ANCORA SU TURANI E TAMBURI (OK, E’ L’ULTIMA VOLTA)

23 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

Il pessimismo di Giuseppe Turani ha colpito ancora. E questa volta l’ha fatto scatenando una polemica infuocata su www.wallstreetitalia.com, sito che direttamente dalla Grande Mela informa ogni giorno sui mercati statunitensi.


Accade che il 13 settembre, il sito in questione, che ha un accordo con Repubblica per ripubblicare gli editoriali dell’economista, ne ripropone uno particolarmente scoraggiante, dal titolo “Il fantasma di Bin Laden turba Wall Street”. Turani sentenzia: «Per una volta sembrano essere tutti quanti d’accordo: le Borse rimarranno ferme, impalate, come bambini davanti a una vetrina, fino alla fine dell’anno. I più estremi dicono che rimarranno ferme addirittura per i prossimi sei mesi. E questo significa che il 2004 si chiuderà in perdita». E via discorrendo, spiegando i motivi dell’«incertezza cosmica, universale, che ha conquistato tutti», dai dubbi sulla ripresa dell’economia americana e dell’hi-tech alle tensioni geo-politiche, dall’affaire petrolio all’incertezza sull’esito delle elezioni Usa. Per concludere che «mai come oggi non sappiamo quasi niente».

A questo punto la readership di Wall Street Italia, costituita da banchieri d’affari, consulenti finanziari, trader, imprenditori e piccoli investitori, è insorta. E al sito, notoriamente bipartisan, sono arrivate decine di lettere di protesta. C’è chi dice che Turani è «malato di quel pessimismo a tutti i costi tipico di chi non ha altri modi per dimostrarsi originale»; chi si «sorprende che gli si dia spazio, visto che la metà dei suoi articoli sono previsioni che a nessuno di noi che gestisce soldi per mestiere verrebbe mai in mente di fare»; chi lo definisce «un paranoico, impegnato in racconti fantastici e apocalittici», chi «un menagramo che fa disinformazione finanziaria».

E ancora. C’è chi ironizza sul fatto che le previsioni di Turani siano inversamente correlate a quello che poi fanno i mercati, e consiglia di «comprare quando il giornalista dice di vendere e viceversa»; chi la butta in politica, osservando che «i suoi articoli si prestano ad una precisa linea antiberlusconiana»; chi, infine, se la prende direttamente con Wall Street Italia, che «perde di credibilità con gli articoli di un qualunquista che terrorizza o esalta le situazioni senza equilibrio».

Ma per tante voci contro ce ne sono quasi altrettante che a Turani danno ragione. Perché la readership di Wall Street Italia è spaccata perfettamente a metà, tra bullish e bearish, centrodestra e centrosinistra. Così c’è che dice che «le analisi e le considerazioni di Turani sono fondate e serie», chi si stupisce «di tanto livore nei confronti di considerazioni» che riflettono la realtà delle cose, «e cioè che il quadro tecnico è così chiaramente bearish che è difficile trovare qualcuno che non sia d’accordo sul fatto che le borse scenderanno».

C’è chi spiega che «le probabilità di un’inversione di tendenza a breve termine sui mercati sono molto basse e dirlo con chiarezza ai risparmiatori aiuta ad evitare che si generino aspettative ottimistiche pericolose e difficili da realizzare». Chi ricorda che «Turani scriveva negli anni Ottanta che “la Borsa è morta” e se fosse stato ascoltato tanta gente non avrebbe perso soldi negli ultimi 3-5 anni»; chi precisa che «ove mai non ritrovassi più articoli a firma di Turani mi vedrò costretto a fare una nuova scelta all’edicola e sul web».

C’è infine l’analisi particolarmente lucida di Gianni Tamburi, presidente di Tamburi & Associati, secondo cui «Turani ha ragione da vendere e tutte le persone che sono un minimo in grado di discernere il grano dalla crusca lo sanno». «La situazione economica internazionale è compromessa – osserva il banchiere d’affari – I dati degli ultimi mesi indicano che l’America è in affanno, che i debiti di famiglie, imprese, stati e governo centrale sono a livelli record. Chi li pagherà questi debiti se non l’economia in generale che sta frenando anche in Cina?»

Curiosamente, la diatriba che si è scatenata sul sito è lo specchio di un umore che in America come in Italia è spaccato sull’andamento dell’economia. Chi sta a destra, bushisti e berlusconiani, dice che va tutto bene, chi sta a sinistra, pro-Kerry e ulivisti, si lamenta. E la polemica è giunta anche allo stesso Turani, che sul suo sito ha fedelmente ripubblicato tutte le lettere.

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