A Piazza Affari si vende senza tregua su timori “effetto domino”

30 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Ancora una chiusura negativa per il listino milanese che, al pari delle altre pricipali borse del Vecchio Continente, non sembra voler emergere dalla spirale di vendite innescate dal riacutizzarsi dei timori per lo stato di salute del debito europeo. Il crollo dell’Irlanda, che riceverà un sostanzioso pacchetto di aiuti da UE e FMI per risollevare le proprie disastrate finanze ed evitare il default, ha riaperto una ferita dolorosa e posto un quesito spinoso: ci si fermerà qui o avverrà il temuto contagio verso gli altri Stati più a rischio, ovvero Portogallo, Italia e Spagna? Il numero uno della BCE Jean Claude Trichet, che ha da poco parlato davanti al Parlamento europeo, ha rassicurato che Irlanda e Grecia sono solvibili, e che comunque l’euro non è a rischio. L’economia del Vecchio Continente mantiene una buona impostazione, l’importante è tenere sotto controllo il rischio cambi, ha aggiunto Trichet. Di scarso aiuto è stata Wall Street, che ha avviato le contrattazizoni di malumore sia per la situazione europea che per il deludente dato sui prezzi delle case, che confermano l’attuale fase di stallo del mercato immobiliare a stelle e strisce. Di scarsa consolazione è stata la risalita oltre le stime del PMI di Chicago e della fiducia dei consumatori statunitensi, ora chiamati alla prova del nove dello shopping natalizio. Sul valutario l’euro continua a rimanere sotto pressione a vantaggio del dollaro, che torna prepotentemente ad essere un bene rifugio. Dopo aver toccato nel pomeriggio il minimo di 1,2966 usd il cross con il biglietto verde è tornato spra quota 1,30, precisamente a 1,3024 usd. Poco mosso il petrolio, con il barile sul Ligh Crude a 84,96 dollari in attesa di novità dai dati sulle scorte di greggio in USA di domani. Il Ftse All Share chiude con un calo dell’1,02% a 19.782 punti, il Ftse Mib dell’1,08% a 19.105 punti. Nel paniere principale spiccano le ingenti vendite su banche, assicurazioni, risparmio gestito e finanziari. Non si arresta la fuga degli investitori da Fondiaria-Sai, che estende le ingenti perdite della vigilia toccando minimi più che ventennali. Secondo alcuni report di sabato scorso sarebbe previsto entro la settimana il deposito alla Consob del quesito con cui Premafin e Groupama chiederanno se sia necessaria un’OPA obbligatoria su Premafin, Fonsai e Milano Assicurazioni. Nel risparmio gestito spicca il crollo di Azimut, mentre tra le banche le peggiori performance sono di Unicredit, Mediobanca, Pop. Milano e MPS. Perdite limitate per Fiat, che ieri ha annunciato la sigla di un accordo di fornitura con Opel. C’è attesa per l’accordo sullo stabilimento di Mirafiori, anche se il leader della CGIL Susanna Camusso ha precisato che non è detto che avvenga entro la settimana, come auspicato dall’AD del Lingotto Marchionne. Dal lato degli acquisti in corsa Impregilo, forte dell’aggiudicazione di una commessa ad Abu Dhabi. Ottima Luxottica grazie a Citigrup che ha innalzato il giudizio sulla big degli occhiali a “buy” da “neutral”. In rimonta Geox e gli oil, capeggiati da Eni. Gazprom, partner del Cane a sei zampe nella costruzione del gasdotto South Stream che porterà il gas dalla Russia e l’Asia centrale verso l’Europa, ha alzato le stime sui costi dell’opera a 15,5 mld di euro. Sull’ampio in evidenza Tod’s dopo che gli analisti di Hsbc che quest’oggi hanno incrementato il target price portandolo a 85 euro da 63 euro. Sotto pressione ErgyCapital. Ieri sera, a mercati chiusi, la società ha annunciato che Luca d’Agnese ha presentato al Consiglio di Amministrazione le proprie dimissioni dall’incarico di Amministratore Delegato della Società con decorrenza 1 gennaio 2011.