Altro che euro e dollari, le Banche Centrali sono tutte prese dalla febbre dell’oro

21 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

Bene rifugio per eccellenza, investimento preferito quando i tempi sono di forte incertezza e lo stesso dollaro non convince del tutto, l’oro continua a inanellare nuovi valori record. L’ultimo è stato testato nella giornata di oggi, complice l’effetto super yuan, ovvero complice la decisione di Pechino di accogliere gli appelli accorati di Washington per una valuta cinese più forte.

Il calo della valuta Usa successivo alla notizia ha sostenuto ulteriormente le quotazioni del metallo prezioso, per la relazione inversamente proporzionale che esiste tra il biglietto verde e le commodities le cui quotazioni sono espresse in dollari.

Detto questo, sarebbe a dir poco riduttivo dare solo allo Super yuan il merito di questa ennesima ascesa dell’oro. Qualcosa si sta infatti muovendo in questo mercato, e anche da tempo: a dirlo è un articolo di Cnnmoney, che arriva al punto parlando di una vera e propria febbre dell’oro che sta assalendo soprattutto… le banche centrali straniere.

Jeffrey Nichols, managing director di American Precious Metals Advisors e consulente economico senior di Rosland Capital, spiega infatti che, con i deficit che aumentano sia in Europa che negli Stati Uniti, e con le valute che in questo momento appaiono alla stregua di investimenti poco sicuri, le Banche centrali stanno guardando con sempre maggiore interesse al metallo prezioso almeno dall’anno scorso; nel 2009, infatti, gli istituti si sono confermati acquirenti netti di oro per la prima volta dal 1997 e le banche centrali che più di tutte si sono lanciate nello shopping sono state quelle dell’India, della Cina e della Russia.

Quest’anno, almeno stando ai dati disponibili, la palma – è il caso di dirlo – d’oro a chi acquista l’asset spetta soprattutto alla Russia. Secondo quanto riporta il World Gold Council, la Banca centrale russa ha incrementato infatti nel corso del primo trimestre del 2010 le proprie riserve d’oro di 26,6 tonnellate, ovvero di 1,2 miliardi di dollari al prezzo corrente.

Il motivo per cui la Russia punta sull’oro, spiega Nichols, è duplice: il paese considera infatti il detenere oro sia come un simbolo di prestigio sia come un modo per sostenere il proprio merito creditizio.

Al secondo posto nella classifica delle banche centrali “vittime” della febbre dell’oro ci sono le Filippine, che all’inizio dell’anno hanno acquistato il metallo prezioso per un valore di 424 milioni di dollari circa.

Al terzo posto si mette invece in evidenza quest’anno il Kazakistan, che nel primo trimestre del 2010 ha visto la Banca centrale acquistare oro per 137 milioni di dollari.

E come non parlare anche in questo caso della Cina? Secondo Boris Schlossberg, direttore della divisione di ricerca sul mercato dei cambi di Global Forex Trading, il paese – produttore numero uno al mondo del metallo – è considerato un altro attore principale nella corsa agli acquisti di oro.

E a dimostrarlo è la stessa ammissione di Pechino, che è arrivata l’anno scorso: la Cina ha aumentato le proprie riserve di ben il 76% rispetto al 2003. E l’ammissione, considerato il contesto economico globale, induce molti esperti a ritenere che lo shopping stia tuttora continuando.