AGNELLI: IL FISCO INDAGA SU UN MILIARDO ALL’ESTERO

12 Agosto 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – L’Agenzia delle entrate indaga sull’eredità Agnelli, come annuncia il Tg5 delle 20. E’ l’inevitabile sbocco della vicenda che vede da 6 anni Margherita Agnelli (figlia dell’Avvocato) contrapposta alla madre Marella sui lasciti del padre. Nel mirino ci sarebbe una somma superiore al miliardo di euro depositata in Svizzera e mai dichiarata al Fisco. Sulla base delle disposizioni del recente decreto anticrisi, applicando le nuove norme, gli eredi (che non usufruirebbero dello scudo fiscale perché il procedimento è ancora aperto) potrebbero dover pagare tra imposte, sanzioni ed interessi un importo addirittura superiore a quello del capitale conteso. E in questo caso, tra i litiganti a godere sarebbe un terzo soggetto, il Fisco.

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E’ un braccio di ferro senza esclusione di colpi, una guerra combattuta in famiglia a colpi di carta bollata sullo sfondo di uno dei patrimoni più ingenti d’Italia, quello di Giovanni Agnelli. Tra affondi, rivelazioni e rivalità, la querelle continua a riservare clamorosi colpi di scena, in un intreccio sempre più complicato che ruota attorno all’eredità dell’Avvocato.

L’accordo del 2004. Il 18 febbraio 2004 Margherita Agnelli de Pahlen e Marella Caracciolo Agnelli raggiungono l’accordo sull’eredità dell’Avvocato con patto ‘segreto’ che viene siglato in Svizzera. Ad un anno dalla morte di Gianni Agnelli, avvenuta il 24 gennaio 2003, e dopo un confronto durato più di 10 mesi, sembra chiudersi un importante capitolo della storia dei ‘re senza corona’.

Alla figlia dell’Avvocato va la parte preponderante del patrimonio di famiglia, cioè le varie residenze (Villa Frescot, il palazzo di Roma davanti al Quirinale, la villa di Villar Perosa e vari altri immobili), oltre a società off-shore, titoli azionari e la collezione di quadri e oggetti d’arte. Alla madre una rendita che la figlia si impegna a versare mensilmente.

I legali di Margherita che concludono l’accordo sono Jean Party e Emanuele Gamna, che per la loro prestazione ricevono una maxi-parcella di 25 milioni di euro (10 milioni Patry e 15 Gamna).

Parte la causa. Nel giugno 2007 si apre un nuovo capitolo, con la causa che Margherita avvia contro la madre, Franzo Grande Stevens, l’avvocato di Gianni Agnelli, Gianluigi Gabetti, presidente dell’accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz e Siegfried Maron, “in qualità di mandatari e gestori del patrimonio personale dell’avvocato”.

Margherita si rivolge al tribunale di Torino, e si affida ai nuovi avvocati, lo svizzero Charles Poncet e Girolamo Abbatescianni. Con la causa Margherita chiede che vegano annullati gli accordi raggiunti in Svizzera nel 2004, in seguito alla scoperta dell’esistenza di un patrimonio dell’Avvocato sfuggito alla divisione ereditaria.

E’ un fulmine a ciel sereno. Con la sua mossa, in particolare, l’accusa che Margherita rivolge loro è di aver gestito in gran segreto un patrimonio riservato di Gianni Agnelli. L’azione legale, spiegherà in una nota lo studio Abbatescianni, viene intentata con “l’unico fine di ottenere un chiaro e completo rendiconto di tutti i beni che compongono l’asse ereditario e sono oggetto di successione”.

Ma perchè si è arrivati ad una causa legale? Qual è stata la scintilla che ha trasformato la tranquilla Margherita, così lontano dai riflettori e dalle cronache, in una donna battagliera disposta ad andare fino in fondo per ottenere giustizia? Sembra che a innescare la lite sia stata la scoperta, da parte di Margherita, di un protocollo, il ‘summary assels’ nel quale emergevano nuovi capitali depositati in societa all’estero. L’obiettivo perseguito dalla figlia dell’Avvocato è di “tutelare tutti gli eredi” di Gianni Agnelli. Margherita, secondogenita dell’Avvocato, classe ’55, ha otto figli. Tre sono nati dal primo matrimonio con Alain Elkann: John, vicepresidente della Fiat, Lapo e Ginevra. Gli altri cinque dalle seconde nozze con Serge de Pahlen, nobiluomo francese di origini russe: Pietro, Sofia, Maria, Anna e Tatiana.

La risposta che arriva dall’altra parte della barricata è a che Margherita ha scelto di uscire “in maniera definitiva dall’azionariato della società nel 2004”.

La madre ribatte. A fine maggio-inizio giugno 2009 i legali di Marella Caracciolo, invece, avviano un’azione legale in Svizzera che ha lo scopo di vedere riaffermata la validità degli accordi del febbraio 2004. Con un atto di accertamento Marella chiede formalmente a una Corte di giustizia elvetica di pronunciarsi, con l’obiettivo di utilizzare nella causa italiana il pronunciamento svizzero. Ma di qua e al di là del confine le sorprese non mancano.

Solo pochi giorni fa sono emersi i contenuti del documento segreto, che apre nuove discussioni, anche su possibili donazioni a persone che non fanno parte della famiglia. L’accordo si articola in 7 pagine e 12 articoli che regolano i rapporti tra madre e figlia, indicate come ‘Madame X’ e ‘Madame Y’, con cui si stabilisce la ripartizione dell’eredità dell’Avvocato. Il patrimonio che va a Margherita dovrebbe ammontare a 1,166 miliardi di euro, mentre alla madre c’è una rendita di 770.000 euro mensili per un totale di 9,2 milioni di euro l’anno. Sarebbe proprio questo il documento che oggi viene rifiutato da Margherita, in particolare per quanto riguarda un’articolo con cui si rinuncia ad “alcuna pretesa” su “eventuali donazioni” fatte da Gianni Agnelli a “beneficiari…chiunque essi siano”. Insomma, spuntano anche altri beneficiari, persone esterne all’asse ereditario. Ma non è finita. A metà luglio si registra un nuovo colpo di scena. Margherita decide un giro di valzer tra i suoi legali e cambia di nuovo gli avvocati. Stavolta la figlia di Gianni Agnelli si rivolge a Michele Galasso e Paolo Carbone.

Il Tribunale contro Margherita. Il 23 luglio, si scrive un nuovo capitolo nella lotta per l’eredità: il Tribunale di Torino respinge, dichiarandole ‘inammissibili’, tutte le istanze istruttorie presentate da Margherita, che aveva avviato l’iniziativa sull’eredità del padre contro la madre Marella Agnelli e contro Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron, i tre uomini di fiducia che avevano lavorato per molti anni a fianco dell’Avvocato fino alla sua morte.

L’ordinanza è una doccia fredda. Il giudice civile Brunella Rosso ha infatti dichiarato “inammissibili i 48 punti di prova presentati” da Margherita respingendo tutte le istanze di esibizione dei documenti nei confronti dei quattro citati in giudizio e di 15 banche italiane ed estere. Con i nuovi legali Margherita ipotizza adesso l’esistenza di un tesoro custodito in alcune società offshore, forse alimentato anche dal risultato di un’Opa lanciata nel 1998 sulla finanziaria lussemburghese Exor Group. La nuova udienza è stata fissata per il 12 novembre. Adesso, ecco l’inchiesta dell’ Agenzia delle Entrate.

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