Accordo Ue: Merkel nell’occhio del ciclone in patria

25 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Berlino – Frank Schäffler, deputato del partito dei Liberal Democratici (FDP) al governo in Germania, sostiene che l’intesa raggiunta al summit dei leader Ue sul nuovo piano di salvataggio della Grecia minaccia “di castrare il parlamento tedesco”, estromettendo parte del suo potere decisioniale in materia di budget interno, aumentando invece l’influenza dell’Europa su questioni fiscali, riporta il quotidiano inglese the Telegraph.

Merkel e’ finita nell’occhio del ciclone per essersi inchinata alle richieste degli altri stati membri per intraprendere un’azione decisa e subito al fine di scongiurare un contagio della crisi del debito anche in Spagna e Italia.

Jens Weidmann, il numero uno della Bundesbank, ha detto che l’accordo stretto la scorsa settimana espone pero’ la Germania e altri paesi creditori a “rischi ingenti” e altera enormemente il panorama costituzionale dell’Unione Europea.

“L’area euro ha fatto un grosso passo in avanti verso la condivisione dei rischi. Cio’ indebolisce chiaramente le fondamenta di un’unione montetaria in cui ognuno e’ responsabile del proprio budget fiscale”.

“In futuro sara’ sempre piu’ difficile patrocinare politiche fiscali robuste”, ha aggiunto Weidmann. La precisa scelta delle parole usate non lascia spazio a dubbi ed e’ un attacco diretto alla Merkel, che aveva assicurato che non ci sarebbe stata alcuna “collettivizzazione dei rischi”.

Ora sara’ la corte Costituzionale di Germania a doversi esprimere, ma tutto cio’ potrebbe rendere piu’ complicata e problematica la decisione dei giudici.

Per riuscire a far si che il piano venga approvato dal parlamento tedesco, il Bundestag, Merkel fa affidamento sull’appoggio del partito dei Social Democratici all’opposizione, ma questa e’ ovviamente una strategia politica rischiosa, perche’ minaccia di farle perdere il polso della situazione e il controllo del paese. Si tratta infatti di misure impopolari, con Berlino che deve sborsare altro denaro come impegno preso per far funzionare il pacchetto di aiuti.

All’interno della maggioranza sono in molti a non aver apprezzato la decisione di dare nuovi poteri all’Efsf e in particolare la possibilita’ di acquistare titoli del debito pubblico europei sul mercato secondario. Il leader dell’opposizione socialdemocratica, Frank Walter Steinmaier ha gia’ ricordato che la maggioranza dispone di 21 voti di vantaggio al Parlamento e ha avvertito che rischia parecchio sugli aiuti alla Grecia. “Se la Merkel – dice sul Financial Times – non riuscira’ ad ottenere la maggioranza dei voti, la coalizione e’ finita”.

Secondo Schäffler gia’ si parla di un “terzo pacchetto di aiuti” per la Grecia. Jacques Cailloux di RBS sottolinea che per lo meno i leader Ue hanno “afferrato il messaggio” ma l’intesa non e’ affatto sufficiente a arginare la crisi.

Il fardello del debito greco rischia di scendere di soli 10-20 punti peccentuali di Pil, il che chiaramente non sarebbe abbastanza con il rapporto tra debito pubblico e tasso di crescita economica che resterebbe intorno al 140% l’anno prossimo.

Se da un lato il fondo salva stati (EFSF) sara’ in grado di intervenire preventivamente per tenere a bada i rendimenti di Spagna e Italia che prima dell’accordo raggiunto a Bruxelles avevano raggiunto il 6% nella parte dei decennali della curva, dall’altro per essere credibile avrebbe bisogno di altri 2 mila miliardi di euro di finanziamenti.

Per dirla in poche parole, i propositi sono buoni, ma “gli strumenti non hanno il fuoco d’azione necessario”, spiega Cailloux.

Il fondo EFSF fa in gran parte affidamento sul fatto che Cina, Giappone e Medioriente comprino i suoi bond. Le banche centrali e i fondi sovrani hanno acquistato il 54% dei titoli emessi in giugno. Questo offrirebbe una certa stabilita’, ma rende l’Unione Monetaria Europea troppo dipendente dalla geopolitica.