ALTRO CHE BUCO NELL’ACQUA! (I)

9 Ottobre 2007, di Redazione Wall Street Italia

*Pierpaolo Scandurra è Managing Director di www.certificatiederivati.it. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI) – Diciannove per cento in dodici mesi, quasi nove punti in più dello S&P500 e dodici in più del MSCI World. Questi sono i lusinghieri risultati realizzati nell’ultimo anno dagli indici tematici dedicati ad uno dei trend secolari più importanti del nuovo millennio. L’acqua.
E dire che prima della discesa estiva che ha coinvolto gli indici azionari a livello globale, le performance di crescita del comparto raggiungevano e superavano abbondantemente il 30% al netto del cambio e il 60% se valorizzate in dollari. Ma non ci si poteva certo attendere una tenuta migliore da titoli che vivono in ogni caso degli umori e della fiducia del contesto generale: va infatti ricordato subito che non esiste una commodity chiamata “acqua” e che non esiste un mercato mondiale ove venga scambiato il future sull’acqua. Il comparto e gli indici specializzati sono composti da azioni di società impegnate nella realizzazione di impianti idrici, nella costruzione e manutenzione delle infrastrutture, o in qualsiasi altro settore legato alla produzione, estrazione,trattamento, fino a giungere all’imbottigliamento e alla distribuzione dell’acqua.

Nonostante i buoni risultati già realizzati dagli indici di settore, le opportunità di investimento nel settore dell’acqua sono destinate ad aumentare nel prossimo futuro: nei prossimi 30 anni l’acqua diventerà una materia prima scarsa. E’ impossibile stabilire esattamente quanta acqua sia disponibile sul pianeta, dato che la quantità trattenuta nell’atmosfera e nella crosta terrestre è solo stimabile. Ma basti pensare che dal 1970 le riserve di acqua si sono ridotte del 40% a fronte di una domanda e un consumo in continua crescita ( forte la domanda proveniente dalla Cina e dall’India).

La prima banca ed emittente a pensare ad un indice e a dei certificati legati all’oro blu è stata l’olandese Abn Amro poco prima dell’estate 2006. L’indice S&P Custom/Abn Amro Total Return Water Stocks è un paniere ideato dalla stessa banca ma sponsorizzato e calcolato dalla Standard & Poor’s : 10 le aziende scelte e selezionate tra quelle maggiormente impegnate nel settore idrico. I criteri di selezione ed inserimento nell’indice riguardano la capitalizzazione ( almeno 500 milioni di dollari), il consenso positivo dato dal almeno il 50% degli analisti ( criterio che lascia il tempo che trova in quanto obsoleto e superfluo a parere nostro), ma soprattutto la provenienza dei proventi, almeno per il 45% derivanti da prodotti e servizi legati all’acqua. Riguardo il metodo di calcolo dell’indice va evidenziato come sia previsto il reinvestimento dei dividendi distribuiti dalle società componenti l’indice e il ribilanciamento dei pesi nel mese di ottobre al fine di mantenere inalterato al 10% il peso di ogni società.

Il primo certificato legato all’acqua è stato un classico Benchmark ed ha esordito sul mercato italiano il 25 maggio 2006 ad un prezzo di emissione di 100 euro. Solo qualche settimana dopo è approdato al SeDeX e risale proprio ai primi giorni di quotazione il minimo storico segnato dal certificato , 97,16 euro. Da quel momento, nonostante il costante indebolimento del dollaro ( valuta di riferimento dell’indice) nei confronti dell’euro ( valuta di riferimento del certificato) la crescita del Benchmark è stata ininterrotta fino ai 136,98 euro segnati il 31 maggio 2007. Attualmente il certificato quota 126,87 euro e dimostra di aver sofferto la difficile situazione di mercato del mese di agosto senza però eccedere in negativo.

A distanza di diversi mesi, Abn Amro è tornata sull’indice con una serie di Protection Certificates in collocamento mese dopo mese presso gli sportelli Antonveneta: a partire dal 30 aprile sono sei i certificati dotati di protezione agganciati all’indice Abn Amro Water Stocks (nella versione Price Return però) su cui l’investitore può puntare. Non più solo replica lineare del sottostante dunque ma anche la possibilità di cavalcare il trend per i prossimi cinque anni con la consapevolezza di rischiare poco o nulla del proprio capitale e partecipare nel contempo quasi totalmente alla crescita dell’indice.

Partendo proprio dall’ultimo Protection emesso scendiamo nel dettaglio dei sei Protection Acqua: sottoscrivibili e negoziabili con un importo minimo di 100 euro , i Protection consentono a scadenza (prevista nel 2012) di limitare i rischi di perdita al 90% del capitale iniziale ( 100 euro) e di partecipare, per una percentuale del 90% ( le prime emissioni di aprile e maggio prevedevano una partecipazione del 95%) , all’eventuale ulteriore crescita dell’indice sottostante. Da apprezzare il fatto che questi certificati, a differenza di quanto avviene per il Benchmark, non espongono il risultato al rischio cambio pur essendo l’indice sottostante espresso in dollari. La quotazione,al termine della fase di collocamento avviene in Lussemburgo. Per il calcolo dell’indice è prevista una commissione di gestione pari a 1,50 euro annui fissi per certificato, da calcolarsi sui giorni di effettivo possesso.

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