Air France azzera quota in Alitalia. Francesi puntano ad acquisto totale

31 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La compagnia aerea Air France-Klm ha azzerato la propria partecipazione detenuta in Alitalia. E’ quanto rende noto il sito “la Repubblica”.

Svalutata totalmente la quota nella compagnia aerea, causa “le incertezze” che incombono sull’azienda italiana, si legge in una nota.

Stando a quanto riporta il sito La Repubblica, “la società tricolore, alla quale è stato attribuito un valore di 50 milioni durante il cda che ha portato alla definizione dell’operazione di salvataggio da 500 milioni, nel bilancio di Air France-Klm è stata portata a zero”.

Di fatto il gruppo, detiene il 25% di Alitalia, ha “svalutato completamente il valore della sua quota” nella ex compagnia di bandiera in seguito alla decisione dell’assemblea dei soci del vettore italiano di lanciare un aumento di capitale da 300 milioni di euro.

La decisione di azzerare il valore dei titoli Alitalia – spiega ancora la relazione trimestrale – avviene “tenuto conto delle incertezze che pesano sulla situazione” della compagnia italiana. Pertanto la quota di competenza di Air France-Llm delle perdite di Alitalia così come un accantonamento per svalutazione sono stati registrati nel bilancio trimestrale per un importo di 202 milioni di euro, nell’ambito delle società valutate a patrimonio netto.

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di Umberto Mancini

Lo aveva scritto nero su bianco in una lettera al presidente Roberto Colaninno, ed ora Alexandre de Juniac, il grande capo di Air France, passa ai fatti. Con la richiesta ufficiale di una due diligence su Alitalia, cioè di una valutazione approfondita dei conti, finalizzata a conquistare la cloche della compagnia. A chiudere quindi il cerchio una volta per tutte.

La decisione, per certi aspetti clamorosa, sarebbe stata comunicata sia all’ad Gabriele Del Torchio che ai principali azionisti. Ma è evidente che si vuole innanzitutto sondare la disponibilità dei soci minori e di chi, pur approvandolo, ha mal digerito l’aumento di capitale.

Tuttavia Parigi punterebbe soprattutto a guadagnare tempo, ben conoscendo criticità e i punti forza del partner tricolore. Ma allora perché questo nuovo blitz? A cosa mira realmente la due diligence? Per gli analisti l’obiettivo è fissare un valore definito, basso in questo momento, per acquistare tutto a un prezzo molto conveniente.

Mediando – è lo scopo – tra il prezzo d’ingresso pagato nel 2008 e quello post aumento di capitale, approfittando della evidente svalutazione. Difficile ipotizzare il «risparmio» che potrebbe essere generato e quale possibilità di successo abbia l’operazione. Di certo Lazard, advisor di Air France, sta elaborando i dati per stimare i possibili vantaggi.

Un modo, anche, per far digerire alla parte più ostile del board, ovvero a Klm, il proseguimento dell’avventura in Italia. E, nel contempo, ammorbidire chi, nel governo francese, non vede l’ora di lasciare il campo. Spulciare nei conti aziendali è tra l’altro un modo per prendere tempo. Anche per avere un quadro più chiaro sul futuro del governo Letta.

TUTTI AL LAVORO

Oggi il tema due diligence verrà affrontato dal cda di Alitalia che deciderà probabilmente l’avvio di una data room aperta non solo ai francesi, ma anche alle Poste e ad altri vettori interessati, da Etihad ai cinesi.

In attesa della due diligence, procede la definizione del piano stand alone voluto da Del Torchio in collaborazione con Boston Consulting. Lavoro che si completerà prima del 16 novembre, data in cui dovrà partire la ricapitalizzazione.

Si tratta di un documento che ribalta la logica seguita finora. Per consentire alla compagnia di reggersi finalmente sulle proprie gambe, con un piano sostenibile in grado di avvicinare il break-even in poco tempo e poter trattare così alla pari con i possibili partner.

Gli interventi, sintetizzati in varie slides che “Il Messaggero” ha potuto visionare, sono ad ampio raggio: dai tagli di personale (gli esuberi sarebbero oltre mille con il blocco di almeno 2000 contratti a termine), ai sacrifici che saranno chiesti ai manager, in una sorta di spending review globale.

Verranno poi rivisti i contratti, dalle forniture al leasing, alle manutenzioni. Come suggerito da Boston Consulting, saranno quindi ridisegnate le rotte e la configurazione degli aerei, eliminando le aree dove ci sono perdite secche. Nuove frequenze poi per i voli che viaggiano non a pieno carico e spostamento degli equilibri sulle tratte a maggior valore aggiunto. Un piano da lacrime e sangue – dice un azionista influente – che però ha la possibilità di funzionare davvero, «per consentirci di trattare alla pari con Air France».

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Messaggero – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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