Anche l’Australia entra in crisi: disoccupazione record

11 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Parlavamo ieri, senza attribuirgli eccessivo peso, dell’allargamento dello spread fra i titoli di stato francesi e il “benchmark” tedesco, non sapendo che più tardi in giornata voci di un downgrade proprio di questo paese avrebbero affossato le borse europee. Dopo una mattinata incerta, durante l’apertura della sessione americana, infatti, ha incominciato a rincorrersi un rumor di un imminente downgrade: per un attimo quindi hanno cominciato a balenare in testa collegamenti pericolosi.

Per fortuna, però, questo è durato poco: abbiamo subito scoperto che le due cose erano scollegate, poiché tutte e tre le maggiori compagnie di rating, S&P, Fitch e Moody’s a più riprese hanno confermato come il rating della Francia è attualmente, e rimarrà, Tripla A, poiché (citando testualmente il direttore dei rating europei di S&P): “la Francia ha dimostrato, nella sua storia, quanto vi sia una volontà politica forte, in grado di adottare riforme importanti e durature”.

Il danno però sui mercati, a questo punto, era fatto, dato che in un momento così delicato come quello attuale la paura del contagio ad altri paesi ha portato ad un calo tutti i titoli delle principali banche francesi, con una flessione di oltre il 20% per Société Générale che veniva data sull’orlo del fallimento: il passo poi a tutti i bancari dell’area europea è stato davvero veloce, facendo concludere così la giornata al nostro indice di casa a -6.65% (nonostante qualche ora prima sia andata piuttosto bene l’asta di Bot a 12 mesi, con una richiesta doppia rispetto all’offerta e con rendimenti in calo, probabilmente grazie anche alle manovre della Bce sul mercato secondario), con Londra che ha chiuso a -3,05%, Francoforte a -5,13% e Parigi a -5,45%. L’indice Eurostoxx50, che comprende i 50 titoli europei a maggiore capitalizzazione, forse ha reso meglio l’idea della giornata, con un calo del 6,12%.

Al di la della Francia, la paura di un rallentamento globale sta ancora pesando parecchio sul mercato e, da ieri a questa notte, sono arrivati almeno altri due segnali poco confortanti da aggiungere alla lista.

Il report inglese dell’inflazione ha evidenziato come sia previsto un picco nel breve termine prossimo al 5%, con una stabilizzazione intorno al 2 nei mesi a venire e, soprattutto, di come vi siano potenziali rischi di contagio di rallentamento economico dall’area euro. Ha rafforzato il concetto, più tardi, il Governatore della Bank of England, King, affermando che, dopo aver abbassato le stime di crescita per il paese, la Banca centrale ha gli strumenti per agire sul mercato, per esempio espandendo ulteriormente il piano di acquisto di assets al di sopra del tetto dei 200 miliardi di sterline.

L’ulteriore spunto negativo giunge da molto lontano, l’Australia. Il paese che sino ad ora era rimasto al di fuori di questo grande scenario di rallentamento globale, ha mostrato nella notte una brutta rilevazione: il mercato del lavoro ha infatti mostrato una forte contrazione raggiungendo un tasso di disoccupazione al 5.1%, dal 4.9 atteso, toccando così il picco negativo visto l’ultima volta ad ottobre 2010. La reazione sul mercato è stata immediata, con vendite di dollari australiani, anche se, dopo qualche ora la situazione è rientrata.

Tutto quanto appena visto, ancora una volta, ha portato ad un movimento certo: quello del metallo prezioso per eccellenza, l’oro, che ha raggiunto un nuovo massimo a 1.815,00 dollari l’oncia. In secondo luogo ad una grande stabilità della forza del franco, molto vicino ai massimi storici contro euro e dollaro, nonostante ieri in mattinata la Swiss National Bank abbia annunciato una nuova immissione di liquidità sul mercato per cercare di contrastare il rafforzamento della valuta di casa che il giorno precedente aveva portato, in particolare il cambio contro la moneta europea, quasi alla parità.

