Adesione allo swap greco: gli scenari attesi nel mercato valutario

7 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Dando uno sguardo al grafico dell’oro, che sta continuando a muoversi nello stesso verso delle borse, che hanno affrontato dei flussi di vendita derivanti dall’avversione al rischio degli investitori, e a quello dell’eurodollaro, in netto ribasso, ci rendiamo conto di come sia alto il livello di nervosismo tra gli operatori di mercato, che sentono l’avvicinarsi di giovedì, il giorno più importante della settimana.

La mancata propensione al rischio è mantenuta alta dal fatto che i rumor che stanno arrivando sull’adesione volontaria da parte dei creditori privati sono ancora molto confusi e non sono in grado di fare allineare le aspettative degli analisti, il che, come detto, crea paura che si rivolge verso acquisti di yen e soprattutto, dollaro americano.

Il franco svizzero ha perso il suo appeal come valuta rifugio a causa dell’intervento della SNB, che continua a rimarcare la volontà di difendere il famoso livello di 1.2000.

Sembra che questa pesantezza possa perdurare sino proprio a domani, giornata in cui vedremo la comunicazione del risultato delle adesioni allo swap greco, di fronte al quale potrebbero aprirsi due scenari: il primo vede il successo dell’operazione, di fronte al quale potremmo assistere a forti prese di profitto nel brevissimo periodo su tutte le posizioni short aperte da inizio settimana sul rischio e sulla valute a più alto rendimento rispetto al dollaro, prese di beneficio che potrebbero spingere il mercato a girarsi lungo nel caso in cui il giorno successivo venga approvata ufficialmente la decisione di trasferire l’intera somma stanziata dall’Ue alla Grecia.

Di fronte ad un’adesione inferiore al 90% (domani approfondiremo gli aspetti tecnici di questo swap) si scatenerebbero degli scenari opposti che potrebbero far partire forti liquidazioni di rischio e dove il metallo giallo potrebbe in un primo momento essere venduto per poi riprendere il suo status di bene rifugio.

Come sostenuto da alcuni giorni, la tendenza della moneta unica nei confronti del dollaro continua a rimanere in calo. Ieri abbiamo avuto un’ulteriore conferma di questa correzione, dato che la rottura di 1.3170, non solo ha portato al superamento dell’ultima delle percentuali di ritracciamento di Fibonacci, ma anche al calo di 70 punti e al quasi raggiungimento di 1.31.

Giunti a questo punto sembra che non vi siano più speranze di ripresa per il cambio eurodollaro (nel breve-medio).

Nell’immediato si è venuto a creare un livello di resistenza davvero interessante, valido per le prossime ore: parliamo di 1.3160, livello che sino da due giorni fa è stato toccato alcune volte, portando in ogni caso ad un ritracciamento. Su questo medesimo livello notiamo passare la trendline della tendenza negativa che ha avuto origine il 29 febbraio scorso, dopo che i prezzi sono giunti a mostrare il doppio massimo a 1.3485.

Flessione anche sul cambio UsdJpy che non è riuscito a consolidare al di sopra di 81 figura ma che, comunque, al di la della tendenza negativa del breve, tiene bene il trend positivo incominciato ad inizio febbraio. Il prossimo spunto da osservare, per giudicare una tenuta ed una continuazione di questo è dato da 80 figura: ricorderete come questo livello abbia cambiato le sorti dei prezzi in più occasioni il mese passato.

Non fa eccezione, ai cali visti sopra, il cambio EurJpy. Non potrebbe essere altrimenti dato che questo è il rapporto esatto dei primi due. La tendenza di fondo continua ad essere rispettata con una trendline che indica un possibile livello di resistenza dinamica a 107.30, poco al di sopra del transito delle due medie di lungo (100 e 200) che per oggi passano a 107.20. Non è molto vicino il livello di supporto più interessante, dato che si trova nei pressi di 105.20 ed è indicato dalla prima delle percentuali di ritracciamento (38.2%), coincidente con una fase di congestione vissuta nella seconda metà di febbraio.

Anche 1.58, sul cable ovviamente, non ha retto all’impatto della negatività del mercato. Tutto ora sembra ruotare intorno a 1.5650, perfetto livello a cui per ben cinque volte abbiamo notato un’inversione di 80 punti nell’ultimo mese e mezzo di scambi.

Solo un aggiornamento sul franco svizzero, per confermare l’assenza di un trend e la grande stabilità prossima a 1.2050. Ricordiamo, ancora una volta, 1.2080 e 1.2125 come livelli di svolta a rialzo e 1.20 come supporto.

Il momento favorevole al dollaro ha condotto il cambio AudUsd in discesa ed alla rottura di quella figura a rettangolo che stava reggendo bene da un mese esatto. 1.06 è stato quindi oltrepassato e il primo obiettivo potrebbe trovarsi a 1.04, dato che in genere si proietta l’ampiezza della figura appena rotta per trovare uno spunto. Quanto sino a qui visto è il primo segnale di un’inversione del trend che stava insistendo sino dalla metà di dicembre scorso.

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