A Wall Street prove di rally, ma nervi tesi fino all’ultimo momento

21 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Chiusura sopra i livelli deprimenti di ieri per il mercato azionario americano, che non senza qualche patema riesce ad interrompere la striscia negativa di sei sedute. A guidare i rialzi sono state le banche, all’indomani dell’approvazione al Senato della maggiore riforma del sistema finanziario dagli anni ’30.

I tori sono tornati a farsi vedere sul mercato nel pomeriggio, ma persistono le preoccupazioni circa le implicazioni che la crisi del debito sovrano avra’ sul resto del mondo e sulla ripresa economica statunitense.

Il Dow Jones ha guadagnato l’1.25% a quota 10193.39, il Nasdaq l’1.14% in area 2229.04, l’S&P500 l’1.5% a quota 1087.69. Tutti i settori chiudono in territorio positivo. Nonostante i rialzi odierni, tuttavia, se continua di questo passo per il paniere delle blue chip maggio sara’ il peggiore mese da febbraio 2009. In settimana l’indice delle blue chip ha perso il 4%, il Nasdaq il 5% e l’S&P il 4.2%.

I titoli Goldman Sachs hanno guadagnato piu’ del 3%, galvanizzati dalle voci circa un possibile accordo con la Sec sulle accuse di frode, da cui la banca si deve difendere. Tuttavia voci informate sui fatti hanno riferito a Reuters che nessun accordo e’ stato siglato al momento. Tra le big si mettono in luce anche JP Morgan e Bank of America. Il benchmark settoriale XLF ha messo a segno un rialzo di circa il 3%.

Ieri Wall Street ha accusato il calo piu’ marcato dell’anno e anche i futures in mattinata non facevano presagire nulla di buono. Gli indici hanno dato il via alle contrattazioni scivolando in meno di un quarto d’ora sotto i livelli del “flash crash” di giovedi’ 6 maggio e in calo -11% dal top di aprile, cioe’ sempre piu’ in territorio daa mercato orso.

Ma, proprio per questo motivo tecnico, parte delle nubi minacciose che avevano oscurato i cieli dei mercati si sono allontanate. Da quel momento, sfondato il minimo del 6 maggio, le azioni hanno iniziato il rimbalzo, favorito dalle scandenze tecniche sul mercato options a Chicago.

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Dopo aver perso oltre 100 punti nelle prime battute, il paniere delle blue chip si e’ ben presto ripreso, spingendosi in territorio positivo. Tra i titoli piu’ presi di mira dai ribassisti figurano General Electric, DuPont e Cisco. Le banche scambiano invece in buon rialzo, a sorpresa dopo l’approvazione al Senato della riforma di Wall Street. Secondo le stime degli analisti interpellati dal Wall Street Journal, le nuove misure potrebbero provocare un calo del 20% dei profitti delle big della finanza americana.

Wall Street e’ formalmente entrata in una fase di correzione ieri, con tutti e tre gli indici borsistici principali che hanno toccato un -10% rispetto ai massimi di aprile. Il mercato rimane comunque molto nervoso, a causa delle preoccupazioni per gli sviluppi della crisi del debito sovrano europeo. L’indice di volatilita’ CBOE, ritenuto uno degli indicatori piu’ attendibili per misurare la paura dei mercati, e’ schizzato sopra quota 47, prima di ritracciare lievemente in area 45.

Ad aggiungere altro pepe alla seduta la scadenza al suono della campanella delle opzioni con consegna maggio su alcuni titoli e alcune azioni. Il tasso che le banche dicono di pagare per i prestiti a tre mesi in dollari e’ salito ai massimi di dieci mesi, spinto dai timori circa il rischio di controparte e circa gli effetti della nuova riforma del sistema finanziario, mentre la crisi greca ha alimentato la riluttanza degli istituti a concedere prestiti.

L’euro nel frattempo, dopo essere salito sui massimi di una settimana sul dollaro a quota $1.2672, da allora ha rallentato il passo ed e’ ritornato in area $1.2525. Ai livelli attuali, la moneta unica e’ in progresso di circa l’1.2% in settimana. Tutto cio’ e’ il risultato dei guadagni messi a segno nella seconda parte dell’ottava. Mercoledi’ la valuta europea ha infatti toccato i minimi di 52 settimane. Il rally e’ stato in gran parte alimentato dalle vendite short, con i trader intenti a coprire le posizioni sulle speculazioni che la Banca centrale europea potrebbe intervenire per aiutare la valuta.

Nel tentativo di smorzare i toni e allentare il nervosismo che circonda il blocco dell’euro, in una dichiarazione al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, il numero uno della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet ha assicurato che la moneta unica “non e’ in pericolo”.

Il Senato americano ieri ha approvato la riforma sanitaria voluta da Obama, che secondo i Repubblicani, potrebbe essere un deterrente per la crescita dell’economia Usa, mentre nelle intenzioni del presidente Obama dovrebbe finalmente mettere a freno le maggiori anomalie e macroscopi inefficienze del sistema bancario e finanziario che hanno portato al crash e alla recessione del 2008. Si tratta della piu’ importante riforma finanziaria (adesso andra’ per l’approvazione alla Camera) in America dai tempi della Grande Depressione negli anni ’30.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico le quotazioni del greggio, che ieri aveva trascinato all’ingiu’ tutto il comparto energetico, continuano a flettere. I futures con consegna giugno segnano un calo di $0.76 attestandosi a quota $70.04 al barile (-2.02%). Sul valutario la moneta unica si attesta a $1.2592 (+0.87%) dopo aver toccato in mattinata un massimo a $1.2650. L’oro perde $12.10 attestandosi a $1.1175.70. Quanto ai Treasury, il rendimento sul benchmark decennale si trova al 3.200%, in netto calo dal 3.264% di ieri.