Anche Draghi contro Tremonti: no agli eurobond

10 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Draghi boccia l’idea degli eurobond, lanciata dalla scorsa settimana dal ministro dell’Econonomia, Giulio Tremonti, e dal presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Junker.

Per il governatore della Banca d’Italia e presidente del Financial Stability Board, infatti, questa idea presenta dei problemi legali e non risolverebbe le cause della crisi. “La mia esperienza personale mi dice che un Paese e’ in grado di uscire efficacemente da una crisi senza alcun aiuto”, spiega Draghi in un’intervista al Financial Times, aggiungendo: “E’ difficile pensare che un meccanismo possa correggere squilibri strutturali di fondo, che devono essere affrontati a livello nazionale”.

Per Draghi, inoltre, “l’azione della banca centrale per placare le tensioni sui mercati obbligazionari dell’Eurozona deve rimanere rigorosamente controllata, altrimenti l’organo di vigilanza monetaria rischia di perdere tutto quello che ha” vale a dire “l’indipendenza”, rischiando anche di andare incontro ad una possibile violazione del trattato europeo.

Il governatore di Bankitalia sottolinea anche che “l’Euro non e’ in discussione. L’euro e’ uno dei pilastri dell’integrazione economica europea, e tutti i Paesi, dal primo all’ultimo, ne hanno ricavato grandi benefici”. “La situazione generale dei conti pubblici” dei Paesi Ue, prosegue Draghi, “e’ piu’ solida che in altre parti del mondo” e i problemi sono interni ai singoli Paesi e “non sono dell’eurozona nel suo complesso”.

Insomma, con l’emissione degli eurobond, Draghi spiega che la BCE rischierebbe di perdere tutto quello che ha e compromettere la sua stessa indipendenza, violando il Trattato della UE. “Sono consapevole che potremmo facilmente superare la linea e perdere quello che abbiamo, perdere indipendenza e fondamentalmente violare il trattato [Ue]”, ha detto Draghi al quotidiano finanziario britannico.

Per questo motivo, Draghi ha sottolineato che “la risposta primaria alla crisi dovrebbe essere una risposta nazionale, un piano fiscale credibile e riforme strutturali per rilanciare la crescita”. Per il numero uno della Banca d’Italia non c’è altra via e non esistono meccanismi in grado di correggere squilibri strutturali di fondo, che sono solo nazionali.