Amore per il dollaro? Macche’, sono gli altri asset che non ispirano

13 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Correlazioni in mutamento, nuovi trend che emergono e il greenback che riprende fiato. E’ stato questo il messaggio lanciato ieri, e che andiamo ad approfondire.

La risalita del dollaro USA attualmente si accompagna alla risalita dell’azionario (basti pensare che l’S&P 500 è salito abbastanza questa settimana per cancellare le discese della settimana passata), che non è stato fermato nemmeno dalle indiscrezioni secondo cui la SEC darà la caccia anche a Morgan Stanley dopo Goldman Sachs.

Tra le commodities, anche l’oro (XauUsd in piattaforma) è salito ad un livello record (attualmente siamo attorno a 1240$/on.) segnalando che nonostante le risalite e la voglia di vedere una ripresa in ogni settore, i trader rimangono coperti e non totalmente fiduciosi.

In controtendenza rispetto a queste salite è stato il petrolio (US Oil) che è sceso più dell’1% quotando attualmente 75,40$/barile. Questo rialzo simultaneo nel dollaro USA, nell’azionario e nell’oro indica secondo noi che l’interesse ed i flussi arrivati nelle attività americane deriva da una mancanza di fiducia nelle attività finanziarie alternative (quindi ad esempio una fuga dalle attività denominate in Euro) piuttosto che in un amore irrefrenabile per il dollaro (che, come vedremo, non sta proprio benissimo dal punto di vista fondamentale).

Ieri è uscito infatti il dato sul Deficit Commerciale USA, che è peggiorato del 2,5% (quindi gli USA hanno importato più di quanto hanno esportato) e siamo al livello più alto dal dicembre 2008.

Il recupero dell’economia a stelle e strisce quindi soffre senza avere esportazioni degne di nota e le difficoltà europee con tutta probabilità impediscono all’Eurozona di essere un buon partner commerciale per il momento.

Infatti la crisi dei debiti sovrani ha minato la fiducia che il mercato poteva avere nell’EU, con il potere dei consumatori al minimo e la fiducia delle imprese ancora in stallo. Inoltre, il peggioramento delle ragioni di scambio europee significa un incremento della convenienza per gli americani ad acquistare beni europei (quindi aumentando ancora lo squilibrio tra importazioni ed esportazioni).

Qui si vede un barlume di macroeconomia spiegata: meno esportazioni USA significa meno domanda di beni USA e quindi una diminuzione della domanda di USD. Nonostante questo il USD sta guadagnando terreno contro quasi ogni altra valuta, e questo probabilmente è l’ombra di un flight-to-quality che permea il mercato.

Passando al gossip inglese, la sterlina soffre ancora per via dei dubbi sulla coalizione tra i Conservativi ed i Liberal-Democratici, il primo governo del genere mai visto in UK. La coalizione dovrà mostrare la propria coesione affrontando con decisione il piano per la riduzione del debito pubblico e del deficit.

Si parla già di una riduzione delle spese pubbliche di 6 miliardi di sterline ed un aumento delle imposte sui capital gain che non siano di natura commerciale o imprenditoriale. Mervyn King ha provato a dare sostegno a queste dichiarazioni ma le discese nella sterlina mostrano che il mercato, almeno per ora, non ci crede.

Oggi abbiamo anche diversi dati UK: Bilancia Commerciale e Corsi Immobiliari, entrambi in uscita alle 10.30. Invece di dati USA abbiamo i prezzi all’importazione USA in uscita alle 14.30.

Passiamo brevemente all’analisi del mercato vivo in questo momento: abbiamo Tokyo e l’Asia in attività, con rialzi su ogni fronte tranne che sulla borsa di Shanghai. Hang Seng, Nikkei, Singapore sono tutti a rialzo ed i future sulle nostre borse sono puntate attualmente a rialzo e l’euro si sta ravvivando per l’apertura londinese.

Il pivot di giornata sull’EurUsd si trova a 1,2665 circa, e siamo diretti proprio là con possibili rialzi fino a 1,2700. La tendenza ribassista si sta affievolendo per il momento (e non perché i fondamentali siano in miglioramento, sono solo mosse tecniche), quindi vedere 1,2700 con estensioni fino a 1,2710 è una concreta possibilità.

Invece quando londrà lascerà spazio a New York nel pomeriggio, potremmo rivedere ribassi sull’Euro e occhio a break out sotto 1,2620 che può portare a 1,2595 almeno. Il UsdChf ovviamente si muove in maniera contraria all’EurUsd e quindi per evitare di sbilanciarsi totalmente da una parte – per coloro che giustamente sanno che il mercato raramente va in linea retta – si potrebbe giocare sulla correlazione inversa senza però mantenere i piedi sempre in due staffe.

Anche il GBP si mantiene in range sul grafico daily e quindi dobbiamo cercare un approccio bottom-up per capire dove andrà. Per il momento sembra che i ribassi si siano placati e che ci sia voglia di risalire a 1,4900. Una rottura di 1,4900 può aprire la strada a 1,4950 e sempre la direzione di stamattina. Occhio comunque a discese sotto 1,4820 che possono aprire la via a 1,4795 e – più in basso – 1,4750.

La situazione più interessante proprio in mattinata si rivela invece il UsdJpy: un range strettissimo invita al gioco sui break out: siamo costretti tra il 93,30 ed il 93,05 e quindi tutti staranno pronti alla rottura fuori da questo range con un ordine di acquisto sopra 93,30 e con uno di vendita sotto 93,05. L’obiettivo verso l’alto potrebbe essere un veloce 93,50 mentre verso il basso c’è più spazio. Ricordiamo che il UsdJpy è il cambio più reattivo sui dati USA quindi questo pomeriggio potremmo vederne delle belle.

Vediamo comunque comportamenti simili contro Jpy: sia GbpJpy che EurJpy sono in lieve rialzo “a gradini” con passi piccoli e timidi. Il trend è infatti assente: siamo in fase laterale compreso tra il 117,20 e il 118,20 su EurJpy, mentre su GbpJpy c’è spazio almeno fino a 139,00.

Il mercato comunque si sta focalizzando sullo Yen in questa prima parte della mattinata quindi sappiamo dove possono esserci delle concrete possibilità.

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