ABBY JOSEPH COHEN: ZERO CREDIBILITY

5 Gennaio 2008, di Redazione Wall Street Italia

La strategist di Goldman Sachs, Abby J. Cohen, 55 anni, si e’ giocata in pieno la credibilita’ con la stima di un rialzo a Wall Street di circa +10.00% a quota 1.600 per l’indice S&P500 entro il 31 dicembre 2007. Avrebbe dovuto essere il piu’ forte balzo del benchmark dal 1971, un “Christmas rally” coi fiocchi, invece il 4 gennaio lo S&P500 ha chiuso a quota 1411, cioe’ circa 13.5% al di sotto del target fissato dalla Cohen a meta’ novembre.

Qualcuno negli ambienti finanziari di New York comincia a chiedere a gran voce che la Cohen sia licenziata, non ha senso pagarle uno stipendio milionario e soprattutto che sia partner di una delle piu’ prestigiose banche d’affari Usa. La Cohen non e’ piu’ un “guru”: e’ un trombone sfiatato. Non solo la stima di un rialzo a 1600 dello S&P500, annunciata il 19 novembre, non e’ stata rispettata, ma con la chiusura di venerdi’ la borsa americana ha archiviato una prima settimana di trading molto pesante, che ha visto il Dow Jones perdere il 4.3%, lo S&P500 il 4.5% mentre il Nasdaq Composite ha accusato un calo del 6.4%. Peggio: la prima settimana del 2008 e’ stata la piu’ negativa in assoluto in termini di performance degli indici americani dal 1932, quando l’America era in piena Grande Depressione.

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La fallacia della “ex guru” di Goldman Sachs e’ diventa oggetto di ludibrio e battute sui blog finanziari Usa. Ecco cosa scrive un lettore: “Abby Joseph Cohen has ZERO credibility. Her appearances on CNBC where she calls for higher stock prices (at a time when the equity market had already made a nice move higher) have been well documented near term tops. She is a well documented FADE”.
Insomma il suo annuncio di rialzi e’ ormai considerato dagli investitori un “contrarian indicator”: in quel preciso momento e’ meglio fare il contrario e vendere, molto probabilmente si guadagnera’ nell’altra direzione la stessa percentuale stimata dalla Cohen.

La Cohen, famosa per le sue previsioni rialziste negli anni Novanta (ma sbaglio’ in pieno il periodo post-11 settembre e l’arrivo della recessione nel 2002) stando a quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, sostiene che le perdite delle aziende Usa colpite dal calo del mercato immobiliare saranno compensate dall’aumento degli utili di societa’ che operano nel comparto tecnologico e industriale al di fuori degli Stati Uniti. La strategist di Goldman Sachs sostiene anche che una recessione in America e’ improbabile. “Nel 2008 il mercato azionario Usa offrira’ guadagni moderati ma sovraperformera’ in modo clamoroso (“dramatically outperform”) i bonds in un orizzonte di 12 mesi”, la Cohen ha scritto in un rapporto dall’ufficio Goldman Sachs di New York. “Una recessione sara’ probabilmente evitata, grazie alla forza dell’export e delle spese in conto capitale da parte delle aziende private e pubbliche, e grazie anche a una Federal Reserve vigile e flessibile”.

Non mancano gli analisti invece assolutamente negativi sul futuro della borsa Usa, soprattutto tra coloro che seguono la Dow Theory, secondo la quale i segnali di forti ribassi in arrivo sono inequivocabili.

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