ANATOCISMO,
LE BANCHE
SBAGLIANO

28 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano.

(WSI) – Le sezioni unite della Corte di cassazione hanno preso una decisione
definitiva, almeno così avrebbe dovuto essere, sullannosa questione
dell’anatocismo (sostanzialmente gli interessi sugli interessi). L’esito
è stato sfavorevole per le banche che dovrebbero quindi essere costrette
a rimborsare i propri clienti degli interessi percepiti in modo
illegittimo (almeno secondo la pronuncia della Cassazione). La decisione
non è un fulmine a ciel sereno, perché è stata preceduta da analoghe
sentenze di singole sezioni della stessa Corte, tutte conformi
all’ultima, presa a sezioni unite proprio per porre la parola fine sulla
questione e, indirettamente, liberare i tribunali di cause divenute
inutili. Inoltre, anche la Corte costituzionale aveva incidentalmente
esaminato la vicenda e aveva concluso in modo conforme all’orientamento
della Cassazione. Tutto finito quindi?’

Niente affatto. L’Abi,
l’associazione di categoria delle banche guidata da Maurizio Sella, ha fatto sapere che non ci pensa nemmeno ad adeguarsi alle
sentenze della Cassazione, supremo vertice della magistratura. Anzi, non
solo non pagherà un centesimo ai clienti, se non costretta in giudizio e
obbligata con la forza (ovviamente del diritto), ma esperirà tutti i
possibili ricorsi alla Corte costituzionale italiana e alla Corte di
giustizia europea. Naturalmente anche le banche hanno il diritto di
difendere quelli che ritengono essere i propri diritti, ma in questo
caso la questione si presenta più complessa.

Non si tratta solo di un
privato che vuole far valere un presunto diritto, ma di una primaria
associazione che si ribella a una serie di decisioni prese in modo
ineccepibile dalla magistratura suprema. Non è un conflitto tra organi
dello Stato, ma pur sempre un conflitto paraistituzionale considerata
l’importanza del soggetto che si ribella alla sentenza. Le conseguenze
di questo atteggiamento sono, ancora una volta, la perdita di prestigio
del Paese, della magistratura e delle banche e di fatto un ulteriore
allungamento dei tempi dei processi civili che pendono e penderanno
presso i tribunali, con danno per le stesse banche che spesso si sono
lamentate delle lungaggini dei procedimenti esecutivi. Forse era meglio
imboccare la via del negoziato.
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