Alessandria a un passo dal default. Comune occupato

26 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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ROMA – In trincea, anzi in brandina e in piazza, contro il default. A inaugurare il letto pieghevole che da ieri campeggia nell’ufficio del sindaco di Alessandria, è stato l’assessore alla Pubblica istruzione Nuccio Puleio. E stasera tocca al sindaco Rita Rossa. Una sorta di occupazione permanente o – come preferisce dire lei – «un presidio istituzionale per lavorare a ciclo continuo sul risanamento dei conti nel prossimo mese, una forma di protesta operosa».

Politica spettacolo o politica e basta? Per i 711 dipendenti comunali probabilmente è una domanda oziosa.

Ieri hanno dormito a casa loro ma questa mattina al posto dello stipendio intero vedranno solo un acconto di settecento euro, «e speriamo che ci siano davvero».

Hanno già dato l’addio agli straordinari, ai buoni pasto, ai telefonini. Ora è concreto il rischio di darlo anche alla busta paga. «Il resto dello stipendio? Arriverà – assicura Rossa – spero già per fine settimana». Per il momento i dipendenti comunali, quelli delle partecipate dal Comune che garantiscono la raccolta della spazzatura, gli autobus, il gas e l’acqua, le cooperative che lavorano con Palazzo Rosso – 2.500 persone circa – si fidano solo a metà, proprio come il loro stipendio. Stamattina, così, tutti in piazza per uno sciopero generale aperto a negozianti e professionisti con un volenteroso slogan che recita: «Bisogna voltare pagina».

Il default è tra noi. Sta a un’ora di treno da Torino e Milano, tra i palazzi barocchi di piazza della Libertà e le signore in bicicletta che sciamano in via Milano tra un Grom e un Benetton. È nelle cifre sempre ufficiose che fanno tremare chi le scrive e chi le legge: 90 milioni entrati l’anno scorso nelle casse del Comune e 105 usciti.

A rigor di matematica è un buco di 15 milioni, ma aggiungendo altre voci si vola facili oltre i 45. E poi la montagna del debito: 157 milioni, dicono le stesse stime, di cui 78 proprio verso le aziende partecipate. Il conto preciso lo si avrà però solo dopo il 3 novembre quando i tre commissari liquidatori incaricati di fare l’autopsia dei bilanci ereditati dal precedente sindaco Piercarlo Fabbio avranno raccolto tutte le richieste dei creditori. Intanto Fabbio è rinviato a giudizio per falso in bilancio, abuso d’ufficio e truffa ai danni dello Stato assieme al suo assessore alle Finanze Luciano Vandone – affettuosamente ribattezzato «Vendone» per gli ampi e articolati programmi teorici sulle privatizzazioni che avrebbero dovuto sanare miracolosamente i conti – e all’allora Ragioniere capo del Comune.

Il default ha la giacca arancione di Antonio, dipendente dell’Amiu, l’azienda dei rifiuti, che alle nove e mezzo del mattino risale sul suo furgone in via Gramsci: «No, per noi, a quel che so, niente stipendio; nemmeno i 700 euro dei comunali. Come farò? Non lo so proprio, anche la mia compagna fa il mio stesso lavoro e abbiamo due figli. Mi alzo alle quattro del mattino e ho cinquanta strade da pulire ogni giorno. Dicono che da gennaio, con i soldi dell’Imu, ci pagheranno. Ma fino ad allora io e i miei duecento colleghi come facciamo?». Ad altri, come ai dipendenti dell’Atm che fa girare i bus, andrà meglio: questo mese stipendio pieno. Ma l’hanno saputo solo martedì e per novembre non ci sono garanzie.

Anche Rossella Di Donna, oggi di turno al presidio delle cooperative sociali che da dieci giorni assedia pacificamente con un camper il Comune è una faccia di questo default imminente: «Aspettiamo 8 milioni di fatture non pagate, in ballo ci sono mille posti di lavoro nostri e servizi essenziali per i cittadini. Andiamo in banca a farci scontare le fatture del Cissaca, il consorzio dei servizi sociali, e ci dicono che sono carta straccia. Io dirigo una struttura diurna per disabili. Ci sono miei colleghi che non hanno i soldi per fare benzina e andare al lavoro. La scorsa settimana, per fare la spesa nella nostra comunità, abbiamo dovuto usare i nostri Bancomat».

Se Alessandria non fosse il primo capoluogo di provincia italiano in dissesto, ma uno Stato, il suo rapporto debito/Pil sarebbe oltre il 160%. La Grecia, oggi, è al 150%. E davvero qui la situazione rischia di scivolare verso Atene, anche se la protesta ha toni sommessi e non volano certo le pietre. Anzi, si racconta in città, quando una delegazione del Comune è approdata al ministero dell’Interno per chiedere un po’ di ossigeno finanziario, qualcuno l’ha gentilmente rimbrottata: «Siete troppo sabaudi».

Sabauda o meno, entro il 30 novembre Rossa deve portare al governo il «bilancio di riequilibrio» per il 2012, ossia un documento nel quale – sorpresa! – le uscite non superino le entrate. E poi resta, ovviamente, il buco pregresso. Come farà? È qui che nei prossimi trenta giorni si gioca la partita vera di Alessandria. Il sindaco per ora ha presentato al governo una lunga richiesta di azioni: dal pagamento di 6 milioni di crediti che lo Stato deve al Comune, all’anticipo a novembre del rimborso dell’addizionale Irpef, all’inserimento – che di sicuro non ci sarà – di Alessandria tra i comuni in fase di pre-dissesto. «Aspetto che Monti mi chiami – dice lei – il mio telefonino è sempre acceso». Dal palazzo del governo il prefetto appena insediato Romilda Tafuri assicura l’interessamento di Roma ma chiede anche «una politica dei piccoli passi», che significa per il momento accontentarsi di garantire gli stipendi mese per mese. «Condivido le preoccupazioni della comunità alessandrina – dice – ma è molto importante operare in modo congiunto e responsabile».

Comunque vada la partita romana bisognerà comunque tagliare le spese, fa sapere Rossa, e magari vendere qualcosa: «Ho bisogno di vedere dove ci sono gli sprechi e di sicuro ci saranno degli esuberi – spiega il sindaco -. Entro due o tre settimane farò proposte concrete, ma già si vedono spazi dove intervenire: perché tagliare l’erba è un servizio che costava 350 mila euro l’anno e con l’ultima giunta è diventata una spesa da due milioni?». L’ipotesi degli esuberi preoccupa non poco i sindacati. Alle quattro del pomeriggio, nella bella sede della Camera del Lavoro con il murale del Quarto Stato in cortile, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil riuniti attorno a un tavolo per preparare lo sciopero di oggi lo dicono chiaro: «Il Comune non ci informa e non capisce che qui bisogna risanare prima che ci risanino. È vero che le responsabilità sono di chi c’era prima, ma questa giunta è qui ormai da cinque mesi e non si è mossa».

Poi ci sarebbero le privatizzazioni. Dagli immobili al gioiello meno appannato della corona: quell’Amag che fornisce acqua e gas e che alcune stime valutano 90 milioni. Ma anche qui gli ostacoli non mancano. Proprio l’Amga, ad esempio, è stata di recente gravata da 48 assunzioni nominative che sono costate un avviso di garanzia al suo ex presidente Lorenzo Repetto. E sull’Amiu, quella dei rifiuti, girano pittoresche missive anonime compilate da mani esperte: ha il 19% di dirigenti, quadri, impiegati e collaboratori, si sostiene, contro un 5% di una corrispondente azienda privata. Non sarà un mese facile per il sindaco in brandina e per i suoi concittadini.
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