Al via legge salva famiglie: seconda chance concessa a chi fallisce

27 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Il governo italiano pensa a una soluzione che non ha precedenti nella storia del nostro paese: adottare una legge che salvi le famiglie dalla insolvenza. E’ stato approvato ieri un disegno di legge che consentira’ di intervenire per impedire i crac degli individui sommersi dai debiti.

Secondo la nuova norma, preparata dal sottosegretario Andrea Zoppini, il giudice potra’, se la legge passera’ effettivamente al vaglio del parlamento, dcidere piani di rientro che evitino il fallimento finanziairio delle singole persone.

In pratica chi andra’ in rosso avra’ una seconda chance e non si vedra’ pignorato tutti i propri beni. Avendo cosi’ la possibilita’ di evitare di ricorrere agli usurai. Nel dettaglio, il debitore meritevole, cha abbia cioe’ acceso un mutuo o un prestito in linea con il suo reddito del momento, non sara’ piu’ condannato alla “morte civile”. Non sara’ piu’ pignorato a vita.

Zoppini, come ricorda l’edizione di oggi di La Repubblica, ha sottolineato che anche una misura simile va assolutamente introdotta perche’ “non si possono consegnare all’usura disoccupati, malati o chi si separa”. Ecco pronto allora il disegno legge anti default dei consumatori.

Guardando ai nunmeri, l’11,1% delle famiglia indebitate e’ “vulnerabile”. Piu’ di una famiglia su cinque (21,5%) e’ in rosso. Alla crisi interna dei cittadini, il nostro paese, cosi’ come il resto d’Europa, e’ spaventato dalle incertezze della situazione spagnola.

In Spagna il debito pubblico e’ pari al 68,5% del Pil, poco piu’ del doppio di quello italiano, ma sono disoccupazione e debito privato – altissimi – a impedire al paese del mediterraneo di riprendersi e scampare alla crisi sovrana.

Ieri il via libera di Angela Merkel al potenziamento del fondo salva stati (risorse salite a 700 miliardi) ha fatto rientrare le paure. Ma intanto le regioni non riescono a tagliare la spesa e gli elettori sono infuriati per l’aumento di Iva e disoccupazione.