Investimenti

Fondi comuni: crecono gli investitori (+7%), Italia secondo mercato in Europa

L’interesse per i fondi comuni continua a crescere nel nostro Paese. Sono 12,4 milioni gli italiani che investono in questi prodotti finanziari, in crescita del 7% rispetto allo scorso anno, con un tasso di partecipazione rapportato all’intera popolazione salito dal 19,7% al 21%. Una platea quasi equamente distribuita tra uomini (53%) e donne (47%), con un gap di soli 6 punti percentuali che continua a stringersi. E’ quanto emerge dall’Osservatorio annuale sui sottoscrittori di fondi comuni in Italia, curato dall’ufficio studi dell’Assogestioni.

Il valore totale investito dalle famiglie italiane è cresciuto a 679 milardi di euro dai 608 miliardi del 2024, con un investimento medio di 55.000 euro. Un importo che, secondo Assogestioni, varia in base alla tipologia di prodotto: più basso per i sottoscrittori di fondi italiani (37.000 euro), più alto per i sottoscrittori di fondi esteri. La media per i fondi cross-border è di 59.000 euro.

A questo proposito, Riccardo Morassut (nella foto), senior research analyst di Assogestioni, ha precisato che “i dati confermano che l’investimento mediano si posiziona in un intervallo compreso tra i 16.000 e i 20.000 euro. Osserviamo sempre un’elevata concentrazione dello stock nelle fasce più abbienti, ma è anche vero che esattamente metà degli investitori italiani investe cifre contenute, fino a 20.000 euro, a conferma di come i fondi comuni siano uno strumento democratico e accessibile anche a chi ha disponibilità più ridotte”.

Chi investe in fondi comuni

Tra le novità introdotte quest’anno dalla ricerca di Assogestioni l’analisi ancora più dettagliata sui sottoscrittori per generazioni e fasce d’età. L’età media del sottoscrittore italiano è di 61 anni, con le generazioni di Boomers, Silent e Greatest Generation che rappresentano il 52% del totale. Segue la Generazione X con il 30%, un dato che conferma una sovra-rappresentazione rispetto al totale dei residenti della stessa età.

Il dato positivo – ha spiegato Morassut – arriva da Generazione Z e Millennials che oggi rappresentano il 18% dei sottoscrittori, con un incremento del 3% rispetto alla rilevazione precedente. La sottorappresentazione dei più giovani si sta attenuando”.

Dall’analisi per fasce d’età emerge che la distribuzione dei sottoscrittori è invecchiata nel tempo: nel 1996 l’età media era di 50 anni, ma soprattutto all’epoca gli investitori over 65 erano il 17% del totale, mentre oggi sono il 40%. Negli anni si è verificata una progressiva concentrazione degli investitori nelle classi di età più elevate.

Anche la distribuzione del totale delle attività finanziarie per età nel periodo 1995-2022 evidenzia un forte spostamento verso le fasce più anziane, con la quota in mano agli over 65 passata dal 22% al 48%.

Negli ultimi 30 anni è invecchiata la popolazione, ma anche la ricchezza finanziaria”, ha sottolineato l’esperto di Assogestioni, aggiungendo un altro dato significativo per le riflessioni sul futuro passaggio generazionale: “Circa la metà del patrimonio dei fondi è in mano ai Boomers e un altro 18% è detenuto dagli ultra-ottantenni. Anche l’investimento medio varia molto a seconda delle generazioni e spazia dai 67.000 euro dei Boomers e i 77.000 euro di Silent e Greatest Generation ai 15.000 euro della Gen Z. Il ricambio generazionale è in corso, ma sarà un trend di lungo periodo”.

I nuovi sottoscrittori, infatti, sono sempre più giovani: l’analisi sui nuovi ingressi mostra che ben 1,5 milioni di italiani hanno sottoscritto un fondo comune per la prima volta nel 2025. Tra questi, un terzo (32%) ha meno di 45 anni.

Il dato è migliorativo rispetto all’anno scorso, quando gli under 45 erano il 23% dei nuovi ingressi, e riflette anche il crescente accesso e utilizzo delle nuove piattaforme digitali di investimento”, ha osservato l’esperto.