Il rumor di ieri, relativo alla Francia, ha portato ad un rapido calo della moneta unica, sebbene i livelli che stiamo osservando da qualche giorno non siano stati impensieriti. Stiamo cercando di separarci dalla grande volatilità infragiornaliera, cercando di avere una visione più ampia possibile. Ciò che crediamo possa portare ad un vera ripresa di un trend sull’eurodollaro sarà la rottura dell’area di supporto a 1.3950-1.40 o dell’area di resistenza a 1.4450.

Abbiamo avuto ieri pomeriggio, a causa del peggioramento dei listini, una nuova escursione del cambio UsdJpy sul minimo storico precedente di 76.40. Ancora una volta, da questo livello, abbiamo assistito ad un rimbalzo, testimoniando quanto il mercato sia attento a non sfidare eccessivamente la Bank of Japan, già intervenuta una settimana fa esatta. Se dovessero rimanere così le cose, potremmo assistere ad una figura di triplo minimo in grado di riportare il cambio in rapida salita (in questo caso si dovrebbe assistere al superamento iniziale della resistenza di 77.25). Tralasciando per un attimo l’analisi tecnica, concentrandoci di più sull’aspetto macro, onestamente la situazione del mercato ci impone una maggiore attenzione ad un’eventuale rottura in grado di aprire la strada a nuovi minimi.

Il cable, complice anche lo scenario negativo dipinto dal report sull’inflazione, ha mostrato quella che sembra la definitiva rottura del livello di supporto a 1.6220. L’ultima conferma l’avremo da una tenuta di questo livello come resistenza ad un eventuale tentativo di ripresa. Se così fosse l’obiettivo diventa 1.60 per due motivazioni: la prima a causa del semplice riporto sul grafico, al punto di rottura di 1.6220, del range mantenuto per giorni (220 pips). La seconda dovuta al più interessante minimo toccato dal cambio a metà luglio scorso.

Passiamo a vedere il franco, che dopo gli eccessi di due giorni fa ha mostrato ieri una giornata decisamente più tranquilla.
Il cambio UsdChf ha due livelli di supporto nel breve posizionati a 0.7180 e 0.7330. Noi continuiamo ad attendere una conferma al di sopra della media di lungo su grafico orario prima (0.7430 oggi) di tornare fiduciosi sul dollaro.

Discorso molto simile per il cambio EurChf anche se, in questo caso il livello di svolta potrebbe inizialmente trovarsi a 1.05 (grafico con candele a 4 ore e media mobile esponenziale a 21 periodi), decisamente più vicino rispetto al corrispondente del cambio contro il dollaro. Il livello di supporto nel breve sembra essere 1.0260, evidente a causa dei continui tentativi di rottura fra ieri e questa notte.

Il cambio AudUsd, nonostante una buona volatilità, si mantiene lontano dal livello ipotizzato come possibile svolta rialzista: questo è ancora dato da 1.04. Il movimento in calo degli ultimi dieci giorni però sembra disegnare una tendenza negativa di breve che forse potrebbe essere utile. Questa infatti transita, per le prossime ore, circa a 1.03 e coincide con la media mobile di lungo su grafico orario, così perfettamente rispettato in due distinte occasioni tra ieri ed il giorno prima.

Qualcosa di molto simile, a quanto appena visto, è possibile ritrovarlo anche sul cambio NzdUsd. In questo caso la linea di tendenza negativa che inizia con il massimo del cambio a 0.8840, indica per le prossime ore un livello a 0.8325.

Concludiamo con il cambio UsdCad, che da ieri si è allontanato dall’area di supporto a 0.9750. La ripresa riporta alla nostra attenzione un livello chiave, la parità. Già, infatti, due giorni fa c’è stato il tentativo di rottura di questo livello, senza consolidarlo.

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