Alimentare, il made in Italy soffre

28 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il prodotto alimentare italiano perde colpi sui mercati. E’ quanto emerge da una ricerca di Federalimentare-Ismea dal titolo “Il made in Italy alimentare alla prova della concorrenza”, presentato ieri a Roma. Gli indicatori sono chiari: la pressione competitiva delle altre nazioni si fa avvertire in modo preoccupante al punto che il settore alimentare italiano, negli ultimi dieci anni, ha registrato una perdita di competitività mediamente del 15,4 per cento. E non è l’unico dato negativo. Dal 1996 ad oggi, infatti, il calo di produttività è stato del 3 per cento. Nello stesso periodo di tempo, Francia e Germania hanno invece saputo correre a una velocità superiore a quella italiana. Dallo studio emerge che l’alimentare italiano esporta oggi il 14 per cento del proprio fatturato, contro il 18 per cento del fatturato esportato in media dall’industria alimentare europea. Sulla centralità dell’export si sofferma il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, che annuncia l’introduzione, in Finanziaria, del credito di imposta per la promozione del made in Italy all’estero. La misura rappresenta uno degli sforzi possibili dal punto di vista finanziario per il rafforzamento della filiera agroalimentare italiana, “sarà come un stimolo – spiega De Castro – perché legherà il marchio alla materia prima italiana”. L’obiettivo è quello di promuovere direttamente le imprese che commercializzano all’estero, attraverso un investimenti promo-pubblicitario”. “I quattro punti di differenza – spiega Luigi Rossi di Montelera, presidente di Federalimentare – non sono pochi e nei prossimi anni la situazione competitiva potrebbe peggiorare ulteriormente”. La ricerca di Federalimentare individua quali sono i veri “competitors” per il settore, identificando nella Spagna e nella Francia i più pericolosi concorrenti, mentre sul fronte extraeuropeo la competizione sarà agguerrita nel futuro con la Cina, per l’ortofrutta, e con l’Australia, soprattutto per le bevande alcoliche. In aggiunta, il rapporto di linea di prospettive future per la competitività dei prodotti agroalimentari italiani e lo scenario indicato è preoccupante, “grazie al diffondersi di processi di liberalizzazione dei mercati – avverte il presidente di Federalimentare – i prezzi mondiali del 2,4 per cento e quelli europei dell’1,6 per cento all’anno, mentre la produttività del lavoro dell’industria alimentare sarà ridotta, se le reti agricole rimarranno stabili al 2,5 per cento in dieci anni”. Le previsioni di Federalimentare riguardano anche l’approvviggionamento di materie prime agricole dall’estero, che sono destinate a crescere nei prossimi anni, mentre si dovrebbe registrare una riduzione dell’avanzo commerciale dell’industria alimentare. I campioni del made in Italy, da soli, assicurano il 60 per cento del nostro export agroalimentare. Anch’essi, però, secondo lo studio, vivono con difficoltà la crescente concorrenza straniera sui mercati internazionali.