AGENDA POLITICA: RISCHIO COLLASSO PER L’ESECUTIVO

17 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 17 mag – Il governo e la maggioranza sono in palese difficoltà. Ieri l’Unità titolava emblematicamente: “Unione, così non va”. L’ultima disputa da mettere agli atti è quella riguardante la legge sul conflitto d’interessi, e la dichiarazione di “non voto” del ministro della Giustizia Clemente Mastella. “L’Udeur si asterrà, sia alla camera che al Senato, il ddl in esame è troppo punitivo”. Ed ecco l’Unione e l’esecutivo guidato da Romano Prodi ripiombare nell’incubo dell’ingovernabilità. Come dopo la votazione al Senato sulla politica estera, quando la maggioranza andò sotto a causa dei celebri senatori ribelli Rossi e Turigliatto. Oggi la minaccia arriva dall’altra parte, da quel centro moderato che vede in Mastella il suo simbolo e nel suo partito un ospite più che un protagonista nell’Unione. Il Guardasigilli non si è limitato a dichiarare l’astensione del suo gruppo, ma ha chiesto una verifica nel governo e nella maggioranza a giugno, dopo la conclusione della tornata amministrativa, cominciata per il centrosinistra con le “sberle siciliane” e le accuse del Prc a Padoa-Schioppa. Dario Franceschini, capogruppo dell’Ulivo alla Camera si dice convinto che una soluzione si troverà, anche se occorre sottolineare che la discussione sul conflitto d’interessi rischia di essere una coperta troppo corta per l’Unione. Se dall’Udeur il ddl in discussione è considerato punitivo per il capo dell’opposizione Silvio Berlusconi, per l’Italia dei Valori di Di Pietro e per il Pdci di Diliberto, la proposta è troppo morbida, in quanto non contempla l’ineleggibilità ma solo l’incompatibilità del soggetto interessato. Chiaro dunque che la ricerca di una sintesi, di cui, come di consueto, si dovrà occupare in gran parte l’Ulivo e i Ds in particolare. Ma per governo e maggioranza, il conflitto d’interessi (a cui, verosimilmente, seguirà uguale discussione sulla riforma tv di Gentiloni) è solo l’ultimo di una serie di punti caldi che sono emersi negli ultimi mesi, e che rischiano di portare l’esecutivo al collasso. Oltre alla questione della politica estera, in cui l’ala pacifista della sinistra radicale tiene l’intera maggioranza in constante apprensione, vi sono dei nodi che fanno risaltare drammaticamente le divisioni che sussistono e che si stanno man mano acuendo dentro l’Unione. Il dibattito sulla riforma delle pensioni è solo un esempio. Anche in questo caso la mediazione è difficile. Prc e Pdci stanno con i sindacati, chiedono l’abolizione dello scalone introdotto da Maroni e non sono disposti a fare sconti. Ds e Margherita, espressione di un riformismo soft che sfocerà nel Parito democratico, stanno con il ministro Cesare Damiano, che vede nel dialogo l’unico strumento per arrivare a una soluzione condivisa. Dall’altra parte il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, assecondato forse solo dai radicali, spinge per una soluzione drastica che non penalizzi le già martoriate casse dello stato. Alla questione previdenziale è legata anche quella della redistribuzione del cosiddetto “tesoretto”, il surplus fiscale derivante dall’incremento delle entrate. Anche qui le sfumature dentro la maggioranza non si contano, nonostante la conferenza dei capigruppo dell’Unione avesse stabilito alcune settimane fa che il bonus sarebbe dovuto andare alla famiglie. C’è poi il tema dei Dico. Il ddl Bindi-Pollastrini sulle coppie di fatto non è mai stato così vicino all’affossamento, per la gioia del ministro Mastella, e forse anche del ministro Fioroni della Margherita, che hanno partecipato sabato scorso al Family day di piazza San Giovanni. Dall’altra parte radicali, verdi e sinistra antagonista ritengono il ddl una sintesi non soddisfacente, perché troppo limitativa. E accusano i Ds di cedere il passo in termini di laicità. Infine, la legge elettorale. Dentro la maggioranza c’è di tutto. Chi spinge per il referendum (tra cui alcuni ministri come Parisi, Santagata e la Melandri), chi minaccia una crisi in caso di arrivo al referendum (l’eterno Mastella). C’è poi chi predilige il modello tedesco (Prc), chi quello francese (Ds e parte della Margherita), chi il “tatarellum” corretto, chi il modello Enti locali. La situazione, insomma, per l’Unione è tutt’altro che rosea. In un contesto nel quale, vista la risicatissima maggioranza di seggi al Senato, è assolutamente fondamentale che vi sia unità di intenti dentro la coalizione, il centrosinistra si presenta invece diviso su tutto o quasi.