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Sicurezza stradale, l’allarme di Jean Todt a Milano: “In Italia serve più paura delle sanzioni. Il motorsport indica la via”

Oltre 3.000 morti all’anno (il triplo degli incidenti sul lavoro), una media di quasi 500 incidenti con lesioni ogni singolo giorno e un costo sociale che sfiora i 20 miliardi di euro. I dati emersi dal 2° Rapporto The Urban Mobility Council (TUMC), presentato ieri alla Triennale di Milano in collaborazione con Istituto Superiore di Formazione e di Ricerca per i Trasporti (Isfort), fotografano una vera e propria emergenza nazionale. Una “pandemia silenziosa”, come la definisce l’Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Sicurezza Stradale, Jean Todt, presente all’evento per annunciare una partnership strategica con il Think Tank di Unipol.

La sicurezza stradale secondo Todt

Proprio a margine del Forum, Todt ha rilasciato ai nostri  microfoni un’intervista in cui traccia la rotta per dimezzare le vittime in Italia, invocando una linea decisamente più dura sui controlli e indicando il motorsport come modello tecnologico.

Dottor Todt, lei rappresenta le Nazioni Unite per la sicurezza stradale. Qual è il suo bilancio sulla situazione attuale?

“La situazione è brutta, basta vedere le cifre. Non possiamo accettare 1,2 milioni di morti e 50 milioni di feriti a livello globale. Siamo qui per capire come migliorare la situazione, sulla scia dei Paesi europei che hanno fatto progressi fantastici. Applaudo il supporto di grandi aziende come Unipol: conferenze come quella di oggi possono aiutare molto”.

Si può migliorare la sicurezza stradale nella mobilità urbana attingendo alle innovazioni più recenti della Formula 1?

“Certamente. La situazione varia molto da Paese a Paese. Noi siamo in contesti privilegiati in cui le cifre sono diminuite drasticamente, e questi progressi devono essere applicati anche nei Paesi più poveri. Ma si può fare meglio in assoluto. I Paesi più virtuosi registrano due morti ogni 100.000 persone l’anno; qui in Italia siamo a cinque, mentre nei Paesi poveri siamo tra i 25 e i 35. Sono le cifre a parlare”.

Qual è il più grande insegnamento che il motorsport ha trasferito agli automobilisti comuni?

“Anzitutto, il motorsport oggi è molto più sicuro rispetto al passato, e questo non era un dato scontato. Non significa che dobbiamo fermarci, si può sempre fare meglio. Inoltre, gran parte di ciò che è stato sviluppato dai costruttori nel motorsport può essere applicato direttamente sui veicoli stradali”.

Se avesse un miliardo di euro da investire nella sicurezza stradale in Italia, dove li direzionerebbe: automobili, infrastrutture o educazione?

“In Italia penso che ci sia il potenziale per dividere per due il numero delle vittime. Se dovessi scegliere, sarei molto più drastico sui controlli stradali. Chi guida deve avere paura: paura delle conseguenze delle proprie azioni”.

Che messaggio si sente di dare ai giovani conducenti, magari pensando a talenti emergenti come Kimi Antonelli?

“Bisogna essere prudenti, le tragedie possono sempre accadere. Come Nazioni Unite abbiamo avviato una campagna con influencer e grandi sportivi per incoraggiare la gente a comportarsi bene: allacciare le cinture di sicurezza, rispettare i limiti di velocità, non consumare alcol prima di guidare e non usare il telefono. Grandi influencer, come Kimi Antonelli, hanno il dovere di far capire agli altri come ci si deve comportare sul fondo stradale”.

L’emergenza si sposta nelle città

L’appello alla massima severità di Jean Todt si inserisce in uno scenario italiano in cui il miglioramento degli indicatori di sicurezza ha subito una sostanziale stabilizzazione negli ultimi dieci anni, restando lontano dagli obiettivi europei di “Vision Zero”.

Secondo il Rapporto TUMC-Isfort:

  • Incidenti in aumento: Nel 2024 i sinistri con lesioni sono stati 173.364 (+4,1% rispetto al 2023).

  • Le vittime: I morti sono stati 3.030, una cifra drammaticamente stabile (-9 rispetto al 2023), che triplica il dato delle vittime sui luoghi di lavoro.

  • Il fattore urbano: I centri cittadini sono i veri hotspot del rischio; qui si concentra ben il 73,2% degli incidenti e il 69,3% dei feriti.

“Dietro questi numeri c’è una questione che riguarda la salute pubblica e la qualità della vita. È necessario accelerare la costruzione di un ecosistema nazionale basato sulla diffusione delle tecnologie di prevenzione a bordo dei veicoli e nelle infrastrutture, valorizzando i dati come bene collettivo”, ha commentato Enrico San Pietro, Group Insurance General Manager di Unipol.

L’aiuto prezioso dalla tecnologia

Per rispondere a questa emergenza, il Forum ha presentato soluzioni concrete basate su big data e intelligenza artificiale. Il Politecnico di Milano ha illustrato RoadSafeAI 2.0, un modello predittivo che mappa dinamicamente il rischio stradale in base ai flussi di traffico e ai dati telematici, già testato con successo su Milano, Genova e Napoli.

Parallelamente, la ricerca del MIT Senseable City Lab, guidata da Carlo Ratti, ha dimostrato come la sicurezza dipenda fortemente dal design urbano : le strade più larghe favoriscono guide aggressive, mentre i contesti più densi e le piste ciclabili fisicamente separate abbattono drasticamente il tasso di rischio e i cosiddetti near misses (i mancati incidenti).

La sfida strategica è ormai lanciata, come riassunto da Stefano Genovese, Responsabile Institutional & Public Affairs del Gruppo Unipol nonché coordinatore del TUMC: “La risposta alla mortalità stradale non è limitare il movimento delle persone, ma governarlo con più intelligenza, più dati e più responsabilità condivisa”. Un obiettivo che da oggi, grazie alla sinergia con la Polizia di Stato e l’ONU, assume una dimensione globale.