Alluminio: OEA, a rischio i produttori europei (2)

9 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – La presenza di incentivi e sussidi governativi in questi paesi ha dato il via a una massiccia dei nostri produttori. Inoltre in paesi come India e Cina la mancanza di politiche ambientali, sociali e di sicurezza rende possibile una produzione a bassissimo costo che comporta notevoli danni da inquinamento (basti pensare che nelle produzioni europee e italiane il 30% del costo produttivo è relativo al mantenimento degli standard ambientali) e condizioni lavorative disumane. In mancanza di normative che regolino l’attività industriale in questi paesi, la presenza di dazi all’import permette alle aziende europee di compensare un grave squilibrio competitivo, continuando a garantire produzioni che rispettano le condizioni dei lavoratori e l’ambiente. I vantaggi previsti dall’abolizione del dazio all’import per i consumatori sarebbero assolutamente trascurabili, basti pensare infatti che per un’automobile (il 70% dell’impiego dell’alluminio è nell’automotive) il costo dell’alluminio utilizzato è pari a circa 300€, quindi un dazio al 6% equivale a circa 18€, cifra irrisoria rispetto al prezzo finale al consumatore. Va peraltro ricordato che i trasformatori di materie prime, che beneficerebbero di questa abolizione, sono protetti da un dazio sull’importazione dei prodotti semi-lavorati pari al 7,5%. Il dazio sull’import dell’alluminio rimane uno dei pochi strumenti per ridurre le distorsioni del commercio internazionale. Perfino secondo la disciplina della World Trade Organization il dazio è considerato uno strumento di difesa commerciale pienamente legittimo, grazie alla sua trasparenza e alla prevedibilità dei suoi effetti sugli scambi internazionali, al contrario di sussidi e normative tecniche e ambientali il cui impatto distorsivo è più complesso da prevedere e valutare. Il mantenimento del dazio sulle importazioni di alluminio consente di proteggere l’industria comunitaria dall’invasione di produzioni provenienti dai paesi extra-europei, bilanciando parzialmente l’assenza di regolamentazioni e normative ambientali stringenti nonché la presenza di sussidi e vantaggi economici di cui questi possono godere. L’abolizione del dazio all’import avrebbe conseguenze devastanti sui “refiners” europei. Questa liberalizzazione andrebbe infatti a favorire le industrie extra-europee che non prevedono alcuna tutela dell’ambiente e dei lavoratori, con la conseguenza di produzioni a basso costo e di concorrenza selvaggia nei confronti delle aziende europee. L’Europa perderebbe il suo ruolo nella produzione di alluminio, fondamentale per garantire autonomia di approvvigionamenti agli stessi trasformatori europei. Nella malaugurata ipotesi in cui la produzione fosse concentrata in monopoli al di fuori della Comunità Europea, non ci si deve illudere che i prezzi rimarrebbero competitivi e stabili, come avviene adesso grazie alla presenza dei produttori europei. Il mondo dell’alluminio è certamente a favore del libero scambio purché sia effettivamente tale, con regole che valgano per tutti: per questo il mantenimento del dazio appare necessario finché non si sarà raggiunta una normativa condivisa a livello internazionale. Non si tratta di una misura protezionistica volta a ottenere illeciti vantaggi, tutt’altro: è una legittima difesa dalla concorrenza sleale messa in atto con gravissime conseguenze ambientali e sociali da parte di alcuni paesi extra-europei.