paese sarebbe in grado di mantenere le promesse fatte a livello di riforme strutturali, la cui attuazione diventa condizione imprescindibile per continuare a ricevere degli aiuti da parte dell’Unione Europea, il fatto che in Italia la BCE sta continuando a calmierare le acque sui mercati obbligazionari, continuando ad acquistare titoli di stato per far sì che i corsi salgano e di conseguenza i rendimenti si smorzino e non ultimi i problemi che stanno investendo sempre la nostra povera Italia, che fatica ad approvare un piano di riforme credibile, il che non trasmette certo tranquillità agli investitori.

Se andiamo a ricercare delle correlazioni all’interno di diversi mercati, capiamo come ci troviamo di fronte ad una situazione confusa che ha cambiato tutte le carte in tavola, dopo nemmeno tre settimane di durata.

Infatti stiamo assistendo a borse che salgono con beni rifugio sostanzialmente fermi sui livelli raggiunti durante questa settimana, valute rifugio che sono miste (lo yen è sceso contro il dollaro ma il franco ha guadagnato contro euro e dollaro americano), petrolio in lieve estensione e commodity currencies che si mantengono sostenute nei confronti del greenback.

Un quadro confuso che adesso non ci permette di andare a lavorare utilizzando le correlazioni; i flussi di capitale di fine mese (e di fine estate, con settembre si percepisce l’inizio di un nuovo ciclo, che già domani incontrerà il suo primo shock con i Non Farm Payrolls) si stanno riversando su diversi strumenti senza apparenti logiche collegate, per cui come sempre ragioniamo sui livelli tecnici per aiutarci nel trading.

I movimenti cui stiamo assistendo e la velocità con cui le correlazioni si creano e si distruggono ribadiscono ciò che sosteniamo da tempo, ovvero che il sentiment degli investitori è veloce a cambiare direzione come una banderuola in un giorno di forte vento e noi dobbiamo dimostrarci reattivi e con posizioni non strategiche in portafoglio per, in primis, non rimanere invischiati in movimenti sfavorevoli di mercato, ed infine riuscire a trarre vantaggio da questi continui cambiamenti direzionali di breve periodo.

Ieri è stato pubblicato il dato sull’ADP, uscito a 91k, inferiore rispetto alle attese di 100k e al precedente, rivisto a ribasso a 109k, ma il mercato non ha mostrato particolari reazioni e questo è dovuto alla recente discordanza mostrata dall’ADP precedente ed i NFP, che ha sorpreso i mercati e fatto perdere credibilità dal punto di vista previsionale al dato di ieri.

Passiamo all’analisi tecnica cominciando dall’EurUsd. Dopo il doppio test intorno a 1,4460 abbiamo assistito ad una forte discesa della moneta unica che, dopo aver rotto la trendline ascendente tracciata su un grafico orario dallo scorso 26 agosto ed essersi fermato un attimo intorno a 1,4400, ha raggiunto 1,4350, che ora diventa il punto da sfruttare per valutare rimbalzi o rotture. In caso di sua tenuta, non crediamo che l’euro possa avere la forza di riportarsi sopra 1,4400, che diventa il livello di resistenza più importante. Se dovesse invece venire rotto il supporto, si apre la strada verso 1,4250, con livelli intermedi dati dai due minimi a 1,4330 e dal livello tondo 1,4300.

Molto bello il recupero di valore del dollaro sullo yen, che è riuscito ad andare a toccare 77 ¼, per poi ripiegare all’interno del solito range. Rimangono dunque validi i livelli compresi tra 77,00 e 76,40 per valutare un trading laterale (la probabilità di rivedere la parte bassa del canale, anche considerando i prezzi attuali, è alta).

L’EurJpy ha rotto il supporto indicato a 110,00, ed è riuscito a compiere un’accelerazione di una decina di punti, che ha pulito un po’ di stop prima di ripartire. Siamo tornati con prepotenza nei pressi di 111,00 ed ora stiamo riscendendo verso il supporto a 109,90, livello che potremmo vedere nella giornata di oggi e sul quale il mercato potrebbe fermarsi.

Per quanto concerne la sterlina, abbiamo visto una discesa contro il dollaro che ha superato il livello di supporto indicato a 1,6250, tuttavia non accelerando in maniera importante e non avvicinandosi a 1,6200. Tra i prezzi attuali a proprio 1,6200 vediamo dei livelli dove gli acuisti di sterline la stanno facendo da padroni, per cui valutiamoli come livelli di supporto che se dovessero tenere e far tornare il cambio sopra 1,6250 ci consentirebbero un guadagno di almeno 50 punti.

L’EurChf ha rotto il supporto a 1,1730 e ci ha dato degli ottimi spunti short che hanno raggiunto in maniera quasi perfetta i nuovi supporti che passano in area 1,1500. Questo il livello da sfruttare per vedere un’altra figura di guadagno del franco svizzero, che se non dovesse continuare la sua corsa al rialzo, potrebbe scambiare contro la moneta unica europea tra 1,1500 e 1,1600.

Stessa price action per il UsdChf che ha raggiunto 0,8000 e che sembra potersi mantenere tra 0,8000 e 0,8100. In caso di rottura del supporto a 0,8000 possibili estensioni anche qui di una figura.

Terminiamo con il dollaro australiano e canadese nei confronti del dollaro americano. Il primo si sta mantenendo in range tra 1,0650 e 1,07 ¼, livelli da sfruttare e per il trading laterale e per eventuali rotture, mentre per quanto concerne il loonie, dopo l’aumento di volatilità che ha fatto quasi raggiungere 0,9700, ci troviamo ora di nuovo all’interno del range 0,9770 0,9825. Consigliamo di valutare la rottura di 0,9760 prima di prendere in considerazioni eventuali acquisti di dollari americani.

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