A ognuno il suo nemico

1 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Per Giuseppe Ponzio, operaio della Indesit, il nemico e’ lo Stato, non l’azienda, per gli israeliani i palestinesi, per i giovani che cercano lavoro gli anziani che non vanno in pensione. C’è chi grida che il nostro nemico e’ la giustizia italiana e chi invece dice che lo sono alcuni magistrati.

Il «nemico», oggi, non è più esterno e non è più lo spread «Il nostro nemico «è nelle imprese che chiudono e nel lavoro che manca» per il presidente della Consob Giuseppe Vegas.

Gli Stati Uniti sono il nemico della Corea del Nord e Erdogan il nemico dei giovani turchi.

Precarietà nel mondo del lavoro e’ il nemico per Riccardo Evangelista candidato con la lista Alfio Marchini alle comunali di Roma.

Per Jibril Rajoub, vice segretario generale del Comitato Centrale di Fatah (il movimento del presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen),«Israele è il nostro nemico, la lotta armata in tutte le sue forme la nostra strategia».

Per Debora Billi, blogger, il nostro nemico e’ l’Europa, non più il sogno.

Per Fabrizio Tringali, di “Alternativa” il nemico e’ l’euro.

“È già nostro nemico” cantava Giorgio Gaber nel 1970 contro la guerra riprendendo un antico testo romano di Catone.

I medici indicano lo stress come il nemico quotidiano, per altri il colesterolo e’ il pericoloso nemico del nostro benessere.

Il nostro nemico più antico e più implacabile e’ l’invecchiamento per Aubrey Degrey, gerontologo.

C’e’ chi identifica il nemico nella visione che abbiamo del futuro, e chi invece ritiene lo straniero, gli extracomunitari o i terroni o i rumeni o chiunque non sia della propria comunità, lo sporco nemico.

Persino il terreno di gioco può essere un nemico, per Apolloni, allenatore di calcio.

“Avere un nemico e’ importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto, quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo.” scrive Umberto Eco nel suo saggio Costruire il nemico.

Nemico e’ colui che e’ diverso da noi perché noi siamo come bisogna essere, che e’ dalla parte sbagliata perche’ noi siamo da quella giusta, che è malvagio perché noi siamo buoni, che è ignorante perché noi siamo colti, che è grasso perché noi siamo magri, che è ricco perché noi siamo poveri, che è quello che noi non siamo o meglio non vogliamo essere.

Ci hanno allevato con l’idea che esista il Bene e il Male e che dobbiamo scegliere da che parte stare, come se dentro di noi non fossero presenti entrambi.

Il bene ha bisogno del male, della sua personificazione per potersi contrapporre.

E così abbiamo creato il NEMICO che incarna tutto quello che noi non possiamo riconoscere in noi, quegli aspetti che non ci piacciono di noi stessi, il nostro lato oscuro, cio’ di cui abbiamo paura.

Per salvarci lo buttiamo fuori, lo proiettiamo all’esterno su qualsiasi persona, cosa, concetto, in modo da poter giustificare la nostra impotenza e la nostra sofferenza. È sempre colpa di qualcun altro, di qualcosa di esterno, e noi, poverini, siamo le vittime.

L’unico modo per superare il nostro conflitto interno e’ imparare a conoscere il NEMICO, le sue diversità, la sua storia, capirlo per andare oltre i cliché e così cambiare noi e finalmente dirigere tutta l’energia che usavamo per combattere il nemico verso l’obiettivo che vogliamo costruire invece di usarla per distruggere e odiare.

Proviamo a ricordarci che chi riteniamo diverso da noi, non lo è poi così tanto.