ANCH´IO
HO SOGNATO
CHE PRODI CADEVA

29 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
La sparuta pattuglia dei mohicani ha ricevuto un inatteso rinforzo. Si tratta di Alessandro Profumo, massimo dirigente di Unicredit e principale autore del successo di quella banca che è ormai tra le prime in Europa. In un articolo di ieri sul “Corriere della Sera” Profumo ha ricordato e trascritto cifre ben note da tempo ma che acquistano speciale rilevanza quando sono diffuse attraverso giornali di vasta tiratura.

Le cifre riguardano l´ammontare della spesa pubblica nelle principali democrazie europee e sono le seguenti: la spesa primaria rappresenta in Italia il 39,9 per cento del Pil, in Germania il 41,2, in Francia il 46,1. Se poi si considera quella voce al netto degli oneri sul debito pubblico, che da noi sono nettamente maggiori che in tutti gli altri Paesi dell´Unione, le cifre migliorano ancora nel senso che la nostra spesa primaria al netto degli interessi è ulteriormente più bassa di quella tedesca con un divario di circa tre punti e di quella francese con un divario di sei.

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Ne consegue che la spesa corrente italiana è la più bassa in Europa salvo quella dell´Irlanda e della Spagna che spendono in rapporto al loro Pil ancora meno di noi.
Siete sorpresi da queste cifre? Giustificano il can-can che da mesi anzi da anni viene suonato e ballato da studiosi e politici di indiscussa autorità?

Non siatelo perché una spiegazione c´è. I tagli alla spesa dovrebbero servire a procurare le risorse necessarie per finanziare il risanamento del bilancio e gli investimenti destinati allo sviluppo, più o meno 25 miliardi di euro. In mancanza di quei tagli le risorse vanno reperite attraverso entrate tributarie. Per evitare tuttavia una brusca deflazione si cerca di bilanciare le maggiori entrate con diminuzione di imposte e altre provvidenze (assegni familiari, innalzamento della «no tax area») per risollevare il potere d´acquisto delle fasce deboli.

La differenza tra questa manovra bilanciata e un´altra eventuale concentrata sul restringimento della spesa sta nel diverso impatto sull´economia nazionale. Il taglio secco della spesa – al di là della doverosa eliminazione degli sprechi e dell´indispensabile riforma delle pensioni – creerebbe effetti depressivi sul ciclo economico estremamente perniciosi quando si è appena all´inizio d´una ripresa ancora timida e in presenza di preoccupanti segnali di rallentamento dell´economia americana.

Ricordo infine (per l´ennesima volta) che le maggiori entrate attese dal recupero dell´evasione non vanno considerate nel mucchio delle imposte e tasse che determinano la pressione fiscale e dovranno infatti al più presto essere compensate con diminuzione di imposte di pari importo seguendo lo slogan di «pagare tutti, pagare meno».

Avessimo ereditato un lascito meno sconquassato dalla precedente legislatura questa massima avrebbe dovuto e potuto essere adottata subito; così non è stato ma l´obiettivo della riduzione fiscale a fronte dei recuperi d´evasione deve restare un impegno primario e spetterà all´opinione pubblica di farlo valere ove mai il governo lo dimenticasse.


* * *

Resta da chiedersi il perché di quel can-can sull´ammontare nella spesa pubblica e la sottovalutazione di alcuni obiettivi di contenimento della dinamica delle uscite che compaiono in questa finanziaria. Sono stati indicati ripetutamente dal ministro dell´Economia ma la cavalleria economicistica carica gli sparuti mohicani senza darsi la minima cura di prendere atto di quelle misure che modificano la spesa rispetto a quella determinata dalla legislazione vigente.

Eppure quei provvedimenti non sono da poco. Ci sono risparmi nella spesa regionale, in quella degli enti locali, nella pubblica amministrazione centrale. L´entità complessiva di questa manovra vale all´incirca 10 miliardi.
Se dalle maggiori entrate si tengono distinte quelle imputabili al recupero dell´evasione e quelle imputate al trasferimento di una parte del Tfr alle casse dell´Inps (che serve a rendere possibile il taglio dell´Irap in favore delle imprese) si vedrà che l´insieme del quadro non è affatto così squilibrato come la grancassa della destra vuole far credere e come il qualunquismo nazionale ripete pedissequamente.

