Alert bufera politica: Report indaga su Tremonti

24 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Dopo il caso Berlusconi-Antigua, Report ha acceso ieri un faro sulla manovra di finanza pubblica e sulla riforma fiscale, mettendo in luce la difficoltà «di separare la figura del Tremonti ministro da quella del Tremonti commercialista». Anche perché – ha detto Milena Gabanelli, conduttrice del programma di Rai Tre – il titolare dell´Economia, ogni volta che abbandona il governo rientra nello studio Vitali-Romagnoli-Piccardi, da lui stesso fondato, che cura gli interessi di numerosi clienti in contenzioso con il fisco: Dolce&Gabbana, Mps, Capitalia e Fininvest. Quest´ultima beneficiaria, con Mondadori, di una legge che le ha consentito di chiudere con 8,6 milioni una richiesta di 176 milioni dal fisco.

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Report ha ricordato le consulenze di Vitali-Romagnoli-Piccardi alla lussemburghese Bell di Emilio Gnutti & C., cui la Finanza aveva chiesto 680 milioni per non aver pagato tasse sui 2 miliardi guadagnati vendendo il 22% di Telecom a Marco Tronchetti Provera nel 2001. Nel 2003, con Tremonti al ministero, le Fiamme Gialle accettarono le tesi dei legali di Gnutti («Bell non è italiana»), pagati poi secondo indiscrezioni con una parcella di 25 milioni. Il dossier è stato riaperto tre anni dopo da Vincenzo Visco. E Bell ha deciso di transare, sborsano 156 milioni e rinunciando a 75 milioni di benefici fiscali.

da Report di ieri sera:

Il ministro Tremonti dopo aver lasciato una carriera di successo come tributarista, esperto di un sistema fiscale “che fa schifo”, come disse nel 1994 nel primo governo Berlusconi, ora si trova costretto dall’emergenza Euro a dover tappare le via di fuga agli evasori. Devono entrare 10,5 miliardi per tenerci lontano dalla speculazione, basteranno le nuove misure previste dalla manovra tremontiana di luglio? Dagli scudi ai condoni alle sanatorie: gli sconti agli evasori sono stati sempre giustificati dal bisogno di far cassa, ma a quale prezzo? E poi si poteva evitare di arrivare a questo punto e se sì, chi aveva il potere e il dovere di evitarlo? Ora i sacrifici della manovra sono necessari perché lo chiede l’Europa, ma l’Europa non ha descritto anche quali sono le categorie che devono svuotare il portafoglio a seguito dei tagli lineari.

Dietro l’angolo ci aspettano manovre delle Regioni e dei Comuni sulle tariffe locali, su trasporti e sanità senza le liberalizzazioni che avrebbero controbilanciato gli aumenti. Il rischio con manovre di questo tipo è che le famiglie si debbano caricare sulle spalle anche le spese dei servizi per cui pagano anche le imposte, come sta già succedendo in Veneto e in Puglia. Almeno i sacrifici richiesti mettono a posto definitivamente i conti? Il premio al rischio sul nostro debito sovrano rimane alto, segno che siamo ancora dei sorvegliati speciali. Da una parte c’è un Pil che non cresce, dall’altra c’è un gettito fiscale che cala sempre di più soprattutto in un futuro prossimo visto che la grande industria manifatturiera se ne sta andando in Serbia o in Albania. Ma certe delocalizzazioni servono solo a salvare l’azienda o servono piuttosto a evadere insieme l’iva, le imposte e i dazi?

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Fabrizio d’Esposito – Il Riformista

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Gabanelli, Santoro, Fazio, Saviano, Benigni. In questa settimana che si chiude, il dg della Rai Mauro Masi ha sgranato un lungo rosario di polemiche e attacchi. Da Viale Mazzini raccontano che non è ancora finita. Perché stasera a Report si aprirà un altro fronte importante e delicato: la trasmissione di Milena Gabanelli su Raitre si occuperà del vecchio studio di Giulio Tremonti, oggi studio Vitali-Romagnoli-Piccardi. I legali degli ex soci del ministro dell’Economia hanno già inondato di diffide i loro colleghi della Rai. E Masi ha litigato con il direttore della rete, Paolo Ruffini.

I due, Masi e Ruffini, si sono sentiti più volte negli ultimi giorni e una fonte riassume le loro telefonate così: «È in atto una forte turbolenza». Del resto, una puntata su Tremonti, temono i berlusconiani di Viale Mazzini, può trasformarsi in «un violento attacco al ministro che è anche azionista dell’azienda». Tasto dolentissimo. I falchi tv del Pdl aspetteranno stasera per dare il loro giudizio sulla puntata, ma il clima è di guerra, tanto per cambiare.

