AEM E SAVE,
PROTAGONISTA
E’ IL TRIBUNALE

26 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano.

(WSI) – Negli ultimi tempi i tribunali hanno dovuto occuparsi non solo dei
disastri Parmalat e Cirio, ma sono entrati anche nel merito di statuti e
quotazioni, diventando di fatto nuovi protagonisti nell’ambito delle
Initial public offering (Ipo). Qualche esempio? A Venezia il tribunale
ha riconosciuto la legittimità delle delibere degli enti pubblici
propedeutiche alla quotazione di Save, mentre a Milano il Tar ha
rinviato addirittura alla Corte di Giustizia europea l’esame della
legittimità dello statuto dell’Aem, mettendo a repentaglio sia la
quotazione dell’azienda sia tutto il piano d’investimenti conseguenti.

Indipendentemente dal giudizio sulle singole decisioni, ci si domanda se
un Paese possa affidare tutte le diatribe e i problemi del mercato
mobiliare a una giustizia già oberata di impegni e soprattutto non
necessariamente esperta di problemi finanziari.

Non è questa la strada per migliorare la nostra posizione nella
graduatoria della competitività. In questo caso non si tratta tanto di
espellere la magistratura dal mercato, ma di fare in modo che non sorga
ragione di farvela entrare (e al riguardo la chiarezza delle norme e
delle delibere sarebbe auspicabile) e di individuare quei meccanismi
trasparenti che assicurino una decisione rapida e autorevole.

In molti
Paesi con una cultura di mercato più sviluppata, molte delle decisioni
prese dagli organi privati «giurisdizionali» del mercato non sono
appellabili. Questo perché si ritiene che il danno derivante dal ritardo
di un’operazione e dalla perdita di autorevolezza dell’organo
deliberante sia molto maggiore dell’ingiustizia della decisione in sé.

L’esempio è l’Opa Olivetti-Telecom: in nome di questa certezza, il
consiglio Telecom rinunciò ad appellare la decisione del Tar sulla
legittimità della “passivity rule” del regolamento Consob, poi sanzionata
nel successivo caso Generali-Ina. Il nostro legittimismo, più formale
che sostanziale, consente questo cambiamento di rotta? Si possono
trasferire in ambito «giurisdizionale privato» le materie
aziendali-economiche? Se così fosse, riusciremmo a migliorare i
parametri di competitività e di efficienza del nostro mercato.

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