A Wall Street trader stressati, non c’e’ altro che enorme volatilita’

11 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

Prima l’inatteso calo delle vendite al dettaglio di maggio, poi la fiducia dei consumatori ai massimi del gennaio 2008.

Sono questi i due dati macro che fungono da market mover all’interno di una seduta iniziata in territorio negativo e che ora vede gli indici americani recuperare quota con decisione.

Gli operatori sembrano insomma ignorare il quadro comunque contradditorio che trapela dai due risultati: da un lato i consumatori hanno preferito risparmiare piuttosto che fare shopping, dall’altro gli stessi consumatori sembrano essere ottimisti come 2 anni e mezzo fa. In questo scenario si inserisce il dato sulle vendite al dettaglio, appena sotto le attese.

Tornera’ l’entusiasmo di ieri, quando gli indici americani aveva registrato il miglior rialzo dallo scorso 27 maggio e per il Dow la miglior terza seduta dell’anno? In attesa di avere risposta direttamente dai mercati, una cosa e’ certa: la volatilita’.

Il Dow cede lo 0.16% a 10158 (-15 punti), il Nasdaq sale dello 0.70% a 2234 (+16 punti) mentre l’S&P 500 segna un +0.12% a 1088 (+1 punto).

Per proteggere il tuo patrimonio, segui INSIDER. Se non sei abbonato, fallo subito: costa solo 0.86 euro al giorno, provalo ora!

Wall Street torna cosi’ a condizionare, questa volta i positivo, la ripresa dei listini europei, reduci dalle indicazioni arrivate ieri dal numero uno della Bce, Trichet. Oltre ad aver lasciato il costo del denaro all’1% (mentre l’economista Roubini sostiene che dovrebbero essere portati a zero), ha rivisto al rialzo il Pil nel 2010 (valore medio del range 1% da 0,8%), mentre sono state ridotte quelle del 2011 (1,2% da 1,5%).

Permangano comunque i timori sul debito sovrano del Vecchio Continente, tanto che sono il molti a credere (come riporta Bloomberg) che il fallimento della Grecia sia solo questione di tempo.

Giungono con un perfetto timing le dichiarazioni di Lorenzo Bini Smaghi, membro del consiglio esecutivo della Bce. In un discorso preparato per il meeting del Consiglio per gli Stati Uniti e l’Italia, l’esperto ha detto che l’uscita dalla zona euro di un paese in difficoltà o la riorganizzazione dell’Unione monetaria in un club per le sole nazioni più stabili avrebbe costi molto elevati per tutti, paesi creditori inclusi.

Sul tema, per una volta c’è una buona notizia che riguarda le banche europee. Riferendosi a trenta istituti su cui ha condotto un proprio stress test, l’agenzia di rating Moody’s ha affermato infatti che l’esposizione ai debiti dei paesi Pigs è gestibile, allentando le tensioni ben presenti sui mercati e relative al rischio di una forte crisi del sistema finanziario Ue.

Si torna a parlare anche di vendite allo scoperto. La Commissione europea
dovrebbe presentare all’inizio del mese prossimo le proprie proposte mirate a stabilire uno stretto quadro Ue in materia. Questo tipo di transazione finanziaria potrebbe essere vietate a livello Ue unicamente in casi di eccezionale emergenza. Londra sembra pero’ rifiutarsi di delegare a Bruxelles il potere di regolamentare le operazioni sul debito sovrano.

Sul fronte societario, BP avanza di circa il 2% ignorando le notizie negative sulla situazione nel Golf del Messico: la perdita di petrolio che fuoriesce dal pozzo Macondo sarebbe superiore del doppio rispetto alle stime fino ad ora diffuse. Gli analisti, intanto, hanno aggiornato i calcoli sul costo complessivo che la societa’ inglese potrebbe sostenere per tutte le operazioni di pulizia: $3-6 miliardi.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico le quotazioni del greggio segnano il primo calo da giorni, ma riduco le perdite. I futures con consegna luglio cedono $0.36 attestandosi a quota $75.11 al barile. Sul valutario la moneta unica quota $1.2114 (-0.07%). L’oro guadagna $2 a 1224. Quanto ai Treasury, il rendimento sul benchmark decennale si trova al 3.2750% al 3.1870%.