Agricoltori in piazza contro embargo russo: “Ci costa 600 milioni l’anno”

1 Luglio 2016, di Alessandra Caparello

VERONA (WSI) – “Putin facciamo la pace”. Così scrivono gli agricoltori italiani sugli stand presenti a Verona, davanti al Cattolica Center vicino al quartiere fieristico, chiamati a raccolta dalla Coldiretti. Il motivo della protesta è da ricercarsi nel prolungamento fino al 2017 deciso da parte dell’Ue delle sanzioni russe, un vero e proprio embargo contro il Cremlino che ha provocato un conto salatissimo per l’Italia, con circa 3,6 miliardi di esportazioni andati in fumo. Il settore più colpito è quello agroalimentare.

Ai russi piacciono molto i prodotti made in Italy , mele, pesche, kiwi, uva, formaggio e prosciutto. Tutti prodotti che ora però non si vendono più a Mosca, creando così un buco nei bilanci delle aziende agroalimentari da circa 600 milioni di euro all’anno.  Un futuro ancora più nero soprattutto a causa della Brexit è quello che vede Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti.

“All’orizzonte c’è la Brexit, con la svalutazione della sterlina e con la messa a rischio di un mercato, quello della Gran Bretagna, che per noi rappresenta il quarto mercato estero per le esportazioni”.

A Verona sfilano gli agricoltori, dai piccoli ai grandi, dal produttore di vino della Valpolicella a quello del Grana padano. E mentre il ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina tenta di mettere una pezza – “Non esageriamo. E’ vero che l’embargo russo è un grande problema ma si tratta di scelte di ambito internazionale che non possiamo mettere in discussione” – il presidente di Coldiretti Lombardia, Ettore Prandini, intervistato da Sputnik afferma:

“L ‘Europa dovrebbe fare l’Europa e non farsi più condizionare da quelli che sono rapporti con altri Paesi. Dovrebbe mettere al centro gli interessi delle imprese che operano nel contesto europeo. Per quanto riguarda il nostro Paese auspico un protagonismo che è necessario per la valorizzazione di quello che è l’agroalimentare italiano, ma mi sembra che sotto questo punto di vista un cambio di rotta sia sicuramente iniziato”.

 

Fonti: La Stampa, Sputnik