La ragione della perdita del consenso che sta mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza del governo dipende da varie ragioni e cioè:

1. Gli aggravi dell´Irpef sui redditi da 50 mila euro in su; aggravi modesti ma progressivi con l´aumentare del reddito.
2. Le imposte sulle rendite finanziare.
3. L´aumento dei contributi di categorie autonome.
4. La revisione degli studi di settore da concordare con gli interessati ma in ogni caso orientati al rialzo.
5. L´imposta di successione per i patrimoni superiori a 150 milioni con franchigia di un milione.
6. Il trasferimento all´Inps del Tfr per le imprese con più di cinquanta dipendenti, che ricevono tuttavia da subito una compensazione maggiore del maggior costo per il ricorso al credito bancario.

In sostanza l´Italia “modestamente” possidente è stata chiamata a contribuire “modestamente” al raddrizzamento dei dissestati conti pubblici. Contemporaneamente ha dato incentivi consistenti alle imprese. Tra il taglio dell´Irap, i crediti di imposta, gli incentivi per la ricerca, la compensazione per il trasferimento del Tfr, il sistema delle imprese avrà nel 2007 un beneficio di almeno sei miliardi che nel 2008 supereranno gli undici. Cioè un terzo dell´intera manovra.
Dunque le imprese non hanno alcuna ragione di lamentarsi. Ma gli imprenditori in quanto soggetti individuali sì, sono colpiti. Del resto se ci sono sacrifici da fare chi deve pagarli se non chi può permettersi di pagarli? I pochi ricchissimi, i numerosi semi-ricchi, gli strati superiori del ceto medio e, sia pure “modestamente”, gli strati mediani.

Quando, durante i cinque anni della precedente legislatura, avvertivamo che i conti d´una dissennata politica economica sarebbero infine venuti al pettine e che tutti avremmo dovuto farcene carico, non fummo creduti. Da un certo momento in poi, però, i primi effetti di quel disastro cominciarono a materializzarsi. Da quel momento in poi il fascino berlusconiano e tremontiano sparì, gli effetti del miracolo promesso e non mantenuto determinarono un massiccio disincanto che, purtroppo per il centrosinistra, fu in parte dissipato da una campagna elettorale assai poco efficace.
Restava comunque da pagare il conto di cinque anni sciagurati. È un conto salato: 2 punti e mezzo di Pil. Non lo dico io ma tutti gli economisti indipendenti, tutti gli istituti di ricerca internazionale, tutte le autorità europee e il Fondo monetario.

Due punti e mezzo di Pil sono circa 40 miliardi di euro. E poiché l´economia europea e anche italiana sta migliorando, 5 miliardi ci sono arrivati dal cielo.

Lo ripeto: la Finanziaria è riuscita a sostenere lo sviluppo delle imprese oltre ai provvedimenti di rigore indispensabili, ma ha dovuto tassare l´Italia benestante, della quale fanno parte imprenditori, manager, quadri, professionisti, giù giù fino ai redditi da 40 mila euro.
C´era un altro modo?

* * *

Ma c´è la lotta politica e quella sì, è feroce. Usa addirittura lo spionaggio contro le persone. Si dice: robetta, spiavano Vieri, Totti, qualche velina troppo vistosa. Ladruncoli di galline, ricattatori da cortile. È vero, spiavano anche Prodi, ma anche Berlusconi. Dunque pari e patta, non c´è mandante politico, non a caso il Cavaliere ha sentenziato che si tratta di un bidone, una buffonata, un polverone per parlare d´altro. Poi, nella sua longanimità, ha offerto un governo di larghe intese del quale – ha detto – io non farò parte, tutt´al più potrò fare il ministro dei Beni culturali (?) o dello Sport (!).

