Allarme povertà in Italia: indigenti quasi raddoppiati

14 Giugno 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – La morsa della crisi economica prolungata si fa sentire provocando un aumento forte nel numero di famiglie e di persone in condizione di povertà assoluta. A dirlo l’Ufficio studi di Confcommercio secondo cui le famiglie assolutamente povere in Italia sono quasi raddoppiate nei sette anni di ciclo recessivo (+78,5%), con un incidenza sul totale passata dal 3,5% pre-recessione al 5,7% del 2014. Gli individui poveri assoluti hanno superato nel 2014 i 4 milioni, con un incremento di quasi il 130% rispetto al 2007, arrivando a sfiorare quasi il 7% della popolazione.

“Dati da terzo mondo, indegni di un Paese civile” dice il Codacons secondo cui il “violento calo dei consumi registrato in Italia nel periodo della crisi (2007-2014) ha costretto le famiglie a ridurre drasticamente gli acquisti”. La Confcommercio non usa mezzi termini nel descrivere una situazione preoccupante per il nostro paese.

“Questa a cavallo delle prime due decadi del XXI secolo, dunque, rappresenta la seconda più grave recessione nella storia nazionale dalla proclamazione del Regno d’Italia. Non a caso, il Pil reale per abitante del 2015, è ancora approssimativamente attestato sugli stessi livelli del 1996. È come se le famiglie italiane avessero spostato indietro di un ventennio l’orologio del proprio tenore di vita”.

Il reddito disponibile delle famiglie, misurato in termini di potere d’acquisto ai prezzi del 2015, si è ridotto nei sette anni della recessione di oltre il 10% e parimenti la spesa in termini reali si è contratta di circa 7 punti percentuali. Le famiglie quindi – secondo quanto rileva nel suo studio la Confcommercio – hanno in qualche misura cercato di non contrarre della stessa entità del reddito il proprio tenore di vita, a scapito però del risparmio, i cui flussi si sono ridotti di quasi il 36%.

La crisi ovviamente cambia le abitudini e i consumi delle famiglie, anche se gli italiani cercano di non rinunciare mai a svaghi e divertimenti, come viaggi e vacanze, forse per non sentirsi troppo depressi.

“Le principali funzioni di consumo hanno evidenziato, tra il 2008 e il 2014, pesanti riduzioni, compresa la stessa spesa alimentare che si è contratta in quantità di oltre il 12%, così come fortemente penalizzati sono risultati gli acquisti di beni durevoli (-25% circa), con punte superiori al 40% relativamente all’acquisto di mezzi di trasporto. Solo la voce relativa alle spese connesse con le attività turistiche sembra aver risentito in misura più attenuata degli effetti negativi del ciclo recessivo, evidenziando, probabilmente, una ricomposizione del mix di scelte nei panieri di spesa delle famiglie. Queste ultime, stante un vincolo di bilancio stringente, hanno preferito rinunciare ad acquisti più impegnativi ed onerosi in termini di prezzo unitario, come appunto nel caso dei beni durevoli, per non tagliare drasticamente su attività ricreative come viaggi, vacanze e consumazioni fuori casa”.

Fonte: Confcommercio