ACEA: CALTAGIRONE DIVENTA SECONDO AZIONISTA. CHIARO SEGNALE AI FRANCESI

22 Aprile 2010, di Redazione Wall Street Italia

Francesco Gaetano Caltagirone supera la soglia del 10 per cento nel capitale di Acea. E diventa il secondo azionista dell’utility capitolina dopo il Comune di Roma, scavalcando i francesi di Gdf-Suez cui fa capo il 9,98% di Acea.

L’operazione sarebbe già stata realizzata e potrebbe essere ufficializzata nelle prossime ore. L’imprenditore-editore romano ha comprato sul mercato un altro 1 per cento circa rispetto all’8,45 per cento posseduto attualmente e al quale era arrivato nei mesi scorsi durante la fase più critica dello scontro tra la società e gli azionisti francesi.

La crescita nel capitale arriva a pochi giorni dall’assemblea, convocata per il 29 aprile, chiamata a rinnovare il vertice dell’azienda.

Ma soprattutto in concomitanza con un momento cruciale dei rapporti con i francesi, ai quali l’imprenditore sembra voler mandare un segnale chiaro: ormai il socio d’oltralpe non è più il partner strategico di riferimento del Comune per cui le decisioni sul futuro dell’utility devono passare anche per Caltagirone.

A questo scopo l’imprenditore ha rinforzato i suoi presidi nel consiglio di amministrazione: nella lista per il board figurano il figlio (per quanto qualificato come consigliere indipendente), Francesco Caltagirone Jr, presidente e amministratore delegato di Cementir, e Paolo Di Benedetto, ex commissario Consob che si era dimesso a fine marzo dall’Authority anticipatamente rispetto alla scadenza del suo mandato.

D’ora in avanti, dunque, i rappresentanti di Caltagirone in cda non saranno chiamati solo a prendere atto delle strategie del vertice ma anche ad avere un ruolo attivo e propositivo.

L’altro messaggio che s’intravede dietro l’operazione è che Caltagirone non ha bisogno di aspettare la cessione delle quote del Comune per crescere nel capitale e dire la propria in Acea.

Non è un caso, a questo proposito, che si sia deciso di spostare ulteriormente nel tempo il momento in cui prendere una decisione definitiva sui rapporti con Gdf-Suez: dunque se notificare ai soci finalmente l’avvio arbitrato deliberato dal cda nelle scorse settimane oppure trovare una mediazione per ridefinire in via consensuale equilibri di potere e business nell’ambito delle joint-venture sulla produzione e vendita di energia elettrica.

In occasione dell’ultimo cda di bilancio di fine marzo il vertice di Acea aveva fatto sapere che intendeva arrivare a una risoluzione prima dell’assemblea di bilancio e a questo scopo erano circolate indiscrezioni a proposito della convocazione di un cda straordinario nei giorni precedenti il meeting degli azionisti. Ma del cda non c’è traccia e tantomento di decisioni definitive.

Nel frattempo i legali dell’Apa, l’associazione dei piccoli azionisti, hanno presentato ricorso al Tar contro la delibera del Comune di Roma che ha modificato l’articolo 15 dello Statuto – e di conseguenza anche la delibera dell’assemblea Acea del 22 marzo – che rivede le modalità di elezione del consiglio di amministrazione, assegnando nei fatto tutti i posti di minoranza del cda ai due maggiori azionisti privati di Acea.

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