Alert: un’ondata di fallimenti societari colpirà l’Europa

7 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – A dispetto del miglioramento del clima di fiducia che si respira sul mercato del credito, in Europa il numero di fallimenti societari è destinato, quest’anno, a salire in maniera esponenziale.

E’ l’allarme lanciato dal Financial Times, secondo cui il deterioramento del contesto macroeconomico, insieme all’irrigidimento nella concessione di prestiti da parte degli istituti bancari, stanno mettendo sotto pressione soprattutto le aziende più piccole e quelle più indebitate. Nessuna, sorpresa, dunque, se a fine 2012 l’industria europea si troverà a fare i conti con un’ondata di fallimenti.

D’altro canto le banche europee, per rispondere alle norme più severe imposte da Bruxelles, sono sempre più restie a concedere prestiti, preferendo invece aumentare i livelli di capitale. Una recente indagine della Banca centrale Europea ha messo in luce un significativo inasprimento delle condizioni del credito negli ultimi tre mesi del 2011. E le attese delle banche sono per un peggioramento della situazione nel corso dei prossimi mesi.

Complessivamente – si legge nell’articolo del quotidiano londinese – le società europee sono in buona salute grazie alle profonde ristrutturazioni portate avanti dall’inizio della crisi. Secondo Morgan Stanley, l’indebitamento netto è sceso ai minimi dal 1990. Tuttavia molti gruppi, soprattutto quelli che hanno dimensioni ridotte, fanno sempre più fatica a rifinanziare il proprio debito.

La liquidità maggiore resta concentrata nelle casse delle aziende più grandi. Per capirci, dei 609 miliardi di cash in mano alle 400 società che compongono l’indice delle maggiori società europee non finanziarie Bloomberg, la metà è nelle mani delle 35 più grandi.

Un primo assaggio di quello che ci aspetta nel 2012 è arrivato dal recente fallimento di Petroplus Holdings AG, società di raffinazione svizzera nonché il maggior produttore indipendente di carburanti in Europa, che non è riuscita a rinegoziare le linee di credito vitali per far funzionare i suoi impianti e, lo scoso 25 gennaio, e ha avviato le procedure per la moratoria concordataria.

Ma quali sono le attese degli analisti? I più pessimisti sono gli esperti di Standard&Poor’s secondo cui il tasso di default potrebbe salire fino all’8,4% del totale, in netto rialzo rispetto al 2,6% attuale. Più caute le stime di Morgan Stanley (5%), Rbs (5,6%) e Bank of America Merrill Lynch (5,9%). Mentre i “più ottimisti” sono gli esperti di Bnp Paribas, che stimano un più contenuto 4%.