ALLARME SORPASSO ANCHE BERLUSCA VUOLE IL TRICICLO

19 Novembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Nello staff del Cavaliere la paura del sorpasso alle europee c’è, ed è evidente. Un sorpasso che, stando ai sondaggi dell’oggi potrebbe risultare addirittura doppio: l’uno (scontato) del partito riformista su Forza Italia, l’altro (solo probabile) dell’intera opposizione sulla maggioranza. Ecco dunque spiegati i quotidiani appelli forzisti alla lista unica del centrodestra, che eviterebbe almeno il primo sorpasso, dall’effetto mediatico dirompente: quello della lista Prodi sul partito di Berlusconi. Sia ben chiaro, però: la lista unica della Cdl non sarebbe una scelta strategica ma elettorale, tanto da costituire solo una risposta al neonato triciclo. Di questo sono consapevoli tutti nella maggioranza.

Guardando alle posizioni politiche attuali, per Berlusconi ci sarebbe poco da sperare. La Lega non ci sta a priori, e la divaricazione fra il Cavaliere e il subgoverno Fini-Follini è così ampia da non lasciare sulla carta speranze per un’intesa; ma la politica è mobile, e Fini è tendenzialmente favorevole. E poi qualcosa di grosso si muoverà non appena un paio di «pratiche» fondamentali come Finanziaria e legge Gasparri passeranno. Accadrà infatti che lo staff berlusconiano darà il via a una fortissima opera di moral suasion, basata su tre punti fondamentali. Innanzitutto, si partirà dal contingente, ovvero dalla richiesta di rimpasto.

Il premier farà capire bene agli alleati che ci sarà soltanto in cambio della lista unica (e ciò spiega la freddezza attuale di Follini, propenso a spostare il rimpasto a dopo le europee. Ottenendolo a gennaio, sarebbe di conseguenza costretto a dire «sì» al listone). Il secondo punto riguarda lo spostamento dell’asse politico della coalizione. Berlusconi dirà a Fini e Follini che alleandosi nel triciclo sarebbe più facile ridimensionare Bossi. An non è così ottimista, ma fa questa valutazione: «Bossi che va da solo alle europee si avvantaggia elettoralmente, ma non politicamente. Volente o nolente, se Berlusconi fa la lista senza la Lega, è costretto a stare con noi. Come potrebbe dopo mantenere l’attuale atteggiamento filo-nordista?». Infine (terzo punto), Fi lascerà intendere agli alleati che con la lista unica le spese per la campagna elettorale sarebbero tutte a carico degli azzurri. E in questi tempi di magra per le finanze dei partiti, non è argomento da poco.

Follini rimane comunque assai contrario. Pensa che le elezioni europee siano per l’Udc il momento giusto per contare e per contarsi, e in questa battaglia ha al suo fianco, paradossalmente, i centristi a lui meno vicini: D’Antoni e Buttiglione. Il segretario deve però confrontarsi anche con le idee dei due big del sub-governo. Casini, innanzitutto, favorevole perché crede che per questa via i centristi potranno un giorno prendere la guida dell’intera coalizione (anche se recentemente ha piuttosto ammorbidito la sua posizione). Fini invece conterebbe sulla lista unica per prendere due piccioni con una fava. Primo: occultare il risultato di An alle europee, oggi più incerto che mai dopo la svolta di «sinistra». Secondo: entrare nel Ppe come uno dei leader dell’intero centrodestra, e non solo di una parte per giunta dal passato sospetto.

Fatto sta che al vertice di stasera tra i leader della Cdl e allargato ai saggi di Lorenzago, Berlusconi non introdurrà il tema delle europee, ancora troppo pericoloso e pieno di incognite, compresa la questione della riforma elettorale, l’unico punto sul quale Udc e Lega concordano decisamente per il «no» (anche se prosegue la liason di Fi con Ds e Margherita). Il premier si fermerà invece alle riforme istituzionali. E, contando anche sull’unità ritrovata in seguito al cordoglio per l’attentato in Iraq, chiederà un ulteriore sforzo di coesione ai suoi alleati, a cominciare da Bossi, al quale offrirà certezze sulla devolution.

D’altronde il Cavaliere si è già mosso, tanto che dopo aver lanciato l’altro giorno l’ennesimo penultimatum, ieri il Senatur è rientrato: ha annunciato che nel Consiglio dei ministri di domani verranno presentati alcuni emendamenti alla riforma federalista «che nascono anche dalle proposte formulate dalla commissione Bicamerale degli affari regionali». A grandi linee, saranno Giovanardi e D’Onofrio a occuparsene, due centristi non ostili alla lista unica.

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