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Wall Street sui massimi, BofA avverte: “È tempo di prendere profitto, troppi segnali d’allarme”

Mentre a Wall Street l’indice S&P 500 continua ad aggiornare i massimi storici, cresce il numero degli analisti che invitano ad approcciarsi all’azionario Usa con prudenza. Tra queste spicca quella di Savita Subramanian, strategist di Bank of America, che alla vigilia della Ipo di SpaceX, invita gli investitori a “prendere profitto” di fronte a un quadro che presenta “troppi segnali d’allarme”.

Secondo l’analisi della banca americana, circa il 70% degli indicatori storicamente associati alle fasi che precedono un mercato ribassista risulta oggi attivato. Una percentuale che coincide con la media registrata nei precedenti picchi di mercato osservati dagli anni Novanta in avanti.
Tra gli elementi monitorati figurano fiducia dei consumatori, aspettative di crescita economica, attività di fusioni e acquisizioni, stress del credito e condizioni di finanziamento. Particolare attenzione viene riservata anche all’indagine della Federal Reserve sulle condizioni di concessione del credito, che negli ultimi mesi ha evidenziato un ulteriore indebolimento della domanda.

Ieri, in chiusura, il Dow Jones ha ceduto lo 0,16%, a 50.786,01 punti, mentre il Nasdaq ha recuperato parte delle perdite di venerdì (-4%), salendo dello 0,86%, a quota 25.929,66. In rialzo anche l’S&P 500, a 7.405,73 punti (+0,30%).

Valutazioni elevate e ritorno della speculazione

L’elemento che più preoccupa Bank of America riguarda tuttavia le valutazioni. L’S&P 500 risulta «statisticamente caro» in 17 dei 20 parametri analizzati e presenta multipli superiori a quelli osservati durante la bolla tecnologica su otto indicatori specifici.

Un altro segnale considerato critico è la netta sovraperformance dei titoli con rapporti prezzo/utili più elevati rispetto a quelli con valutazioni più contenute. Una dinamica che, secondo la banca, rappresenta un classico sintomo di eccesso speculativo.
Anche all’interno del comparto tecnologico emergono poi aspetti altrettanto preoccupanti, ovvero la distanza tra il 20% dei titoli migliori e il 20% dei peggiori performer ha raggiunto livelli che non si vedevano dal febbraio del 2000, in piena era dot-com.

Il rally dell’indice nasconde forti squilibri

In altre parole, per l’esperto della banca americana, l’impressione di solidità trasmessa dai nuovi record dell’indice potrebbe essere fuorviante. Subramanian sottolinea infatti come la performance complessiva dell’S&P 500 stia mascherando una crescente frammentazione interna.

Negli ultimi tre mesi il divario tra il 10% dei titoli migliori e il 10% dei peggiori dell’S&P 500 ha raggiunto i massimi dell’era post-Covid. In pratica una quota sempre più ridotta di società sta trainando il mercato, mentre una parte significativa dei componenti mostra risultati decisamente meno brillanti.
Si tratta di una configurazione che storicamente tende ad accompagnare le fasi mature dei mercati rialzisti.

Big Tech: fondamentali ancora solidi, ma in peggioramento

L’analisi di Bank of America non è tuttavia completamente negativa nei confronti del settore tecnologico. Alcuni indicatori fondamentali, come la leva finanziaria, le valutazioni relative e l’intensità di capitale, restano ancora su livelli considerati sani.
Tuttavia, rispetto alla precedente analisi pubblicata nel novembre scorso, il quadro si è deteriorato. La conversione dei ricavi in flussi di cassa si è stabilizzata, le emissioni di debito investment grade e di nuove azioni sono aumentate, mentre i programmi di riacquisto di azioni proprie hanno rallentato.
Particolarmente significativo è il boom degli investimenti infrastrutturali legati all’intelligenza artificiale.
Per i grandi operatori cloud, i cosiddetti hyperscaler, la spesa in conto capitale potrebbe arrivare entro fine anno a sfiorare il 100% del cash flow operativo, contro il 40% registrato nel 2023. Tutti segnali che, secondo lo strategist, potrebbero rappresentare un segnale di crescente instabilità del sistema.

Nonostante le preoccupazioni sul mercato nel suo complesso, Bank of America non esclude opportunità selettive.

“Vediamo valore nei singoli titoli dell’S&P 500, ma non nell’indice ponderato per capitalizzazione”, ha osservato Subramanian.

Citi resta ottimista: l’AI sosterrà gli utili

Non tutti sono così prudenti. La cautela di Bank of America si contrappone alla visione più costruttiva di altri operatori di Wall Street. Citi, ad esempio, ha recentemente rivisto al rialzo il proprio target di fine anno per l’S&P 500 da 7.700 a 8.100 punti.
Lo strategist Scott Chronert ritiene che la prossima fase del rialzo non sarà alimentata dall’espansione dei multipli, bensì dalla crescita degli utili societari. Le stime sugli utili per azione dell’indice sono state portate a 350 dollari per il 2026, rispetto ai 320 dollari previsti a inizio anno.
Alla base dell’ottimismo vi è soprattutto la diffusione degli investimenti legati all’intelligenza artificiale, che secondo Citi stanno ormai coinvolgendo un numero crescente di settori oltre il tradizionale comparto tecnologico.