Bail-in, ora la Ue vuole capitali doppi rispetto alla Bce

22 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Un sistema finanziario che, per evitare i vari bail-out, dovrà sottostare a diversi diktat di capitali, affinché possa essere considerato sufficientemente sicuro, e non a rischio per i contribuenti. E un sistema che ora potrebbe aver bisogno di accantonare fondi di salvataggio per un valore doppio rispetto a quanto chiesto dalla Bce. Così ha detto, riporta Bloomberg, Elke Koenig, responsabile del Single Resolution Board, con sede a Bruxelles. L’SRB è l’autorità di risoluzione unica europea, ovvero l’autorità chiamata ad attivare le procedure di bail in che vigila su 142 banche europee, tra cui Deutsche Bank e BNP Paribas.

Ora la numero uno Koenig ha detto praticamente che le banche dell’Unione europea – dunque non solo dell’Eurozona, il cui sistema ha beneficiato degli aiuti di Draghi -potrebbero aver bisogno di un capitale doppio rispetto ai requisiti minimi stabiliti dalla Bce. Questo per essere sicuri che, in caso di emergenza, non siano i contribuenti a dover pagare.

E che quindi possa essere attivato il bail-in – che si sa benissimo mette a rischio i detentori di bond.

L’Ue vuole accertarsi che i principali istituti dispongano di fondi sufficienti ad assorbire eventuali perdite e anche per avviare operazioni di ricapitalizzazione.

Quello che sarà chiesto alle banche sarà di rispettare un parametro, il cosiddetto MREL (minimun requirement of own funds and eligible liabilities, ovvero requisito minimo di propri fondi e passività ammissibili) che, secondo la normativa europea, sarà operativo a partire dal 2020. Di questo parametro, MREL, si è già parlato nei mesi scorsi. La novità è in quel valore che, stando a quanto affermato dalla stessa Koenig, potrebbe essere addirittura più del doppio rispetto alle richieste che la Bce già presenta alle banche al momento, e che non sempre gli istituti riescono a soddisfare (vedi Mps).

Viene da chiedersi dunque quanto ancora i mercati continueranno a penalizzare quegli istituti di credito che non riusciranno ad adeguarsi alle nuove richieste di Bruxelles. E quanto ancora dovranno pagare i piccoli azionisti e i detentori di obbligazioni subordinate.

Oggi Koenig ha sottolineato che i livelli richiesti dipenderanno dalle singole banche e il loro importo sarà più preciso dopo che la Bce stessa avrà fissato nuove richieste di capitali e ulteriori cambiamenti saranno apportati alle normative che disciplinano i capitali, i casi di fallimenti di banche e le insolvenze.

Koenig ha detto già in passato che il livello minimo che ciascuna banca deve possedere per far fronte a un bail-in (Mrel) dovrebbe essere pari all’8% del totale delle passività e fondi propri, livello che aumenterebbe nel caso di banche di importanza sistemica.

La SRB, capitanata da Koenig, così come si legge nel sito:

“è stata creata per rispondere alla crisi dell’euro, e rappresenta uno dei pilastri dell‘Unione bancaria. Nell’evitare i bail-out e gli scenari peggiori, l’SRB garantirà un terreno più stabile alle banche, e solo allora potremo raggiungere la crescita economica e la stabilità finanziaria”. Viene definita come agenzia indipendente dell’Unione europea, che opera dal gennaio del 2015.

Per i detentori di bond e azioni – e correntisti con più di 100.000 euro in banca – è semplicemente un incubo.

Fonte Bloomberg