Già scottato dal Report su Antigua e le ville del Cavaliere, il partito della normalizzazione che fa capo a Masi è convinto che ormai c’è di fatto un fronte Gabanelli, dopo quello Santoro. Questo il ragionamento che si fa: «La Gabanelli ha sempre fatto inchieste approfondite e documentate ma adesso risente del nuovo clima che c’è. Le ville del Cavaliere ad Antigua non rappresentano nulla d’illegale. In questo caso la sola colpa di Berlusconi è di essere ricco». In pratica la linea dettata dal neoministro allo Sviluppo economico Paolo Romani, che ha mantenuto le deleghe alle Comunicazioni: «Gabanelli è brava ma la puntata su Antigua è stata odiosa». Perdipiù, accusano ancora da Viale Mazzini, «in quell’occasione Ruffini non ha avvisato Masi come avrebbe dovuto».

Stasera, dunque, si replica con Giulio Tremonti. L’inviato di Report si è presentato al suo vecchio studio, da cui ufficialmente il ministro è uscito, chiedendo di vedere le parcelle pagate dalla Bell del finanziere Emilio Gnutti detto Chicco per il contenzioso con il fisco sulle plusvalenze ricavate dalla vendita di Telecom a Marco Tronchetti Provera. Una vicenda che emerge anche dalle intercettazioni dei furbetti del quartierino sulla stagione delle scalate ad Antonveneta e Bnl. È proprio Gianpiero Fiorani che ai magistrati racconta che per la vertenza con l’Agenzia delle entrate la parcella pagata dalla Bell allo «studio Tremonti» è costituita da «una cifra importante: venti o venticinque milioni di euro».

Insomma, il sospetto dei falchi del Pdl di Viale Mazzini è che stasera si proponga questa tesi: «Ecco gli affari del ministro dell’Economia che agli italiani chiede ancora sacrifici per la manovra economica».
La vicenda Bell-«studio Tremonti» inizia quando l’erario chiede alla cassaforte lussemburghese di Gnutti ben un miliardo e seicento milioni di euro sulle plusvalenze raccolte dalla transazione Telecom. La storia dorme per quattro anni perché, con Tremonti e il centrodestra al governo fino al 2006, l’amministrazione finanziaria rinuncia alla riscossione.

Il fascicolo si riapre con la vittoria di Prodi e la Bell di Gnutti, controllata dalla Hopa, chiude la vertenza con un pagamento di molto inferiore alla cifra richiesta: 256 milioni di euro. Ufficialmente Gnutti è difeso dall’avvocato Dario Romagnoli e dal commercialista Claudio Zulli. Ma racconta Fiorani ai magistrati il 24 marzo 2006, nel carcere di San Vittore a Milano: «Gnutti mi aveva riferito dell’interesse di Tremonti a essere nominato consulente nell’operazione Antonveneta anche per un favore che gli doveva. Io ho ricollegato subito la vicenda all’operazione Bell… Gnutti mi disse che c’era stata una vertenza rilevante che riguardava le imposte dovute da Bell per l’operazione Telecom. Secondo me Tremonti tiene in scacco Gnutti». Per quanto riguarda la storia della parcella, Romagnoli ha sostenuto di non aver incassato più di 5 milioni di euro ma nel bilancio del 2005 di Bell sono annotati 31 milioni di euro da saldare proprio a lui e a Zulli.

Questi i fatti, in sintesi. Resta da vedere cosa succederà a Report stasera. Da Viale Mazzini spiegano che il fronte Gabanelli può essere risolto più facilmente della grana Santoro: «Berlusconi ha già chiesto un risarcimento in sede civile. Se Tremonti fa la stessa cosa, Gabanelli, che è un’esterna Rai, corre il serio rischio di rimanere senza manleva (ossia la tutela legale, ndr)». Ipotesi questa già ventilata dopo la puntata su Antigua. Che Masi, poi, voglia continuare sulla linea dello scontro frontale a tutto campo questo sembra certo. Appena qualche mese fa, i falchi del Pdl lo descrivevano «titubante e debole». Adesso la situazione si sarebbe ribaltata: «Sono stati i presunti falchi del cda a non seguirlo sull’ipotesi di licenziare Santoro dopo il “vaffanbicchiere”. E se Santoro commetterà altre infrazioni stavolta Masi andrà dritto sul licenziamento».

«Paradossalmente», raccontano ancora da Viale Mazzini «l’assedio a Masi sta facendo risalire le sue quotazioni a Palazzo Grazioli. È come se gli avesse portato lo scalpo morale di Santoro, facendogli capire che la situazione in Rai è più complicata. E che i problemi non vengono da lui ma da quelli del Pdl che stanno in consiglio. Sono loro a frenare. Il premier questo l’ha capito».

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