Una volta ancora ha spiazzato Fini e Casini e li ha rimessi in fila. Bossi protesta perché teme che tra le ali da tagliare, oltre alla sinistra radicale, ci sia anche la Lega, ma sa che Berlusconi alla fine non lo farà.
Intanto il Cavaliere ha iniziato la campagna acquisti tra le anime tremule del centrosinistra. Ce ne sono parecchie. Qualcuno si è già venduto, qualche altro ci sta pensando. Se si tratta di deputati i prezzi sono bassi, ma se si tratta di senatori sono alti. Non si parla ovviamente di denaro ma di influenze, cariche future, salotti buoni, relazioni altolocate. Si vedrà.

* * *

È una stagione altamente istruttiva, quella attuale.
Agitata. Sanguigna. Intrigante. Le corporazioni nazionali sono tutte all´erta perché è il momento più favorevole per far valere i propri favori e le proprie richieste.
Molti amici sono turbati da strani sogni. E lo scrivono. È una maniera comoda per dar forma ad un articolo. Si può fare un sogno rosa oppure un incubo.

Giovanni Sartori ha fatto un incubo l´altra notte e ce l´ha raccontato sul grande quotidiano lombardo. Vaticinava la sconfitta di Prodi per colpa di una Finanziaria dissennata e Prodi, con in mano un coltello a serramanico, si lanciava su di lui per trafiggergli il petto. Per sua fortuna a quel punto Sartori si è svegliato.

Bene. Se può interessare anch´io ho fatto un sogno. Senza paesaggio. Ho saputo che il governo era stato battuto al Senato sulla fiducia.
Napolitano aveva aperto le consultazioni. Un nuovo governo si formava. Chiedevo a destra e manca chi fossero i ministri e soprattutto il presidente del Consiglio, ma nessuno voleva dirmelo. Però – sempre nel sogno – gli avvenimenti si succedevano con implacabile logica. Per quel tanto che ricordo, la sequenza era questa:

1. Il governo si dimetteva a metà novembre.
2. Napolitano, dopo aver consultato a tambur battente i gruppi parlamentari, dava l´incarico dieci giorni dopo.
3. L´incaricato perdeva quindici giorni per ottenere un consenso bipartisan e costruire una lista anch´essa bipartisan, impresa difficilissima.
4. A quel punto l´approvazione di una nuova Finanziaria era fuori discussione e perciò si andava all´esercizio provvisorio.
5. La Commissione europea applicava immediatamente all´Italia le sanzioni previste per eccesso di deficit. I mercati spingevano i titoli tagliati al margine delle quotazioni facendo salire di alcune centinaia di punti lo spread tra i nostri titoli pubblici e quelli tedeschi assunti come punto di riferimento bancario.
6. Veniva prescritta all´Italia una cura da cavallo. La nuova Finanziaria era, quella sì, lacrime e sangue.
7. Il contratto del pubblico impiego non veniva firmato.
8. La riforma delle pensioni innalzava l´età pensionabile a 63 anni.
9. I tagli a Comuni e Regioni indicati nella Finanziaria di Padoa-Schioppa venivano mantenuti. La perequazione dell´Irpef abolita. Il Tfr restava interamente nelle mani delle imprese.
10. La Cassa Depositi e Prestiti diventava azionista di Telecom e dell´Alitalia.
11. Sotto la mia finestra passavano senza interruzione cortei vocianti e le sirene della polizia suonavano a distesa.
12. Questo, più o meno. Un governo di moderati riformisti. O di riformisti moderati. Prodi nelle segrete del palazzo di re Enzo a Bologna. Fassino dislocato in Sicilia come commissario di quella federazione del suo partito. D´Alema agli arresti domiciliari a palazzo Borghese col divieto di avere contatti con Condoleezza Rice. Parisi all´Asinara. Bertinotti, Franco Giordano e Curzi obbligati a essere presenti a tutte le trasmissioni di Bruno Vespa. Rutelli e Marini in convivenza continuativa con Ciriaco De Mita. E Pollari? Pollari nominato comandante generale dei carabinieri e della guardia di finanza appaiati.
A quel punto mi sono svegliato.

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