Analisi: i tre catalizzatori della prossima crisi europea

22 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – I rapporti gia’ disfunzionali tra Francia e Germania non faranno che deteriorarsi in caso di vittoria di Francois Hollande alle presidenziali 2012. Un voto che coincidera’ con un cambio di governo in Grecia e con la richiesta di aiuti da parte del Portogallo.

E’ chiara l’emergenza di un piano politico sincronizzato tra Parigi e Berlino. In Francia tutto fa pensare a una vittoria dei socialisti, mentre la popolarita’ di Merkel in patria crea un certo livello di incertezza riguardo al futuro. L’unica cosa certa e’ il crollo del Partito Liberal-Democratico (Freie Demokratische Partei) alle prossime elezioni. Ma anche la coalizione di governo attuale potrebbe sciogliersi prima di settembre 2013. In particolare se in Francia andra’ al potere il centro sinistra.

All’inizio dei rispettivi mandati Sarkozy e Merkel non era d’accordo su molte questioni. Lo stesso succedera’ con Hollande. I rapporti saranno tesi e i due paesi avranno visioni distanti nella migliore delle ipotesi e conflittuali nella peggiore.

I socialisti francesi porranno l’enfasi sulla crescita e l’espansione fiscale, punti su cui Merkel e i suoi colleghi non sono a loro agio. Il conflitto potrebbe mettere sotto pressione il governo tedesco e macchiare l’immagine di leader che la Merkel si e’ guadagnata in patria e in Europa. Anche tenuto conto dei rapporti stretti tra socialisti francesi e tedeschi, la caduta dell’esecutivo tedesco diventerebbe probabile. Il centro d’Europa verrebbe gettato in un’area di limbo e le decisioni finirebbbero in una fase di stallo.

In circostanze economiche difficili queste condizioni politiche stagnanti potrebbero causare un’altra crisi.

Elezioni greche e piano di aiuti al Portogallo

Il secondo problema che potrebbe materializzarsi riguarda invece la periferia dell’Eurozona.

Nonostante l’ottimismo sulle negoziazioni del suo secondo piano di aiuti, e’ quasi scontato che le elezioni in Grecia, che dovrebbero tenersi tra aprile e maggio di quest’anno, in concomitanza con quelle francesi, porteranno a un caos e stallo politico.

Nello stesso lasso di tempo, il Portogallo fara’ domanda per un nuovo pacchetto di aiuti finanziari. Anche se Lisbona ha dimostrato di avere le capacita’ di varare le riforme richieste dalle autorita’ europee e implementare il progamma di rientro del deficit imposto dalla Troika (Bce, Commissione e FMI) la situazione economica e’ ancora precaria.

Le misure di austerita’ strozzeranno la crescita e la disoccupazione tocchera’ il picco piu’ alto nel 2013, mettendo sotto pressione spese e ricavi. Il debito del governo dovrebbe raggiungere il 120% del Pil l’anno prossimo. Di conseguenza, i rendimenti del debito sovrano continuano a restare su livelli superiori ai livelli antecedenti al programma di aiuto esterno.

Questi fattori sono i catalizzatori che rischiano di ostruire da qui al 2013 l’accesso a prezzi convenienti del paese e degli altri stati della periferia ai mercati obbligazionari. Proprio in un momento in cui Lisbona dovra’ recuperare 10 miliardi di euro per poter rifinanziare il suo debito.

Consapevole dei rischi che corre e malgrado le dichiarazioni pubbliche dei governanti, l’esecutivo lusitano sa benissimo che sara’ costretto a chiedere nuovamente l’intervento della Troika.

Il sostegno garantito dal ministero delle Finanze tedesco e’ incoraggiante, ma le prospettive di forze politiche dai poli opposti a sud e nord del Reno, unite alle tensioni politiche interne alla coalizione tedesca, potrebbero creare un periodo di incertezza prolungato. Che finira’ per minacciare i mercati.

Una crisi transitoria, ma pur sempre una crisi

I rischi di una nuova crisi non vanno sottovalutati. Non c’e’ motivo per cui l’European Stabiliy Mechanism (MES nell’acronimo italiano) e il fondo salva stati, flessibile com’e’ stato concepito, non riescano a intervenire in soccorso. E’ li’ apposta.

Il problema, tenuto conto delle risorse pressoche’ infinite a cui puo’ attingere la Bce per tranquillizzare i mercati, non e’ se esistono i mezzi per aiutare i paesi in difficolta’. Il nodo da risolvere e’ se le autorita’ avranno la volonta’ politica per farlo.