Analisti benedicono nozze FCA-PSA, ma non nascondono: “perdita del controllo italiano”

1 Novembre 2019, di Mariangela Tessa

Sono prevalentemente positivi i giudizi degli analisti sul matrimonio FCA – PSA, annunciato ieri, anche se restano alcune ombre. Prima fra tutte, l’ulteriore riduzione dell’l’italianità” di FCA.

“L’intesa è sicuramente un accordo molto positivo per il gruppo italo-americano, anche perché scioglie il nodo creatosi dopo il tentato accordo con Renault-Nissan, che aveva lasciato il gruppo in una posizione di debolezza, avendo esplicitato a tutti come la strada del consolidamento fosse l’unica percorribile, per ragioni industriali, ma anche azionarie” ha commentato Marco Santino, partner per il settore automotive di Oliver Wyman. Che aggiunge: “Anche se viene presentato come un accordo “tra uguali”, si tratta di fatto dell’ennesima azienda che non sarà più di controllo italiano. Ma non si può dimenticare che Marchionne aveva già spostato in modo significativo il baricentro di FCA verso gli Stati Uniti, riducendo molto “l’italianità” dell’azienda. Inoltre, gli esempi degli ultimi anni ci mostrano come sia molto più importante la solidità rispetto alla nazionalità dell’azionista: meglio avere un’azienda con una proprietà internazionale di successo, che spinga e sviluppi le proprie attività in Italia, piuttosto che un’azienda di proprietà italiana, ma con scarse capacità di investimento e prospettive di sviluppo”.

Secondo l’esperto,

“l’accordo è interessante e ricco di prospettive, forse con meno potenziale nel lungo termine rispetto a quello con Renault-Nissan, ma sicuramente molto più semplice da implementare nel breve-medio termine. I due gruppi hanno infatti culture aziendali simili, si conoscono bene ed hanno già collaborazioni in atto; soprattutto non sussistono le complessità che si sarebbero potute presentare in una integrazione a tre che avrebbe coinvolto l’azienda asiatica. I benefici attesi potrebbero arrivare molto rapidamente, sia sui costi, sia soprattutto sul piano degli investimenti e sulla gamma prodotti”.

Non solo.

Carlos Tavares è probabilmente l’unico che possa confrontarsi con l’eredità pesante della figura di Marchionne, ed ha dimostrato di essere capace di realizzare imprese molto sfidanti, dove altri avevano fallito. Rimangono sicuramente alcuni dubbi (ad esempio sul portafoglio dei marchi) e alcune aree di debolezza (ad esempio il ruolo in Asia Pacific), ma il valore del gruppo che si va a creare è potenzialmente molto superiore alla somma delle parti.

Tra le case di investimento che hanno espresso il loro giudizio sull’intesa, spiccano Credit Suisse e Jefferies, secondo cui i termini della fusione sono più vantaggiosi per gli azionisti di FCA rispetto a quelli di PSA.

Per la banca svizzera, al netto delle sinergie, i termini dell’operazione assegnano a Fca un premio netto del 28% che corrisponde a una distruzione di valore del 26% per Psa dopo lo spin-off del gruppo di componentistica Faurecia, di cui Psa detiene il 46 per cento.

Per Jefferies il premio riconosciuto a Fca sale al 32% e questo significa che gli azionisti di Peugeot si stanno assumendo un rischio di mercato ben superiore a quelli di Fca.