 

Italia seconda in Europa

Dal confronto della situazione italiana con il contesto europeo è emerso che quello italiano è il secondo più grande mercato retail dell’Area Euro, dietro a quello tedesco. Il patrimonio totale in fondi, inclusi ETF e fondi detenuti tramite gestioni patrimoniali, delle famiglie dell’Eurozona calcolato dalla Bce è pari a 4.199 miliardi euro, di cui 902 miliardi di euro localizzati in Italia.

 “Nell’Area Euro l’investimento in fondi rappresenta il 13% delle attività finanziarie delle famiglie. Il dato italiano è pari invece al 17%, al di sopra della media europea. Con 902 miliardi di patrimonio, l’Italia rappresenta il 21% del mercato europeo retail dei fondi, pesando più di un quinto del totale. Il nostro Paese è secondo solo alla Germania, che conta anche su una popolazione più numerosa. In termini di patrimonio, il mercato italiano è superiore di oltre due volte a quello francese, che presenta un maggiore ricorso a prodotti assicurativi”.

Un ulteriore profilo di analisi, sviluppato in chiave europea, ha riguardato l’investimento delle famiglie in azioni quotate. Il tema consente di misurare il contributo già oggi offerto dai fondi comuni all’esposizione retail all’equity, in un momento in cui il dibattito politico europeo è concentrato sulle iniziative nell’ambito della Savings and Investment Union volte rafforzare la partecipazione dei risparmiatori allo sviluppo del mercato dei capitali.

Nel complesso, considerando sia le partecipazioni detenute direttamente sia quelle detenute indirettamente tramite fondi comuni, l’investimento in azioni quotate ammonta a 3.435 miliardi di euro, con un’esposizione che presenta un sostanziale equilibrio tra mercato dell’Area Euro e mercati internazionali, confermando il ruolo dei fondi comuni come veicolo di accesso diversificato ai mercati azionari.

Il dato italiano mostra che, dei 535 miliardi euro investiti in equity (direttamente e tramite fondi), il 21% è destinato alle azioni domestiche. Un dato significativo considerando che la Borsa italiana pesa solo per lo 0,8% dell’indice mondiale.

Infine, Assogestioni ha confrontato l’investimento azionario europeo con quello statunitense. Ne è emerso che, nei principali Paesi dell’Eurozona, l’investimento complessivo delle famiglie in azioni quotate si colloca tra il 7% e il 13% delle attività finanziare, con una media dell’11%. Una percentuale ancora piuttosto ridotta rispetto all’incidenza del 45% negli Stati Uniti.

 

Come e dove investono gli italiani

Secondo Assogestioni il canale bancario continua a dominare la distribuzione dei fondi italiani (95%), mentre per i fondi esteri cresce il peso delle reti di consulenti finanziari (47% per i fondi cross-border).

A livello di modalità di sottoscrizione, il versamento in un’unica soluzione (PIC) prevale e viene scelto dal 57% degli italiani, in calo dal 61% della rilevazione precedente. L’investimento tramite piani di accumulo (PAC) è rimasto invariato al 21%, quota che supera il 50% tra gli under 45, confermando una maggiore propensione dei più giovani a investire nel tempo con versamenti regolari, anche di importi limitati. La forma mista PIC/PAC è scelta da una quota crescente di sottoscrittori, pari al 22%.

L’asset allocation evidenzia una propensione ancora molto forte per gli investimenti in fondi obbligazionari (56%), seguita dai fondi azionari (38%). Nei fondi italiani dominano le obbligazioni (70%), mentre nei fondi esteri, solitamente acquistati da una clientela più sofisticata, cresce il peso delle azioni che diventano prevalenti nei fondi cross-border (57%).

Lo spaccato per fasce d’età mette in luce un gap generazionale: il peso della componente azionaria in portafoglio diminuisce gradualmente con l’aumentare dell’età, in linea con la teoria del life-cycle.

Gen Z e Millennials sono più propensi a investire in azioni e detengono, rispettivamente, il 29% e il 31% di equity in portafoglio, contro il 25% dei Boomers. Tuttavia, queste percentuali sono ancora contenute. Gli investitori americani appartenenti alle stesse fasce di età investono fino all’80-90% in azioni”, ha affermato Morassut.

Infine, per quanto riguarda le aree geografiche in portafoglio, l’Osservatorio mette in luce che l’home-preference è ancora prevalente tra i sottoscrittori italiani, con una quota di obbligazioni e azioni italiane pari al 23% nel portafoglio complessivo.