ANCHE IL LEGGENDARIO ROGERS CREDE NELLA CAPITOLAZIONE DELL’EURO

4 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Scena del giorno: un cliente ci chiama e facciamo una breve disquisizione sulle possibili configurazioni emerse sul mercato. Il cliente “ma è possibile che non vedo niente? Qui di setup utilizzabili non ne vedo”; la risposta “certo, oggi ci sono un paio di mercati chiusi, ma ancora di più c’è indecisione sull’interpretazione del salvataggio della Grecia”.

Un dialogo di ieri, ma che apre gli occhi alla realtà: il costo del salvataggio della Grecia sarà più ingente del salvataggio stesso. I bond governativi ellenici a 2 anni sono scesi di 81 bp in termini di rendimento (quindi il mercato li ha ritenuti leggermente meno rischiosi) ma 81 bp sono un niente.

Più importante, una spada di Damocle pende ancora sulla testa dell’euro e anche il leggendario Jim Rogers (fondatore del Quantum Fund) è sceso tra noi per dare il suo sostegno alla tesi della capitolazione dell’euro.

Il salvataggio della Grecia impiegherà 110 miliardi di euro in 3 anni – e per Rogers la Grecia andava lasciata al suo destino. A questo punto il paese ha solo rimandato il giorno del giudizio: avrà in scadenza tanto di quel debito che non riuscirà mai a coprire.

Tutto questo pare ovvio, ma allora perché i sostenitori dell’Eurocrazia (ossia questa unione monetaria senza unione fiscale o politica) la pensano diversamente?

Passando a cose più rosee, la RBA ha alzato di nuovo il tasso di interesse (siamo oramai al 4,5%) per la sesta volta ma finalmente il governatore Stevens ha commentato che ora il costo del credito è “attorno a livelli medi”.

Se qualcuno si sta chiedendo perché l’Aud non è schizzato a rialzo, basta chiedersi quanto di questo rialzo era scontato dal mercato: ebbene il mercato scontava una probabilità di rialzo attorno all’80%. Dunque nuovamente si propone una lezione importante sul trading delle news: non importa solamente il dato in sé, ma occorre tener conto anche di quanto era atteso dal mercato per carpire quanta “sorpresa” c’è nel dato.

Quindi a livello di driver del mercato, cosa c’è rimasto? La Cina, e la sua decisione di alzare nuovamente il tasso di riserve richieste alle banche del paese (una misura che restringe il credito in circolazione), che comunque manda preoccupazioni al mercato in quanto un rallentamento della Cina può contagiare gli altri paesi del G8; il disastro petrolifero nel Golfo, con le preoccupazioni ambientali ed economiche (oltre alla risalita del prezzo del greggio); Goldman Sachs, con la probabilità di vedere ulteriori sviluppi ed accuse; le elezioni UK, in arrivo il 6 maggio. Alla fine della fiera invece arriveranno i Non-Farm Payrolls. Calendario alla mano, facciamo trading su quello che vediamo e non su quello che crediamo di sapere.

Abbiamo visto come l’EurUsd, dopo aver resistito un paio di volte, abbia segnato la rottura del supporto di giornata a 1.3200 spingendosi fino a 1.31541 e consolidando in una ventina di punti di range intorno proprio alla vecchia area di supporto.

Vista la reazione di ieri (seppur durante il week end siano stati approvati gli aiuti per la Grecia), tutto ci fa pensare che il punto importante da osservare sia riconducibile a 1.3360, spartiacque tra rialzo e ribasso. L’unica cosa che potrebbe spingere il cambio verso questo livello è la tenuta del minimo fatto segnare ieri, altrimenti la strada si aprirà verso l’1.3000.

Passando ai rapporti tra Usa e Paese del sol levante, il UsdJpy, puntualmente, non ha deluso le aspettative. Dopo aver raggiunto il primo obiettivo indicato, ha raggiunto il primo livello di resistenza a 94 ¾ e poi è restato esattamente all’interno dell’area di resistenza indicata. Il punto importante, nel breve periodo, è ora 94.40 che deve tenere affinchè ci sia un attacco al 95.00, ultimo baluardo prima che le porte si aprano fino a 97.00.

Per quanto concerne il cable, vediamo come tra ieri e stamattina si sia mantenuto tra 1.5210 e 1.5280, e sembra che questa lateralità possa mantenersi anche oggi , anche se la price action ci suggerisce una maggiore forza del dollaro nei confronti del pound britannico.

Attenzione dunque a 52 figura, che se non dovesse riuscire a contenere la forza degli attori bearsi, potrebbe lasciare la strada sempre verso quel famoso 1.5130 (livello che ad aprile è stato sondato per 5 volte), sempre lì pronto a contenere la forza del dollaro.

Perfetta anche la price action del UsdCad, che come si pensava ha ritracciato verso 1.0100 e proprio lì, abbiamo assistito a movimenti vischiosi dei prezzi, che hanno fatto mantenere il ruolo di supporto di breve al livello indicato.

Vediamo tuttavia che il cambio fa abbastanza fatica a riguadagnare quota 1.0200, per cui probabilmente oggi non ci scosteremo troppo da 1.0100 (probabile un range di massimo una figura e mezza intorno a tale livello).

Interessante il dollaro australiano, che nei confronti del dollaro americano si trova (e tecnicamente, ha anche rotto), vicino al minimo che coincide con l’apertura di domenica sera – 0.92165. 0.9200 in primis e 0.9170 poi, i punti che devono tenere affinchè non si punti decisi a 91.40, dopo il quale, lo spazio di discesa si moltiplica.

Interessante anche le ultime evoluzioni dell’EurChf, che si sta mantenendo intorno all’area di supporto testata è più e più volte durante l’ultima decina di giorni. L’osservazione di un grafico a 60 minuti ci fa ben capire l’importanza di tale livello ed i possibili obiettivi in caso di rottura. E se questo euro, non riesce a reagire a livello globale, pur essendo il caso greco in vista di consistenti aiuti…

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