ADDIO RISPARMIO FINANZIARIO

2 Aprile 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Più case e oggetti di valore, meno Bot e azioni. Crolla il risparmio finanziario delle famiglie, soprattutto degli operai, impiegati, casalinghe, disoccupati e pensionati. In quattro anni gli investimenti in titoli, si sono dimezzati al netto dell´inflazione e se la ricchezza finale delle famiglie è alla fine salita di circa il 10%, ciò è dovuto solo alle abitazioni di proprietà, il cui valore sempre in termini reali è salito del 20%. Questo dice la ricerca della Fondazione Icu (Istituto consumatori utenti), “Italiani tra banche e bancarelle” tra il 2000 e il 2004, che utilizza e rielabora dati di Bankitalia.

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Lo studio dimostra che per tutte le categorie (dagli operai agli imprenditori), le attività finanziarie delle famiglie italiane, a prezzi attualizzati al 2004 e quindi al netto dell´inflazione, sono in forte diminuzione. Il conto più salato è pagato dagli operai le cui disponibilità finanziarie sono crollate in termini reali dell´88,2 per cento, passando dai 9.985 euro del 2000 ai 1.181 euro del 2004. Stessa sorte per le famiglie di casalinghe e disoccupati (-67,6 per cento), impiegati (-49 per cento) e di pensionati, con un calo del 41 per cento.

A questa debacle del risparmio finanziario, fa da contraltare il boom delle attività immobiliari, cresciute tra il 14 per cento degli impiegati e il 23 per cento dei pensionati. L´unico segno meno (del 7,6%) è quello che riguarda casalinghe e disoccupati che sconta un incremento molto modesto del valore degli appartamenti (+8,6%). Un dato, questo, che non riesce ad equilibrare il meno 68% accumulato in quattro anni sui risparmi finanziari.

Alla fine, il saldo per la famiglia media italiana è positivo e dunque, anche in termini reali, il suo patrimonio è salito. Ma la media nasconde situazioni molto diverse tra loro. Mentre impiegati e operai vedono la loro ricchezza complessiva salire tra il 4 e il 7 per cento, dirigenti, imprenditori e commercianti presentano incrementi di gran lunga più sostenuti. Vediamo i dirigenti: se questa categoria perde in termini reali il 32% alla voce attività finanziarie, che sono passate da 43 mila euro del 200 ai 29 mila del 2004, l´altra voce (gli immobili) segna un più 17% per una crescita media della ricchezza pari al 10%. Ancora meglio stanno gli imprenditori: al meno 37% registrato dalle attività finanziarie, si oppone un +22,7% del valore degli immobili e alla fine l´aumento del patrimonio sfiora il 16%. Ma sono gli autonomi a stabilire il record di crescita delle proprie fortune economiche: che raggiungono in media il +38,6% grazie ad un +47% del valore immobiliare.

Ma se la ricchezza complessiva è comunque in crescita per quasi tutte le categorie, lo studio dell´Icu non manca di segnalare il forte divario che si è creato negli stessi anni nel reddito reale, cioè calcolato al netto dell´inflazione. Operai meno 3,4%, impiegati meno 4,9, pensionati meno 2,5. E di contro: dirigenti più 7,4%, altri autonomi più 12,1%, imprenditori e liberi professionisti più 20,8%. Ne derivano comportamenti assai diversi sui consumi: sostanzialmente stabili quelli delle fasce più basse, fortemente saliti gli altri.

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