Risarcimenti tassi floor a rischio, da Ue schiaffo a chi ha contratto mutui

13 Luglio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Un precedente non proprio confortante per gli italiani che vogliono contrarre mutui con le banche. Gli acquisti che in queste ore stanno interessando i titoli bancari alla Borsa di Madrid non sono casuali, ma frutto di una opinione della Corte europea di Giustizia che va a favore delle banche e che riguarda proprio l’erogazione dei mutui.

Si tratta, come riporta il Financial Times, di una opinione non vincolante, su una sentenza del 2013, in Spagna, che ha vietato l’utilizzo dei tassi floor, ovvero dei tassi minimi.

La questione spinosa dei tassi floor è conseguenza diretta dell’esplosione della bolla immobiliare esplosa in Spagna nel 2008. In passato, diversi mutui a tasso variabile venivano erogati dalle banche spagnole ai clienti con l’apposizione di clausole sui tassi floor.

Tali clausole hanno protetto gli interessi delle banche a discapito di quelli dei clienti soprattutto nel 2009, quando il tasso benchmark di riferimento per l’erogazione dei prestiti, l’Euribor, è sceso al di sotto del 2%.

Come si sa, nei contratti di mutuo a tasso variabile, di norma, il mutuatario deve, a fronte del prestito ricevuto, pagare interessi che si ottengono facendo la somma tra il tasso Euribor e un valore percentuale noto come spread.

A fronte del calo significativo dei tassi di interesse che ha colpito in particolar modo l’Eurozona con le politiche monetarie di carattere ultra accomodante della BCE, le banche si sono tutelate proprio con le clausole floor, che fissano una soglia percentuale al di sotto della quale gli interessi che devono essere pagati dal mutuatario non possono scendere.

Evidente l’obiettivo delle banche di tutelare la loro redditività, visto che tale percentuale è valida anche se superiore alla somma tra il tasso Euribor e lo spread (quella che effettivamente il cliente della banca dovrebbe versare).

Tant’è che sia in Spagna che in Italia e in generale nei paesi dell’Eurozona, tali clausole sono state considerate vessatorie da diverse associazioni a tutela dei diritti dei consumatori.

Nel maggio del 2013, per l’appunto, la Corte Suprema spagnola decretò nulli e non validi i tassi floor di tre banche – BBVA, Cajamar e Novacaixagalicia – in quanto, disse, le clausole non erano state spiegate in modo chiaro e trasparente. A quel tempo, la Corte Suprema stabilì anche che la sua sentenza non avrebbe potuto avere tuttavia un effetto retroattivo, in quanto avrebbe in quel modo messo a repentaglio il sistema finanziario.

Nell’ottobre del 2015 è stata la Commissione europea, invece, a raccomandare il risarcimento ai clienti anche degli interessi che avevano indebitamente versato, per tutta la durata dei prestiti erogati.

Il rapporto della Commissione aveva solo il valore di una raccomandazione, prima della decisione della Corte, ma bastò a fine anno a scatenare il panico tra le banche spagnole, timorose di essere costrette a maxi risarcimenti a favore dei clienti.

Ora, l’opinione della Corte europea: una opinione – prima della sentenza definitiva – che appoggia le banche, nell’affermare che le i risarcimenti deglii interessi superiori a quanto dovuto che sono stati versati dai consumatori devono scattare solo dopo la sentenza della Corte Suprema del 2013.

Così Paolo Mengozzi, avvocato generale della Corte Ue che ha stilato l’opinione, commenta il limite temporale, che impedisce a diversi consumatori di essere risarciti per tutti gli interessi versati dal momento in cui il mutuo è stato contratto. A suo avviso, stando a quanto riporta MonitorIMmobiliare, tale limitazione temporale è compatibile con il diritto dell’Unione e “gli interessi macroeconomici in gioco connessi alla diffusione dell’uso di tali clausole giustificano tale limitazione”.

“L’avvocato generale riconosce che, quando interviene sugli effetti nel tempo della sua decisione, un giudice nazionale in ultimo grado “può bilanciare la tutela dei consumatori con gli interessi macroeconomici in gioco connessi alla diffusione dell’uso di tali clausole di ‘tasso minimo’. In tale contesto, l’avvocato generale considera che “in via eccezionale, gli interessi in gioco possono giustificare la limitazione temporale degli effetti della nullità di una clausola abusiva, senza che sia infranto l’equilibrio nel rapporto tra il consumatore e il professionista”.

Intervistati dal Financial Times gli analisti di Mirabaud fanno notare che, pur essendo per ora soltanto una opinione non vincolante, “il rischio che la Corte europea di Giustizia si pronunci contro l’avvocato generale dovrebbe essere piuttosto basso”.

Vittoria delle banche, dunque. A spese dei loro clienti.