A SINISTRA SHORT
E RIBASSISTI

16 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – «La frattura è ricomponibile,ma la vittoria? Siamo
sicuri che senza cambiare le cose la vittoria sia ancora a
portata di mano?». Il senso delle parole scambiate ieri
da Romano Prodi con più di un interlocutore a caccia
di chiarimenti erano insieme una frenata e una sterzata:
la dimostrazione che il Professore non vuole arrivare
a far saltare il tavolo della coalizione (e la sua stessa
leadership),ma anche la conferma che forse,ameno di
tre mesi dal voto, nessuno controlla più la situazione.

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Perché alla domanda di partenza Prodi risponde di no,
che senza un segnale forte di unità l’emorragia di consensi
per l’Unione, aperta dalla ferita Unipol sul corpo
dei Ds,rischia di rivelarsi inarrestabile e portare la coalizione
al naufragio. Il contrario di quanto pensano Ds
e Margherita,secondo cui «il nervosismo e
gli strappi» del Prof,oltre a gettare un’ombra
ulteriore sulla stabilità di un eventuale
governo dell’Unione,contribuiscono al declino
molto più che gli strascichi della bufera
bancaria.Sia più giusta l’interpretazione
di Santi Apostoli o quella dei partiti,ciò che
non cambia è la sostanza: i vertici del centrosinistra
sentono che la vittoria su Silvio
Berlusconi potrebbe clamorosamente
sfuggire loro di mano. Non solo sensazioni: sono gli ultimi
sondaggi pervenuti ad alimentare la paura, anche
se il candidato premier e i due principali partiti che lo
sostengono riescono a non essere d’accordo pure sull’analisi
di queste cifre.

I numeri di Prodi raccontano di
un Ulivo sceso più in basso delle europee (allora fu 31,1
per cento), di una Quercia precipitata sotto il 20 per
cento,di un centrosinistra appena un punto e mezzo sopra
la Cdl dopo aver dissipato un vantaggio che qualche
mese fa sfiorava i dieci punti.Al Botteghino confermano
il disastro (mentre fino a qualche giorno fa a via
Nazionale si parlava solo di un calo complessivo
dell’1 per cento), ma spiegano che si tratta di rilevazioni
compiute nella «settimana orribile», quella
tra Capodanno e la Befana, nel momento peggiore
della vicenda, quando agli attacchi di stampa
e centrodestra i Ds rispondevano col silenzio dei
loro leader ancora in vacanza, e che dal trend dei
nuovi sondaggi arrivano già concreti segnali di un
ritorno alla situazione pre-Unipol.

È con questo retroterra che l’Ulivo è
andato a vertice ieri sera,troppo tardi per
darne qui conto, ma con la sensazione
fortissima di un rallentamento di Prodi
sugli scenari apocalittici minacciati alla
vigilia («O tutti insieme anche
al Senato oppure
ognuno per conto
suo»). Un ammorbidimento
dipeso in parte
dal compattamento
Ds-Dl, che si sono
presentati al chiarimento
pronti a trattare
su numeri (per
aumentare i prodiani in lista nell’Ulivo
e le circoscrizioni da capolista per
il Prof), date (per scadenzare la nascita del partito),
cifre (per finanziare la campagna personale del candidato)
e simboli (per richiamare l’Ulivo, Prodi ed
eventualmente anche il Partito democratico sulla scheda
elettorale),ma forti di un no intrattabile sugli assetti
elettorali già decisi:niente lista dell’Ulivo al Senato.Casomai
qualche civica “unitaria”laddove la situazione lo
consente (esempio,il Friuli).

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